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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Pensione anticipata: chi pagherà davvero per la flessibilità?

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di una riforma delle pensioni all'insegna della flessibilità, che però, ricorda WALTER ANEDDA, qualcuno deve pur pagare

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In Italia, l'indice di dipendenza strutturale, ossia il grado di dipendenza economico-sociale tra le generazioni non attive a causa dell'età (0-14 anni e 65 anni e più) e la popolazione attiva (tra i 15 e i 65 anni), si attesta attorno al 55% ed è tra i più alti a livello europeo. L'indice di vecchiaia, invece, è il rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di 0-14 anni. Tale valore ha superato il 157% ed è in continua crescita

I dati di cui sopra, e soprattutto il loro continuo peggioramento, senza che si intravedano elementi significativi di variazione di tendenza, evidenziano in termini numerici quanto, pragmaticamente, possiamo constatare ogni giorno: il nostro è un Paese che invecchia e il peso della popolazione anziana inciderà in misura sempre maggiore sulle ridotte forze lavorative. Ciò che rappresenta un grave elemento di preoccupazione per la tenuta economica e sociale di un Paese, per alcuni è invece, evidentemente, un dato da leggere in termini diametralmente opposti: se aumentano gli anziani e aumenta il rapporto di dipendenza (ossia sono sempre meno quelli che lavorano rispetto alla popolazione inattiva), sarà sufficiente aumentare il numero di questi ultimi (favorendo i pre-pensionamenti) perché si possa far fronte alle esigenze di coloro che (almeno statisticamente) fanno parte della popolazione attiva, in una sorta di inversione utilitaristica dell'indice di dipendenza.

Evidentemente questi non sanno (o fanno finta di non sapere) che i trattamenti pensionistici non sono pagati con i contributi versati durante la vita lavorativa, bensì grazie ai contributi versati dai lavoratori attivi cui si somma la fiscalità collettiva. Se ciò è vero - come è vero -, andrebbe spiegato loro che un aumento complessivo dei trattamenti pensionistici in essere e quindi della spesa previdenziale, necessita del corrispondente aumento di contribuzione della popolazione attiva, la quale, riducendosi numericamente, vedrà aumentare in misura più che proporzionale l'onere pro-capite, che, sommato alla imposizione tributaria, porta il dato della pressione fiscale complessiva ben al di sopra del dato medio europeo e ben oltre la soglia di tollerabilità di un Paese civile.

Detto questo, pare logico che qualunque scelta di prevedere meccanismi di flessibilità in uscita deve avvenire a costo zero: ma non per i pensionati, bensì per i lavoratori, ossia per coloro che oggi finanziano il sistema previdenziale. In altri termini, l'opzione di anticipare l'andata in pensione non può in alcun modo determinare un aumento della spesa previdenziale nel lungo periodo, restando del tutto ininfluenti, invece, le differenze sul breve periodo, posto che le stesse non gravano sulla stabilità attuariale.

Per quanto sopra, l'ipotesi di recente ribadita dal Presidente Boeri di prevedere un meccanismo di flessibilità che permetta di anticipare sino a tre anni il requisito pensionistico, a fronte di una penalizzazione del 3% annuo sul trattamento, deve necessariamente transitare per una corretta valutazione di invariabilità della spesa previdenziale, prima ancora che su valutazioni legate all'opportunità di liberare posti di lavoro in favore dei giovani. La prima valutazione, infatti, è sicuramente quantificabile in termini di worst case, mentre la seconda è di ben difficile misurazione, non foss'altro che il mercato del lavoro è caratterizzato più dalla ricerca di competenze che da mere sostituzioni.


COMMENTI
29/03/2016 - essere scomodi (cardarelli mario)

Walter complimenti. Bell'intervento. Ti ho citato in un commento/coinvolgimento con Giuliano Cazzola che ti rigiro qui. Buon tutto. "....come sempre i tuoi interventi hanno la grinta del boxeur e buoni sono anche i guantoni che usi..Nel caso specifico marca Patriarca. Però, mi chiedo e lo chiedo a te e a persone, come Walter Anedda, che hanno fatto di questa Sezione (ottimamente gestita) un'area di dibattito che di rado si riscontra se non in pochi casi, perché non ci si organizza un convegno, una tavola rotonda, un seminario di "spiriti liberi" e di voci e controcanti a confronto come si faceva tanti anni fa?...Ma di quelli seri, capaci cioè di fare servizio alla collettività e non alla mera politica quella per se stessi... Ogni riferimenti a persone reali dentro e fuori il Parlamento è puramente casuale." Mario

 
29/03/2016 - chi paga? (marco falini)

Se il costo delle nuove pensioni ad un'eta' decente ed in linea con i contributi versati, , e le vere aspettative di vita(non certo oltre 80 anni come vogliono far credere)finalmente la pagassero i tedeschi, uscendo dall'euro? No cosi' un'ideuzza, come si dice. Con l'autonomia monetaria, la moneta sovrana, non ci sarebbero stati questi poblemi ed il neo sessantenne sarebbe gia' tranquillamente e pacificamente in pensione. Poco ma sicuro.