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Lavoro

IDEE/ La sfida per "difendere" il lavoro dell'uomo

Importanti trasformazioni sembrano in arrivo nel mondo del lavoro e della produzione. Se ne parlerà domani in un convegno a Milano. Ce ne anticipa i temi ALBERTO SPORTOLETTI

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Mentre ci stiamo ancora chiedendo se c’è o meno una ripresa, dopo la più grande crisi dal dopoguerra iniziata nel 2008, osservando segnali contrastanti, a macchia di leopardo, cioè spesso non omogenei rispetto al settore, alle dimensioni aziendali e ai mercati; e mentre, pensando di vedere un barlume di luce in fondo al tunnel, già si sentono allarmi di nuove crisi globali (proprio alla vigilia del G-20 di Shanghai, il Fondo monetario internazionale ha lanciato nei giorni scorsi l’ennesimo allarme sullo stato di salute dell’economia mondiale valutata come “altamente vulnerabile” e ha esortato gli Stati Uniti e le altre grandi nazioni a preparare dei “possibili piani di emergenza”); mentre in Italia stiamo ancora cercando di capire se l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato è solo dovuto al travaso da altri contratti di lavoro “drogato” dagli incentivi di Stato o da una reale ripresa dell’offerta di lavoro; mentre accade tutto questo, una cosa è certa: siamo entrati nella rivoluzione industriale 4.0, quella della cosiddetta intelligenza artificiale. Dove subisce una straordinaria accelerazione lo sviluppo di ambiti come l’automazione dei sistemi di produzione, la robotica e la digitalizzazione dei processi.

Secondo il rapporto “The Future of Jobs”, presentato al recente vertice del World Economic Forum di Davos (intitolato proprio “Mastering the Fourth Industrial Revolution”), la quarta rivoluzione industriale renderà superfluo il lavoro di un grande numero di persone, in particolare nel settore manifatturiero: nei 15 grandi paesi oggetto dell’indagine, entro il 2020 si perderanno cinque milioni di posti di lavoro, al netto dei nuovi che saranno creati.

Voci preoccupate per questo scenario, che in parte già viviamo, si sono alzate da più parti. Il presidente Barack Obama, durante il suo recente discorso sullo Stato dell’Unione, ha lanciato un allarme, sostenendo che “ogni posto di lavoro oggi rischia di essere sostituito dalla tecnologia”. Papa Francesco, nel messaggio mandato al vertice di Davos, pone l’accento sulla libertà di cui l’uomo dispone e che lo rende in grado di governare l’economia: “L’uomo deve guidare lo sviluppo tecnologico senza lasciarsi dominare da esso!”. Nella sua ultima enciclica Laudato Si, al capitolo “La necessità di difendere il lavoro”, ha anche affermato con molta nettezza che “i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzio­ni economiche comportano sempre anche costi umani. Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società” (Laudato Sì, par. 127). Da cui “emerge con chiarezza il bisogno di dar vita a nuovi modelli imprenditoriali che, nel promuovere lo sviluppo di tecnologie avanzate, siano anche in grado di utilizzarle per creare un lavoro dignitoso per tutti” (Messaggio di Papa Francesco al Wef di Davos 2016).

Il celebre professore di Business Administration ad Harvard, Clayton Christensen, che ha studiato la correlazione tra innovazione e creazione di posti di lavoro, ha ammesso: “Gli strumenti che usiamo per indirizzare i nostri investimenti sono ciechi rispetto alle migliori opportunità per creare nuovi posti di lavoro e nuovi mercati”. Da cui consegue la necessità di identificare “nuovi modi di misurare il potenziale e definire il successo dei nostri investimenti” (C. Christensen, D. Van Bever, “The Capitalist’s Dilemma”, HBR June 2014).