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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Macelloni: l'Inpgi è solido, le nuove regole lo rafforzano

Marina Macelloni, consigliere InpgiMarina Macelloni, consigliere Inpgi

In pratica i ministeri ci hanno detto che dobbiamo fare uno sforzo in più per mettere in sicurezza la gestione in particolare riguardo all’età e alle clausole di salvaguardia che avevamo introdotto per tutelare i colleghi disoccupati o che escono da giornali in crisi e ristrutturazione. L’obiettivo dei ministeri sembra quello di far avvicinare ancora di più le prestazione dell’Inpgi a quelle del sistema generale e su questo dovrà lavorare il prossimo consiglio di amministrazione trovando soluzioni serie che siano più efficaci per la salvaguardia dei conti prospettici ma che ci consentano di mantenere la nostra specificità e non creare esodati e situazioni difficili proprio in un momento già così pesante per la categoria.

 

Quali regole varranno in questa fase transitoria?

Restano in vigore tutte i vecchi requisiti per l’accesso alle pensioni di vecchiaia o di anzianità.

 

Il Welfare ha ritenuto l'ipotesi di contributo di solidarietà da parte dei giornalisti pensionati "coerente" con l'impostazione del progetto, ma difficilmente praticabile per il rischio di una pioggia di ricorsi.

Su questo punto, oggetto di un dibattito acceso nei mesi scorsi, ci tengo a precisare ancora una volta quello che è stato il nostro approccio: un principio forte di equità fra le diverse componenti di età fra gli iscritti. L'Inpgi nasce e continua a vivere sulla solidarietà fra tutti i giornalisti italiani: anche quando ci sono sacrifici da affrontare. Noi avevamo immaginato di chiedere ai pensionati un sacrificio massimo di 22 euro al mese per prestazioni fino a 90mila euro all'anno. Questo per evitare di far ricadere il peso della riforma sui piu' giovani secondo una misura che non sembrava equa. Il ministero ha ora espresso il suo parere: il nuovo cda lo valuterà assieme alle altre raccomandazioni.

 

La riforma ma non solo: qual è il tuo bilancio dell'ultimo quadriennio?

L'Inpgi è stata in prima linea nel difendere i colleghi in anni di crisi devastante. Abbiamo resistito grazie a bilanci in ordine e gestione rigorosa. Credo che l'Inpgi abbia retto la prova come argine per tanti, tutti i giornalisti italiani. Centinaia di posti di lavoro sono stati salvati grazie agli ammortizzatori sociali messi in campo dall’istituto, cassa integrazione, contratti di solidarietà, prepensionamenti. Moltissimi colleghi che hanno perso il lavoro sono stati tutelati da un sussidio di disoccupazione che copre 24 mesi. Senza dimenticare l’assistenza continua e professionale che gli uffici hanno dato a colleghi, aziende, comitati di redazione. Siamo intervenuti con stimoli importanti anche sul mercato del lavoro: per circa tre anni l'Inpgi si è fatto carico di sgravi contributivi che hanno consentito qualche centinaia di assunzioni, ora gli sgravi sono passati a carico dello Stato, nell’ambito del Jobs Act e stanno funzionando: 800 assunzioni tra fine 2015 e inizio 2016. E’ una misura in cui crediamo molto e che per la prima volta da anni ha consentito di interrompere la perdita di posti di lavoro.

 

Il rilancio dell'occupazione giornalistica è in queste settimane al centro del tavolo di rinnovo del contratto nazionale, fra Fieg e Fnsi.

Di un impulso forte alla creazione di nuovo lavoro giornalistico ha bisogno anche l’Inpgi, perché senza lavoro non ci può essere previdenza. Sarebbe fondamentale che il nuovo contratto trovasse soluzioni per stabilizzare le migliaia di "co.co.co" che lavorano nei giornali e che non hanno contributi stabili e tutele. Ed è giunto il momento che la professione e i suoi istituti aprano percorsi veri e seri di inclusione per tutti i giovani giornalisti che lavorano sul web: sono giornalisti a tutti gli effetti ma troppo spesso nessuno lo riconosce. E ciò avviene anche perché la pressione del cambiamento sull'industria-media è fortissima: i nuovi giornalisti - e sempre più spesso anche giornalisti meno giovani obbligati dalla crisi a cercare nuove opportunità - lavorano in start-up, in aziende innovative, presso editori non tradizionali Il nuovo contratto - ma forse sarà solo l'inizio - non potrà non fare i conti con la "rivoluzione industriale" che ha investito l'editoria giornalistica sul terreno digitale e forse non ha ancora toccato il culmine. In Italia la professione giornalistica ha saputo costruire importanti momenti di tutela di categoria: la sfida, credo non solo dal mio punto di vista, è oggi di quella mantenere viva e operante la forza di queste tutele per tutte le figure che lavorano ogni giorno facendo i giornalisti.

 

Al centro del confronto pre-elettorale c'è anche l'evoluzione della gestione del patrimonio immobiliare dell'Inpgi...