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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ La "mutazione" che può far più poveri gli italiani

Ai tanti dossier relativi alla riforma delle pensioni si è aggiunto ora il caso degli assegni di reversibilità. Un caso molto spinoso, come ci spiega GIAN LUCA BARBERO

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Ai numerosi dossier che circolano in materia pensioni e che riemergono a intervalli regolari si è aggiunta l'ulteriore confusione creata dalle pensioni di reversibilità. Nonostante le voci di smentita che si rincorrono, al cittadino rimane un dubbio legittimo: che cosa succederà? All'origine della confusione è il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri il 28 gennaio su contrasto alla povertà, riordino delle prestazioni e sistema degli interventi e dei servizi sociali.

Come si può facilmente intuire, si tratta di un progetto di legge assai complesso, con l'obiettivo non solo "di immaginare uno strumento finanziario di sostegno e di creare una infrastruttura organizzativa capace di gestire le politiche - ha asserito il Ministro Poletti -, ma di ripensare a un intero impianto culturale, di una idea volta a superare la logica dell'assistenza passiva grazie all'introduzione del principio di attivazione finalizzata alla inclusione sociale e lavorativa, insieme alla garanzia di equità ed efficacia nell'accesso e nell'erogazione delle prestazioni".

Il riordino delle prestazioni di carattere assistenziale è un tassello chiave di questo progetto. Non è un mistero: già lo studio presentato alcuni mesi fa dall'Inps ("Non per cassa ma per equità"), contestato allora dal Governo, mostrava come la spesa assistenziale al di sopra dei 65 anni di età soffriva di una rilevante inefficienza distributiva, andando anche a vantaggio del 30% della popolazione con i redditi più elevati per un totale di circa 5 miliardi di euro di spesa, per la maggior parte proveniente da integrazione al minimo e da pensioni e assegni sociali. L'armonizzazione della spesa assistenziale, dunque, in relazione alla situazione patrimoniale effettiva del nucleo familiare, è certamente da attuare. 

Lo studio Inps citato elenca le prestazioni assistenziali contemplate dal nostro ordinamento e a vario titolo disciplinate: pensioni sociali, integrazioni al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, assegno sociale, incrementi al minimo, importi aggiuntivi, incrementi alla maggiorazione sociale e somme aggiuntive.

Perché includere le pensioni di reversibilità? Nel disegno di legge delega le pensioni di reversibilità sono considerate prestazioni previdenziali comunque sottoposte "alla prova dei mezzi", cioè a determinate condizioni di fruibilità: questo è certamente vero se si considerano sia i potenziali beneficiari (non solo il coniuge, ma anche i figli, i nipoti, i genitori o i fratelli a determinate condizioni), sia le riduzioni in caso di percezione di altri redditi da parte del titolare. 

Nell'esercizio della delega di razionalizzare le "prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi", il Governo è tenuto a introdurre "in via generale principi di universalismo selettivo nell'accesso alle prestazioni medesime, secondo criteri unificati di valutazione della condizione economica in base all'indicatore della situazione economica equivalente (Isee), eventualmente adeguato alla natura di talune prestazioni". 


COMMENTI
21/02/2016 - Con le sinistre al governo nessuna meraviglia (Carlo Cerofolini)

Margaret Thatcher affermava che la povertà non è il brodo di coltura del socialismo, bensì il suo effetto deliberatamente costruito, quindi perché meravigliarsi se il disegno di legge delega del governo “progressista” di Renzi, relativo agli interventi in favore della povertà, volendo intervenire in modo riduttivo sulle pensioni di reversibilità creerà sicuramente solo nuovi e più numerosi poveri?