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Lavoro

SPILLO/ Così l'Inps può "sabotare" un pezzo di Jobs Act

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Presa in carico, percorso di reinserimento e sostegno al reddito condizionato sono i capisaldi perché il sistema sia efficace e valutabile. Per assicurarne l'avvio e procedere a servizi personalizzati devo conoscere la storia lavorativa delle persone. Come più volte spiegato da tutti gli esperti, i dati più importanti per fare ciò sono quelli amministrativi riferiti alla vita lavorativa. Ogni cambiamento di posto di lavoro, le ragioni delle interruzioni, sono registrati tramite le Comunicazioni obbligatorie e la registrazione Inps corrispondente. La conoscenza di questi dati permette agli operatori dei servizi al lavoro di definire i percorsi di reinserimento lavorativo conoscendo le caratteristiche della persona e quindi elaborando proposte che non sono burocratiche, ma realmente progettate in modo personalizzato.

D'altro canto i servizi alla persona devono sempre più essere capaci di cogliere le differenze. Non c'è nulla di più ingiusto di servizi uguali per tutti quando le esigenze sono sempre diverse. Ne va di mezzo l'efficacia e l'efficienza dei servizi stessi. E soprattutto le persone vedranno nei servizi offerti uno spreco invece che una opportunità. Per questo è bene che il ministero intervenga portando l'Inps ad adeguare il proprio comportamento a quanto previsto dal disegno dei nuovi servizi. Con tale azione fornirebbe alle Regioni un sistema informativo unico e utile per poter avviare una rete di servizi realmente nazionale e non quella pelle di leopardo attuale che fornisce ottimi servizi nelle zone a più alta occupazione e pessimi nelle zone a forte disoccupazione.

Immediatamente dopo viene il problema della rete di servizi. Se vogliamo una reale rete da subito in grado di affrontare l'enorme domanda di prese in carico non si può fare a meno di accreditare assieme ai servizi pubblici le Agenzie per il lavoro private. Anche così avremo una rete non omogenea sul territorio nazionale. Oggi vi sono più agenzie concentrate al nord e una presenza molto rarefatta nel Mezzogiorno del Paese. Fare regole di accreditamento molto aperte, almeno per una prima fase, può vedere chi è già accreditato in almeno una regione per poter essere attivo già dal primo avvio dei servizi. Sarà però necessario un tavolo nazionale di valutazione e coordinamento che, attraverso il sistema dei costi standard, regoli le facilitazioni per favorire l'apertura di servizi anche nelle zone del sud. Così come i percorsi vanno personalizzati si deve pensare a riconoscere maggiori costi per chi opera nelle zone con forte disoccupazione e minori occasioni lavorative.

Sono le sfide che il Jobs Act ha posto alla nuova Agenzia per il lavoro, che dovrà curare il decollo dei nuovi servizi. Assicurare che tutte le agenzie dello Stato lavorino nello stesso senso è la premessa necessaria. Occorre poi che siano coinvolti tutti coloro che sul passaggio per nuovi servizi efficaci e personalizzati possono portare alla realizzazione di un progetto di modernizzazione del mercato del lavoro tanto importante per l'economia nazionale.

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