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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Con Boeri e Damiano anche Fassino dice sì alla flessibilità (ultime notizie e news, 11 marzo)

Novità su riforma pensioni, con le ultime notizie riguardanti i principali temi previdenziali e le news che arrivano dal dibattito e dalle dichiarazioni sui media

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Anche un altro esponente del Pd si schiera a favore di una riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità. Si tratta di Piero Fassino. Il Sindaco di Torino ritiene infatti che bisognerebbe introdurre un meccanismo di pensione anticipata nell’attuale sistema. Come poi già da tempo sostiene il suo collega di partito Cesare Damiano, Fassino ha ribadito che se questa misura ha un costo iniziale dovuto al fatto che l’erogazione della pensione di un cittadino viene anticipata, poi però si generano dei risparmi dovuti al fatto che l’assegno erogato sarebbe soggetto a una penalizzazione. Le parole del primo cittadino torinese sono arrivati dal convegno della Direl, cui è intervenuto, con un videomessaggio, Tito Boeri, Presidente dell'Inps, segnalando la necessità di varare al più presto la flessibilità pensionistca.

Tito Boeri è intervenuto oggi con un videomessaggio al convegno organizzato dalla Direl, il sindacato dei dirigenti degli enti locali. Il Presidente dell’Inps non ha avuto esitazioni nel parlare di riforma delle pensioni, sostenendo che la flessibilità in uscita va fatta quanto prima. “Serve adesso, non fra due anni”, ha detto, ricordando che aiuterebbe l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Quegli stessi giovani che rischiano di dover lavorare più a lungo per avere pensioni più basse delle attuali. Boeri ha anche aggiunto che il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e che quindi le pensioni potranno essere erogate senza difficoltà.

Un nuovo appoggio alla proposta Damiano-Baretta per una riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità arriva da Federmanager. Il Presidente Stefano Cuzzilla si è infatti espresso in favore di un’uscita anticipata dal mondo del lavoro per chi è vicino al pensionamento. Una flessibilità che dovrebbe però essere finanziata “da una parte di quel significativo risparmio che l’Inps ha accumulato grazie alle forzature della legge Fornero e agli altri interventi previdenziali che abbiamo patito negli anni”, ha aggiungo Cuzzilla. Dunque sì alla flessibilità, ma senza che questa debba essere pagata dai lavoratori.

In un editoriale su L’Unità, Susanna Camusso affronta anche il tema della riforma delle pensioni. Il numero uno della Cgil segnala in particolare che quello che si percepisce nel corso delle assemblee che sta tenendo in tutta Italia sulla Carta dei diritti universali del lavoro è che la Legge Fornero è una ferita ancora aperta. “Basta ascoltare con attenzione per cogliere come sulle pensioni si sia sedimentata una forte ostilità nei confronti di chi la votò e un risentimento verso il sindacato confederale reo di non essersi opposto abbastanza”, scrive Camusso. Come noto, poi, la Cgil ha presentato una piattaforma unitaria con Cisl e Uil al Governo sul tema delle pensioni e visto che dall’esecutivo non è arrivata alcuna risposta, ora il sindacato sta ragionando su come avviare una mobilitazione.

Fratelli d’Italia non rinuncia alla sua battaglia sulle pensioni d’oro. Dopo l’audizione di Antonello Crudo, Direttore per la previdenza dell’Inps, in commissione Lavoro della Camera, Giorgia Meloni con una nota ha fatto sapere che di fatto il ricalcolo contributivo delle pensioni più elevate viene giudicato “complicato” da effettuare, ma non impossibile, “perché non è detto che ciò che sia complicato non sia fattibile”. Per questo Fratelli d’Italia chiede che l’Inps si ripresenti in commissione “per darci una risposta definitiva sulla quale prendersi la responsabilità: lo Stato conosce o no la storia contributiva dei pensionati italiani e i dati sulla base dei quali eroga le pensioni? Non vorremmo, infatti, apprendere che lo Stato non conosce i dati relativi alla principale voce di spesa del suo bilancio: 270 miliardi di euro l'anno, il 33% della spesa pubblica complessiva e il 17% del PIL nazionale”, spiega Meloni.

Sembra che l’Inps voglia rinunciare all’idea di una riforma delle pensioni che preveda il ricalcolo di quelle più alte che non hanno una base di contributi versati capace di giustificare il loro importo. Lo ha fatto capire Antonello Crudo, Direttore per la previdenza dell’Inps, durante un’audizione alla commissione Lavoro della Camera. Crudo ha spiegato in particolare che in taluni casi il ricalcolo potrebbe portare a un aumento e non a una diminuzione dell’assegno. Senza dimenticare che per le pensioni liquidate diversi anni fa è difficile ricostruire la storia contributiva senza incorrere nel rischio di contenziosi con i pensionati.

In questi giorni sta culminando la discussione politica al riguardo della cosiddetta riforma pensioni su cui viene costantemente incalzato il Governo presieduto dal Premier Matteo Renzi che dal proprio canto ha già lasciato intendere in maniera abbastanza chiara come per il momento non ci siano le risorse per prevedere interventi in ambito flessibilità ed opzione donna. Insomma sembra che i vincoli dettati dalla Legge Fornero debbano continuare ad essere validi se non per un certa platea di lavoratori. Infatti, possono accedere al sistema pensionistico tutti i lavoratori che ne hanno maturato i requisiti dell’ormai storica data spartiacque del 31 dicembre 2011. Inoltre esistono diverse deroghe alla legge che possono essere applicate in alcuni casi. Stiamo ovviamente parlando dei cosiddetti esodati che hanno avuto in tutta la vicenda per lo meno il diritto di poter andare in pensione con le vecchie regole, decisamente più proficue.

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