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Lavoro

IL CASO/ Le "innovazioni" che cambiano volto al lavoro

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Il secondo fattore è l’esistenza di una sempre maggiore ricerca di integrazione dei tempi professionali con quelli personali, legati soprattutto alla vita familiare: è il campo del cosiddetto “smart working”, che raccoglie diverse iniziative per migliorare la qualità del lavoro, tra cui, ad esempio, la sperimentazione di orari flessibili, con possibilità di svolgere una parte della settimana lavorativa direttamente da casa, o da hub aziendali debitamente attrezzati; la creazione di circoli ricreativi, dove viene riconosciuto un valore produttivo al tempo libero. 

Si tratta di iniziative che possono avere un impatto significativo sull’economia su più livelli: a livello di offerta di servizi di welfare, sempre più necessari a causa del progressivo invecchiamento della popolazione; a livello di razionalizzazione della spesa statale, ormai molto limitata nelle sue possibilità; a livello di espansione sociale, poiché, almeno fino a oggi, il mondo del welfare aziendale ha interessato soprattutto la grande impresa, mentre la piccola e media impresa ne è rimasta quasi tagliata fuori: si tratta di un grande potenziale di crescita, se si pensa che l’80% dei dipendenti del settore privato sono in servizio presso imprese che occupano dai 10 ai 250 lavoratori; qui, a mio avviso, saranno determinanti accordi interaziendali o territoriali per non gravare eccessivamente sui bilanci aziendali e creare un’organizzazione efficace.

Non da ultimo, si possono prevedere forti impatti antropologici: la decisione di Mark Zuckerberg di festeggiare la propria paternità prendendosi alcuni mesi di congedo parentale e concedendone altrettanti ai dipendenti di Facebook nel mondo, viene proprio dal cuore della Silicon Valley, dalla regione cioè, sotto certi aspetti, emblema della “industria” di domani: segna forse l’inizio della crisi dell’homo faber, inteso come unico e privilegiato senso dell’agire umano in questo mondo?

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