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Lavoro

Riforma pensioni 2016 / Walter Rizzetto: la Quota 41 è più importante della flessibilità

Per WALTER RIZZETTO, la vera priorità sulla riforma delle pensioni è Quota 41, cioè la norma pensata per i lavoratori precoci che hanno trovato un’occupazione quando erano molto giovani

pensioni (Fotolia)pensioni (Fotolia)

«La vera priorità in tema di pensioni è Quota 41, cioè la norma che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi senza limiti di età. In questo modo si darebbero risposte ai lavoratori precoci che hanno trovato un’occupazione quando erano molto giovani». Lo afferma Walter Rizzetto, vicepresidente della commissione Lavoro a Montecitorio e deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale dopo avere fatto parte in precedenza di M5s e Alternativa libera. Per il 2 aprile i sindacati confederali hanno organizzato una mobilitazione nazionale in tutti i capoluoghi di provincia, per chiedere risposte del governo su temi come flessibilità in uscita, esodati e Quota 96.

Condivide la scelta dei sindacati di mobilitarsi per la flessibilità in uscita? Non mi sembra di ricordare scioperi dei sindacati quando fu votata la Legge Fornero. Dopo di che se i sindacati vogliono scendere in piazza per sostenere il ddl Damiano, io valuterò se manifestare con loro o meno. Anche se è sotto gli occhi di tutti che il disegno del governo Renzi è quello di non avere un ampio dialogo con i sindacati.

Lei ha proposto di estendere Opzione Donna agli uomini. Può essere la strada per la flessibilità? Può essere una delle soluzioni. È chiaro che le donne hanno avuto negli anni qualche impegno in più rispetto agli uomini, perché hanno avuto delle gravidanze, hanno accudito i figli, si sono occupate delle persone che probabilmente stavano poco bene. Ricordo però che ci possono essere anche degli uomini nelle stesse condizioni. Per esempio i maschi non sposati possono avere compiuto più o meno lo stesso percorso.

In che modo si concretizza la sua proposta? Io propongo la soluzione di un’uscita volontaria a 57/58 anni dal mercato del mondo del lavoro anche per quanto riguarda gli uomini. Se vogliamo parlare di parità di diritti, Opzione Donna deve essere una possibilità aperta anche agli uomini. Anche se è sicuramente una possibilità che costa. Non a caso l’Inps ha quantificato in circa 2,5 miliardi la spesa per 36mila donne che potrebbero ritirarsi dal lavoro con questo tipo di strumento.

Quando si parla di pensioni, lei ritiene che esista una questione di parità di diritti anche tra vecchie e giovani generazioni? Le buste arancioni forniranno una sorta di istantanea rispetto alle pensioni che andremo a prendere. Questo è un primo inizio per avere dei dati e capire che cosa succederà. È del tutto evidente però che sino a qualche anno fa noi parlavamo soltanto di sistema retributivo, si creavano le pensioni d’oro e con la legge Mosca si è garantita la possibilità di ricevere una pensione a chi non ha mai versato contributi. Ricordo tra l’altro che il Pd non vuole neanche abrogare quest’ultima legge. Fatto sta che ci sono disparità tra vecchie e nuove generazioni che saranno drammatiche, e quindi sta alla politica cercare di capirle, avere dei dati e porvi rimedio. Non vorrei infatti che determinassero problemi più grandi della stessa legge Fornero.

Intanto il governo sembra voler rinviare qualsiasi soluzione in tema di flessibilità in uscita. Secondo lei perché?