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Lavoro

SPILLO/ Così l'Inps può "sabotare" un pezzo di Jobs Act

Una parte importante del Jobs Act riguarda il ricollocamento di chi resta senza lavoro. MASSIMO FERLINI ci spiega quali sono gli ostacoli da superare per questo obiettivo

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Vi è molta attesa per i nuovi servizi al lavoro introdotti dal Jobs Act. C'è attesa nei Centri per l'impiego che si aspettano un rilancio del loro ruolo. C'è attesa dalle Regioni perché come delegate allo sviluppo dei servizi devono comprendere la nuova forma comune con cui rilanciare quanto già stanno facendo e come dovranno quindi ripensare ai loro modelli. Ma soprattutto vi è l'attesa di chi dovrà utilizzare questi servizi e si aspetta dal percorso di ricollocazione un reale aiuto per trovare un nuovo posto di lavoro. 

L'introduzione dei nuovi sostegni al reddito per chi perde il posto di lavoro (Naspi) è stata fatta con la condizionalità che il fruitore deve obbligatoriamente dimostrare di essersi attivato per fare tutte le azioni programmate per cercare una nuova occupazione. In alternativa perderà il sostegno economico con un decremento che lo azzera in tempi rapidi se colpevole di non essersi attivato o aver rifiutato offerte di lavoro.

Il sostegno al reddito e la presa in carico della persona, sono i due capisaldi del nuovo modello di servizi che devono partire. La logica vorrebbe che siano quindi individuati i soggetti presso cui il disoccupato si presenta per attivare da un unico punto tutta la procedura.

Mi iscrivo con dichiarazione di disoccupazione, attivo così il contributo economico che mi spetta, sottoscrivo un contratto con cui mi impegno a cercare attivamente un lavoro (con il sostegno di tutor, formatori, ecc.) e mi impegno a non rifiutare eventuali offerte che dovessero arrivare.

Questo semplice schema rischia di non poter essere attivato, o meglio, di essere distorto dalla mancanza di collaborazione fra i diversi soggetti pubblici interessati. A oggi, il disoccupato deve rivolgersi a più uffici. Prima di tutto all'Inps per attivare il proprio sostegno al reddito. Poi, con differenze fra le diverse regioni, andare al Cpi per chiedere di attivare il proprio percorso di ricollocazione, o in alcuni casi attendere di essere chiamato. Dato che la normativa fissa tempi certi fra i due momenti, pena una decurtazione del sostegno economico, già oggi siamo in una terra di nessuno per la verifica della condizionalità. In particolare nei territori in cui il ritardo non può essere imputato alla persona, ma al mancato funzionamento da parte dei servizi al lavoro.

Questo cortocircuito è dovuto essenzialmente al fatto che il sistema informativo Inps non è messo a disposizione degli altri attori del mercato. Viene invece fornita la sola lista dei nominativi che si sono registrati per ottenere il contributo economico senza i dati necessari a fare la profilazione della storia lavorativa delle persone, che è la premessa informativa indispensabile per poter definire un percorso di reinserimento lavorativo personalizzato.

Il fatto che il servizio Inps sia molto efficiente, che accedere on line alla registrazione non richieda più di un quarto d'ora e una formazione informatica specialistica non toglie che l'autoreferenzialità con cui custodisce il suo sistema informativo sia oggi una mina posta sotto il decollo dei nuovi servizi decisi nel Jobs Act.