BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Le "innovazioni" che cambiano volto al lavoro

La fisionomia del lavoro sta cambiando e, ricorda GIAN LUCA BARBERO, in Italia stanno prendendo sempre più piede welfare aziendale e forme di smart working

Infophoto Infophoto

Che la fisionomia del lavoro stia cambiando non è certo un mistero. Non è soltanto lo sviluppo delle nuove tecnologie a dettarne i ritmi, che spesso sembrano orientati a una crescita esponenziale di produzione e consumo. Sarà probabilmente un segno dei tempi, ma una società sempre più “liquida”, per usare un’immagine introdotta da un noto sociologo diventata ormai di pubblico dominio, comporta anche un cambiamento esistenziale del lavoro. La “solidità” di parametri tradizionali di valutazione, come le classiche otto ore (almeno) trascorse in fabbrica, in ufficio, in aula, ecc. e lo sforzo spasmodico per accrescere lo stipendio, non rispondono più integralmente alle esigenze odierne.

Da questo punto di vista, è interessante notare lo spazio guadagnato da due fattori, magari non sempre nella realtà, ma quantomeno in discussioni e analisi. Il primo è rappresentato dallo sviluppo di sistemi di welfare aziendale, stimolati anche da motivi economici tutt’altro che trascurabili dovuti alla necessità di contenere la spesa pubblica. Nelle grandi aziende si affinano e si programmano iniziative magari sorte in anni passati, ma a cui oggi si riconosce un’importanza cruciale, non più soltanto alla stregua di benefit collaterali. 

I due grossi pilastri del welfare aziendale sono previdenza e assistenza: la creazione di forme pensionistiche complementari interne consente, da un lato, di migliorare le prospettive pensionistiche del personale, dall’altro di agevolare la contrattazione aziendale (cosiddetta di secondo livello), visto che il finanziamento dei fondi pensione è soggetto ad agevolazioni fiscali e contributive, che lo rendono meno oneroso per l’azienda del tradizionale incremento in busta paga e comunque appetibile per il lavoratore.

La realizzazione di forme collettive di assistenza sanitaria, tramite fondi sanitari o polizze collettive di gruppo, consente di affrontare problemi di salute, ottenendo rimborsi di cure e visite o, quantomeno, rivolgendosi a strutture convenzionate che praticano sensibili sconti sui servizi offerti, non soltanto per grosse patologie: basta andare dal dentista da semplice privato cittadino o da iscritto a una cassa di assistenza sanitaria per comprendere al volo la differenza; anche in questo caso, poi, sono previste agevolazioni fiscali delle fonti di finanziamento.

Interessante è anche l’esperimento dei “conti sociali” collegato ai premi di produttività erogati dalle aziende, diffuso negli ultimi anni in relazione ai benefici previsti dalle leggi di stabilità, dove il lavoratore ha facoltà di destinare la quota spettante di premio a una sorta di conto al quale può attingere per spese legate alle esigenze del nucleo familiare, quali, ad esempio, il pagamento di rette scolastiche o spese sanitarie sostenute per i figli.

Analoghe iniziative hanno coinvolto anche i liberi professionisti, dove le casse previdenziali hanno incrementato la spesa per il welfare del 18% circa tra il 2007 e il 2014: si va da sostegni alla maternità per tutelare i periodi di gravidanza e post-parto sul piano dell’assistenza medica e psicologica, a incentivi per spese di aggiornamento professionale, a forme di assistenza destinata alle fasce più giovani.