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SINDACATI E POLITICA/ La via per rispondere allo "schiaffo" di Renzi

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Se seguiamo il consiglio di Kierkegaard, ci accorgiamo che i primi modelli di sindacato nascono quando sorge la società industriale che porta le persone dalla campagna alla città e i rapporti di lavoro nascenti chiedono nuove forme di regolazione. Il sindacato non è ispirato dall'ideologia marxista che vuole l'implosione del nascente sistema di fabbrica; è mosso da un ideale partecipativo che ha come fine di arginare il potere del capitale e di tutelare gli interessi del lavoro, attraverso lo strumento del contratto. In sintesi, il sindacato nasce per guidare le trasformazioni del lavoro in atto attraverso la contrattazione.

La difficoltà degli ultimi 20 anni è stata proprio quella, soprattutto nel nostro Paese, di guidare le trasformazioni del lavoro. Il popolo delle partite Iva è un caso eclatante: milioni di persone in una nuova forma di lavoro - non è certamente quella del notaio o dell'avvocato - senza rappresentanza alcuna. Eppure c'è chi crede che il sindacato è lontano per cultura e metodi da questa figura. Ci ha pensato Matteo Renzi a ufficializzare la crisi della rappresentanza: ha deciso di riformare il lavoro andando per la sua strada; e, infatti, diversamente dalle precedenti riforme, il Jobs Act non presenta strappi e grovigli - vedi in particolare la legge Fornero.

La rappresentanza datoriale non sta certamente meglio del sindacato: a parte il malcontento di molte aziende, dopo il caso Fiat e il progressivo spostamento del baricentro della contrattazione, vien da chiedersi quale possa essere il destino delle associazioni di categoria in assenza un colpo di coda. In realtà, al di là delle difficoltà che attraversano i soggetti di rappresentanza, saranno proprio la crescente attività contrattuale di secondo livello e il welfare contrattuale/aziendale che ridaranno una prospettiva al mondo sindacale. Inoltre, i soggetti di rappresentanza, proprio perché parte dell'economia reale, se torneranno a parlare il giusto linguaggio daranno del filo da torcere a Matteo Renzi. 

Come nell'ultimo ventennio, chi sta all'opposizione è soltanto preoccupato di demolire chi governa. In assenza del vero confronto politico, il sindacato può trovare delle praterie per tornare a essere quel soggetto collettivo capace, com'è stato in particolare nel corso del secondo dopoguerra, di essere un riferimento importante per il lavoro e la società civile.

Come prima cosa, è necessario un rinnovamento anche generazionale, quello che - piaccia o meno - nella politica c'è stato. Solo in questo modo i soggetti di rappresentanza si riproporranno con nuova linfa e nuove idee. Ma le democrazie moderne non potranno farne a meno perché, come diceva quel genio che è stato Alexis de Tocqueville, "nulla vi è che la natura umana disperi di raggiungere con l'azione libera del potere collettivo degli individui".

 

Twitter @sabella_thinkin

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