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CONTRATTI/ Gli incentivi "rivoluzionari" per sindacati e welfare

Il decreto attuativo per la riduzione della tassazione legata ai premi di produttività è stato firmato. GIUSEPPE SABELLA e PATRIZIA TIRABOSCHI ci mostrano le novità in arrivo

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Il decreto attuativo della Legge di stabilità 2016 per la riduzione della tassazione legata ai premi di produttività è stato firmato. Il provvedimento stabilisce una tassazione agevolata al 10% (invece di quella ordinaria che attualmente parte dal 23%) dei premi di risultato entro 2.000 euro lordi, legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione. Ne potranno beneficiare i lavoratori dipendenti con reddito non superiore a 50.000 euro.

Duemila euro lordi l’anno in più a favore dei dipendenti significava un costo per le aziende di ulteriori 560 euro (sotto forma di contributi aggiuntivi alla retribuzione). Inoltre, su quei 2.000 euro, il lavoratore avrebbe dovuto pagare l’Irpef. D’ora in poi l’aliquota Irpef scenderà al 10% (per chi guadagna dai 28 ai 55 mila euro lordi è del 38%). Se invece di moneta sonante l’azienda investisse il medesimo ammontare sotto forma di servizi/prodotti di welfare, i 2.000 euro entreranno tutti nelle tasche dei dipendenti.

Come noto, conditio sine qua non delle agevolazioni fiscali è l’accordo sindacale in azienda. La novità del decreto è che oggi sono finalmente chiare le modalità con cui sarà data attuazione a queste disposizioni. In primis, i contratti azienda-sindacato dovranno prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività attraverso indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati. La norma impone anche una sorta di schedatura del contratto di produttività, andrà ovvero indicato a quale parametro è agganciato il pagamento del bonus. Il testo elenca 20 parametri possibili: volume della produzione rispetto ai dipendenti; fatturato per dipendente; margine operativo lordo; indici di soddisfazione del cliente; diminuzione di riparazioni e rilavorazioni; riduzione degli scarti di lavorazione; percentuale di rispetto dei tempi di consegna; rispetto delle previsioni di avanzamento lavori; modifiche dell’organizzazione del lavoro; lavoro agile; modifiche dei regimi di orario; rapporto tra costi effettivi e costi previsti; riduzione dell’assenteismo; brevetti depositati; riduzione dei tempi di sviluppo di nuovi prodotti; riduzione dei consumi energetici; riduzione degli infortuni; riduzione dei tempi di lavorazione; riduzione dei tempi di commessa. È lasciata una voce per l’individuazione di altri parametri.

L’ammontare detassato può salire da 2.000 a 2.500 euro purché i contratti prevedano strumenti e modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro da realizzarsi attraverso gruppi di lavoro nei quali operino responsabili aziendali e lavoratori. Non è necessario - come precisato da palazzo Chigi - che i componenti di questi organismi paritetici appartengano al sindacato. Gli incentivi previsti vanno nella direzione di accrescere, progressivamente e sempre di più, la contrattazione aziendale e non è escluso che questa conduca nel tempo a nuove forme di rappresentanza.


COMMENTI
17/03/2016 - Il PD regolamenta i bonus (Moeller Martin)

Tre aspetti di quelli elencati saltano all'occhio. Primo, il bonus devono essere pochi soldi da distribuire ai soliti pochi. Un criterio sacrosanto come il far beneficiare tutti indistintamente ed in egual misura cozza contro i principi fondanti dei nipotini di Stalin. Secondo, devono essere coinvolti i sindacati e con questo le proprie clientele. Il concetto stesso che un gruppo di persone potrebbe trovare un accordo fuori dagli schemi predisposti dal partito è del tutto inaccettabile. Terzo, uno schema contorto e ferraginoso come base di calcolo, che comprende tutto ed il contrario di tutto tra cui un lungo elenco di voci totalmente alleatorie e perfino una voce per inserirne altre all'occorrenza. Altrimenti come possono essere decisivi il sindacato prima ed i giudici poi nel determinare a chi e quanto potrà essere elargito o negato? Giusto per confronto, sapete come hanno risolto il problema i tedeschi? Dopo il 2008 hanno fissato un tetto alla deducibilità di 560.000 Euro per evitare eccessi negli stipendi dei manager (importi superiori NON sono vietati, ma semplicemente non deducibili) A questi si possono sommare premi anche di oltre 10 milioni da calcolare in base ai risultati, suddivisi per utile e quindi tasse pagate, dividendi e bonus ai dipendenti distribuiti. Giusto ieri la Porsche ha comunicato il bonus 2015: 8.911 Euro a tutti i dipendenti, indistintamente.

 
17/03/2016 - governo di quacquaracquà (Michele Ballarini)

Purtroppo ben difficilmente questo governuccio dei penosi rottamatori farà qualcosa. Intervenire sul welfare pensionistico significherebbe rinunciare alla strategie delle mance, dei bonus, significherebbe dover effettuare quei tagli di spesa a danno dei soliti noti (consulenti, grandi studi, faccendieri, intrallazzatori assortiti, ecc.) quando invece è meglio farli sui soliti ignoti. Significherebbe non disperdere risorse. Non versare acqua in un vaso bucato quale è l'Italia. Significherebbe portare giustizia in un sistema iniquo. Con i miei contributi (che verso già da 35 anni) pago le pensioni di gente che non ha mai versato una vecchia liretta di contributi, e magari nemmeno ha pagato tasse (mio padre era commercialista...), o di pensionati d'oro che hanno lavorato per una manciata di anni. Il job act è un provvedimento "avvelenato", dal momento che l'incentivo alle assunzioni ATI è rappresentato dalla decontribuzione. Renzi, che pensioni prenderanno i giovani assunti con questo strumento del c.? E hai la faccia tosta di dire che sono i vecchi che rubano il futuro ai giovani. Ma ti cacceremo, prima o poi.