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Lavoro

SINDACATI E POLITICA/ La via per rispondere allo "schiaffo" di Renzi

Negli ultimi anni, specie con l'arrivo di Renzi al Governo, il sistema della rappresentanza è stato messo in crisi. Per GIUSEPPE SABELLA i sindacati possono cambiare marcia

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Diceva il grande filosofo danese Søren Kierkegaard che "la vita può essere capita solo all'indietro ma va vissuta in avanti". A maggior ragione, quando si è fermi e avanti non si va, qualche considerazione sul passato - non di natura nostalgica - val la pena farla. Il passato è rivelatore del significato delle cose, del loro perché. E cogliere il significato e il perché delle cose è ciò che permette - non esistono altre vie - di dare un senso al presente.

La grande crisi di questi anni non è solo una crisi economica. È una crisi culturale prima di tutto, Benedetto XVI in Caritas in Veritate parla di crisi spirituale. Al di là del fatto che urge una nuova narrazione - non siamo più in crisi, ma qualcosa è cambiato radicalmente e nulla sarà più come prima - non c'è dubbio che, oggi, per riaffermare valori, significati e prassi sia necessario discernere e scegliere, nell'ottica di costruire un nuovo paradigma. La stessa parola crisi ascrive tra i suoi significati etimologici anche quelli di scelta, decisione.

Anche per ciò che concerne l'economia e il lavoro, siamo invitati a discutere e non a difendere posizioni e modelli consolidati. Sembra un discorso scontato, ma - volendo parlare di futuro della rappresentanza sindacale - ci accorgiamo che così scontato non è. L'economia vive oggi un'iniziale fase post recessiva (4° trimestre consecutivo col segno +) che, cautamente, ci induce a guardare con fiducia al futuro del lavoro e dell'occupazione. Il sindacato e, più in generale la rappresentanza tutta, è all'inizio di una nuova stagione della contrattazione: sono stati rinnovati due importanti contratti (chimici e alimentaristi) e sta per arrivare il terzo (metalmeccanici). Tuttavia, molte questioni da tempo aperte che riguardano i soggetti di rappresentanza sono sotto gli occhi di tutti. 

A parte una conflittualità esagerata che ha segnato l'ultimo ventennio - da quando nel '97 si è iniziato a mettere mano alla regolazione del mercato -, negli ultimi anni tre grossi eventi hanno reso evidente quanto un determinato modus operandi fosse obsoleto: la crisi economica del 2008, il caso Fiat e un nuovo esecutivo che si rapporta alle forze sociali in modo totalmente inedito; tutto ciò chiede alla rappresentanza oggi di ridarsi un orizzonte. Sullo sfondo, ma non troppo, i tentativi falliti da parte del mondo confederale di arrivare a un nuovo accordo generale e il livello delle federazioni che spinge per dare risposte a lavoratori e imprese, in parte anche incentivate dal legislatore.

La crisi e il futuro della rappresentanza sono il tema di cui oggi a Roma, in un convegno organizzato da Think-in dal titolo Quale futuro per la rappresentanza?, si confrontano Marco Bentivogli (Segretario Generale Fim-Cisl), Marco Gay (Presidente Giovani Imprenditori Confindustria) e Tommaso Nannicini (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio).

La crisi della rapprestanza è un fatto acclarato, ne parliamo da tempo: si uniscono cause endogene (poco ricambio generazionale, alta conflittualità, scarsa capacità di dare risposte concrete ai problemi del lavoro) ed esogene (trasformazioni radicali dell'economia e crisi economica). Resta il fatto che oggi la rappresentanza, su entrambi i fronti, pare aver smarrito l'orizzonte.