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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016 / Tiziano Treu: ci vuole un ventaglio di possibilità per prestito, part-time e pensione anticipata

Per TIZIANO TREU, la riforma delle pensioni dovrebbe lasciare aperte più possibilità: accanto alla flessibilità con una penalizzazione si può prevedere il prestito pensionistico

Tiziano TreuTiziano Treu

La soluzione migliore è offrire ai lavoratori anziani un ventaglio di possibilità per l’uscita flessibile. Accanto all’anticipo del pensionamento con una penalizzazione si può prevedere il prestito pensionistico, mentre con la legge di stabilità si è già introdotto il part time». È la proposta di Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro, ex commissario straordinario dell’Inps e attualmente componente del Cnel. In un’intervista uscita giovedì sul Corriere della Sera il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto che per realizzare la riforma delle pensioni occorre superare tre problemi: “Dobbiamo trovare i soldi, avere il via libera dell’Europa, individuare una soluzione che non penalizzi i più deboli”.

Treu, come legge quanto detto dal ministro Poletti? È la verità. In molti avevamo detto l’anno scorso che occorreva fare qualcosa nella fase di transizione per ammorbidire l’attuale situazione del blocco delle uscite e introdurre un’uscita flessibile. In questo modo vorremmo rendere meno duro l’impatto della riforma Fornero e anche aprire qualche spazio ai giovani. Lo stesso presidente Inps, Tito Boeri, che è molto attento a queste cose, ha detto che almeno in questo momento occorre fare qualcosa. Tutti ci siamo resi conto di quello che dice Poletti: il problema è soprattutto quanto costerebbe la riforma a seconda di che cosa si fa.

Per Poletti occorre anche il via libera dell’Europa. Lei che cosa si aspetta? Quello del via libera dell’Europa è una questione conseguente. Le obiezioni nascerebbero qualora le modifiche costassero troppo, dando l’impressione di voler smontare la riforma Fornero, e quindi ci fossero dei rischi per deficit e debito. Non è questo il caso, perché si tratta soltanto di rendere più morbida la transizione.

Lei ritiene che le proposte di Cesare Damiano siano economicamente sostenibili? Intanto anche sulle proposte di Damiano ci possono essere delle variazioni. L’idea giusta è di attuare una fascia di quattro o cinque anni entro la quale si possa uscire. Il problema della proposta Damiano è quanto un anziano ci rimetta per ciascun anno di anticipo. Se la penalizzazione è del 2% annuo, è una soluzione morbida che però costa tanto: qualcuno ha parlato di cinque miliardi l’anno. In realtà è vero che sul momento lo Stato ci perde, ma negli anni successivi si genera un risparmio.

Per quali motivi? Un lavoratore che va in pensione tre anni prima riceve un assegno pensionistico più basso. La proposta di Damiano quindi non genererebbe difficoltà strutturali ai bilanci pubblici, bensì soltanto problemi di liquidità nella fase iniziale. Se invece la penalizzazione dovesse aumentare, rendendola del 3% o 4% per ogni anno di anticipo, la riforma costerebbe meno, ma i pensionati vedrebbero ridotto di molto il loro assegno. Soprattutto per quanti hanno pensioni più basse, ritirarsi in anticipo dal lavoro sarebbe una scelta difficile da fare.

Lei ritiene che si riusciranno a trovare 5 miliardi nella fase iniziale della riforma?


COMMENTI
23/03/2016 - la UE pensi ad altro.... (Michele Ballarini)

La UE, anzichè disciplinare il diametro dei tubi di rame, fissare centinaia di regole astruse in tema di finanza, aiuti di Stato, ecc., e, soprattutto, decidere sul momento in cui un lavoratore potrà ritirarsi al meritato RIPOSO, si preoccupi della sicurezza della popolazione. Vedo decine di agenti di polizia, gendarmi, militari, grandi, grossi, tronfi, armati fino ai denti, ma che non servono a nulla. Arrivano dopo, perché i terroristi hanno il vantaggio della sorpresa e della disperazione. Risulta allora che i servizi di intelligence non collaborano, che tra i vari corpi esistono rivalità per cui le informazioni non passano, o passano poco. Ma la UE ci deve dire quando potremo andare in pensione, piuttosto che occuparsi dei veri problemi che affliggono l'Europa.