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Lavoro

Riforma pensioni novità 2016 / I decreti mancanti per i lavoratori precoci (Ultime notizie live e news Oggi 9 dicembre)

Riforma pensioni novità 2016: lavoratori precoci nonostante la Quota 41 concessa con la Legge di stabilità ancora problemi per loro. Tutte le news e le ultime notizie

Tito Boeri (Lapresse)Tito Boeri (Lapresse)

I lavoratori precoci, come noto, non sono certo soddisfatti della riforma delle pensioni. Tuttavia anche per coloro che potranno usufruire della Quota 41 concessa con la Legge di stabilità le cose non saranno semplici. Come ricorda Enrico Marro su Il Corriere della Sera, infatti, “entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio dovrà essere emanato il decreto del presidente del Consiglio, su proposta dei ministri del Lavoro e dell’Economia, necessario per definire le categorie dei precoci. Si tratta delle persone che hanno lavorato per almeno 12 mesi prima di aver compiuto 19 anni d’età”. Inoltre, ci vorrà anche un provvedimento attuativo riguardante “i dettagli e le modalità pratiche per avere accesso al beneficio”. Chiunque ci sarà al Governo, dunque, non dovrà dimenticarsi di queste scadenze. 

Oltre che Ape e aumento degli assegni più bassi, la riforma delle pensioni appena approvata porterà a misure specifiche per alcune categorie di lavoratori. I lavoratori del settore bancario e del credito cooperativo in esubero a seguito di processi di ristrutturazione o fusione potranno esseri messi in prepensionamento fino a sette anni con un contributo dello Stato. Prima dell’approvazione della Legge di stabilità, c’era la possibilità di un prepensionamento anticipato di 5 anni. Verosimilmente si è varata questa norma pensando ai lavoratori bancari che nei prossimi mesi, causa situazione del settore bancario, perderanno il loro lavoro. Probabilmente per le stesse ragioni, la riforma delle pensioni prevede anche il rifinanziamento fino al 2021 del prepensionamento per i giornalisti dipendenti di imprese editoriali in stato di crisi. Con l’approvazione della Legge di stabilità, contenente anche la riforma delle pensioni, Opzione donna potrà essere utilizzata anche dalle italiane nate nell’ultimo trimestre del 1957-58, finora escluse da questa possibilità per via dell’aumento dell’aspettativa di vita (3 mesi) scattata a inizio anno. Il provvedimento fa così perdere lo scopo principale dell’esistenza del Comitato Opzione donna, che cessa quindi la sua attività. “Si chiude il cerchio e finisce la ragione di esistere di questo comitato, che nato il 22 luglio 2014, ai sensi dell’art. 39 del Codice Civile, ha raggiunto il proprio scopo”, scrive Daniella Maroni, una delle fondatrici. “Orietta Armiliato e Anna Rampello hanno aperto un gruppo che si chiama comitato opzione donna social che porta avanti altre questioni ancora irrisolte che riguardano la previdenza femminile”, ricorda la Maroni. Perché evidentemente le situazioni di disparità di genere in ambito previdenziale, come in quello lavorativo, ancora non possono dirsi sparite.

La riforma delle pensioni soddisfa la Uil. Domenico Proietti spiega infatti  che "dopo anni di tagli al sistema previdenziale è importante che siano state postate risorse pari a 7 miliardi di euro nel prossimo triennio”. Il segretario confederale evidenzia in particolare l’importanza dell’aumento della quattordicesima e della no tax area per le pensioni più basse. “Altrettanto importante è la gratuità delle ricongiunzioni che risolverà il problema per quasi 100.000 lavoratrici e lavoratori, l'introduzione della possibilità di pensionamento anticipato per i lavoratori precoci con 41 anni di contributi, la semplificazione della normativa sul pensionamento per i lavori usuranti”. Sull’Ape la Uil continua ad avere delle riserve, pur riconoscendo che l’Ape social non comporterà dei costi per alcune categorie di cittadini.

La riforma delle pensioni, grazie alla scelta di votare rapidamente al Senato la Legge di stabilità, è stata varata. Ma il fatto che il Governo Renzi non proseguirà il suo cammino mette a rischio la cosiddetta “fase due” dell’accordo sottoscritto dall’esecutivo con i sindacati a fine settembre sui temi previdenziali. Non è detto infatti che Giuliano Poletti e/o Tommaso Nannicini siano ancora al loro posto o che i loro successori vogliano rispettare i patti da loro presi con le parti sociali. A rischio sono quindi la definizione di un nuovo meccanismo di indicizzazione delle pensioni e, soprattutto, l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia che sarebbe molto importante per i giovani. Nella fase due era inoltre prevista la possibilità di rivedere il requisito del livello minimo di importo per l’accesso alla pensione anticipata.

L’approvazione della Legge di stabilità, con la relativa riforma delle pensioni al suo interno, ha sancito che per i lavoratori precoci le misure sul pensionamento anticipato sono piuttosto “limitate”. La possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi versati è infatti data a chi ha svolto lavori gravosi, oppure risulta disoccupato, o disabile, invalido o deve prestare assistenza a familiari disabili se sono stati versati almeno 12 mesi di contributi prima del compimento di 19 anni. Secondo lo stesso Governo, la platea dei beneficiari di tale accesso alla pensione dovrebbero essere circa 25.000, ma per i comitati dei lavoratori precoci saranno meno. Previsto anche la mancanza di penalizzazioni per coloro che andranno in pensione anticipata a 62 anni, sempre che abbiano versato 41 anni di contributi, di cui 12 mesi prima dei 19 anni di età.

La Legge di stabilità è stata approvata. E con lei la riforma delle pensioni. Matteo Renzi si è dimesso e non è chiaro ora quando e se si andrà a elezioni anticipate. Di fronte a questo scenario, Andrea Maestri ritiene che ci siano delle priorità prima di chiudere le legislatura. Una di queste, secondo il deputato di Possibile, è il “regime pensionistico opzione donna da sperimentale a strutturale”. Il post che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook al riguardo ha quindi riacceso le speranze delle italiane che vorrebbero poter accedere alla modalità di pensione anticipata che prevede il ricalcolo contributivo pieno dell’assegno e di conseguenza un risparmio sul medio-lungo termine per le casse pubbliche. Non sarà ovviamente facile raggiungere tale risultato, dato che nel breve termine ci sarebbe un potenziale aumento del deficit statale, già sotto stretta osservazione della Commission europea.

Mentre la riforma delle pensioni è diventata legge, l’Inps, attraverso l’operazione di trasparenza “Inps a porte aperte” fa sapere che il proprio patrimonio immobiliare a reddito è costituto da circa 30.000 unità immobiliari del valore complessivo di 2,5 miliardi di euro. L’89% di tale patrimonio deriva da immobili di proprietà di Inpdap e Inpdai, confluiti nell’Inps dopo la riforma voluta dal Governo Monti. Circa metà delle unità immobiliari facenti parte di tale patrimonio hanno un valore di bilancio inferiore ai 20.000 euro. Poco più di un terzo è costituto da abitazioni, mentre il 16% da uffici e unità a uso commerciale. La gran parte è quindi data da unità secondarie, come box, posti auto e cantine. Oltre metà del valore del patrimonio risiede nella seconda categoria. Con l’approvazione della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di stabilità, arrivano delle novità anche per il settore dell’agricoltura, accolte con soddisfazione della Coldiretti. Ottocentomila coltivatori pensionati avranno infatti un aumento della quattordicesima, un aiuto rispetto a una situazione di pensioni “da fame”, come vengono definite dell’associazione. Sono previste anche misure che aiuteranno i futuri pensionati, poiché è stato previsto un esonero contributivo per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, con meno di 40 anni, che si iscriveranno per la prima volta alla previdenza agricola durante il 2017. L’esenzione riguarderà anche coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali con età inferiore a 40 anni iscritti nella previdenza agricola nel 2016 e le cui aziende sono ubicate nei territori montani e nelle aree svantaggiate.

Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale, i lavoratori precoci cercano di “ricompattarsi” al di là del voto che hanno espresso nelle urne. Tra chi dopo le dimissioni di Renzi vorrebbe vedere cancellata la riforma delle pensioni targata Fornero e chi ritiene che l’arrivo di un nuovo Governo non possa far altro che far perdere ogni speranza di arrivare a Quota 41 in tempi rapidi, si cerca quanto meno di “tornare a essere un gruppo apartitico come siamo sempre stati”, per usare le parole di Antonina Cicio, una delle animatrici del gruppo Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti. La riforma delle pensioni, dopo il voto di ieri al Senato sulla Legge di stabilità, non potrà subire più modifiche e il nuovo esecutivo, che non si sa quanto potrà durare, dovrebbe avere priorità diverse rispetto ai temi previdenziali. Dunque sarà in effetti molto importante riuscire a tenere alta l’attenzione sulla richiesta di poter accedere alla pensione dopo 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica.

Con 173 sì e 108 no, il Senato ha approvato con la fiducia la Legge di stabilità che contiene anche la riforma delle pensioni. Dunque entrerà in vigore a partire da maggio l’Ape, con anche la “variante” dell’Ape social, così da consentire la pensione anticipata senza penalizzazioni ad alcune categorie di lavoratori. Le nate nell’ultimo trimestre del 1957-58 potranno accedere a Opzione donna dopo esserne state escluse lo scorso anno. Prende vita anche l’ottava salvaguardia degli esodati, ampliata rispetto alla previsione originaria del Governo. Il cumulo contributivo gratuito aiuterà poi una buona parte di cittadini a raggiungere i requisiti necessari all’accesso alle pensione. Varato inoltre l’aumento della quattordicesima per le pensioni più basse e l’aumento della no tax area, che riguarderanno quindi chi già incassa l’assegno previdenziale.

L’approvazione della Legge di stabilità, con la riforma delle pensioni al suo interno, porterà a delle “distinzioni” a livello previdenziale tra gli insegnanti. I docenti della scuola dell’infanzia, infatti, potranno accedere all’Ape social, quindi alla pensione anticipata senza penalizzazioni, a 63 anni, avendone almeno 36 di contributi. La loro attività rientra infatti tra quei lavori gravosi che beneficiano appunto della possibilità di avere accesso all’Ape senza rimborsare il prestito pensionistico ricevuto. Ma per gli altri insegnanti le cose andranno diversamente, perché potranno accedere all’Ape “normale”, che invece comporta il pagamento di interessi ventennali, scontati direttamente dall’assegno pensionistico. Vedremo se si creeranno delle situazioni in cui alcuni docenti si sentiranno “discriminati” verso altri ritenuti “privilegiati”.

Dopo le dimissioni di Matteo Renzi, ci sarebbe qualcuno che trema per la propria pensione: i parlamentari di prima nomina. Il Movimento 5 Stelle sostiene infatti che le elezioni anticipate non riscuotano molto consenso tra le forze politiche perché chi è un “novellino” del Parlamento per potersi garantire il vitalizio deve superare 4 anni 6 mesi e un giorno di mandato. Molti più della “metà legislatura” che occorreva prima che entrasse in vigore la riforma dal 1° gennaio 2012. Il deputato pentastellato Danilo Toninelli alla trasmissione Voci del mattino di Radio Rai 1 ha detto:  “Abbiamo paura che questo Parlamento vada avanti sino a fine legislatura, o magari arrivando ai 4 anni e mezzo e un giorno necessari per assicurarsi le pensioni d’oro, che vada avanti per fare una pessima legge elettorale, fatta apposta per svantaggiare gli unici avversari della partitocrazia, che siamo noi del Movimento 5 Stelle”.  E su Twitter il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ha scritto: “Parlamentari vogliono trascinarci in un altro governo di scopo perché prima di settembre 2017 non scatta pensione”.

Con l’approvazione della Legge di stabilità al Senato, che avverrà oggi, anche la riforma delle pensioni entrerà in vigore. Il Comitato Opzione Donna Proroga al 2018 fa sapere che continuerà “a consultare i nuovi referenti affinché i fondi residui di Opzione donna, relativi al contatore e resi noti a novembre 2016, rimangano blindati in Opzione donna e inoltre continueremo a farci sentire in tutte le sedi istituzionali affinché la possibilità di andare in pensione con gli stessi requisiti della L. 243/2004 possa essere allargata al maggior numero di lavoratrici proponendo che possa diventare strutturale”. La battaglia va quindi avanti, partendo anche dalla consapevolezza che non sarà facile, anche perché “a tutt’oggi non abbiamo nessun referente con cui consultarci”. 

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