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Lavoro

IDEE/ Lavoro, la "trovata" di Renzi che vale per tutta l'Ue

L'Italia ha presentato un documento con proposte di interventi sulla politica europea, tra cui quella per il lavoro e la disoccupazione. Il commento di MASSIMO FERLINI

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Il documento preparatorio dell'incontro fra il presidente della Commissione europea Juncker e il nostro Governo presentava molti punti di riflessione per il rilancio dell'Europa, oltre alle richieste di flessibilità legate alla politica economica di breve periodo. Si sa che la discussione avviata da Renzi sulle politiche europee è tesa ad avere maggiori margini di manovra, visto che il nostro debito pubblico continua a pesare fortemente sugli impegni per una politica economica che sia di sostegno alla crescita di consumi e investimenti. La necessità di introdurre stock a favore della domanda, infatti, si scontra con i vincoli posti dall'Europa. Avremmo la necessità di diminuire la pressione fiscale e insieme di aumentare gli investimenti pubblici per rilanciare l'economia. Ma queste scelte si scontrano con i vincoli all'indebitamento e la necessità di diminuire lo stock di debito pubblico già esistente. La politica di riforme avviate, dati i limiti di breve periodo della spending review, non consentirebbe di procedere con le scelte necessarie.

La riflessione però va allargata dai problemi di ogni singolo Paese a una visione europea complessiva. L'interpretazione rigida delle regole applicate in questi anni sta portando i paesi più deboli ad avere difficoltà a uscire dalla crisi e nello stesso tempo non ha sostenuto nemmeno il rilancio dei paesi che pure avevano parametri economici migliori. La riflessione indotta dal nostro governo ai partner europei pone perciò il nodo non solo di come riconoscere all'Italia una flessibilità che permetta di compiere le scelte necessarie per lo sviluppo, ma di costruire le basi per una nuova politica economica di rilancio di tutta l'Europa.

In questo senso il paragrafo del Position paper dedicato al lavoro e alla disoccupazione si propone come un esempio di come impostare in modo nuovo le politiche europee per far fronte ai problemi innestati dalla crisi economica. 

Sul tema lavoro l'Italia si presenta con il pieno rispetto degli impegni. La riforma introdotta con il Jobs Act ha mutato radicalmente l'impostazione di fondo del nostro mercato del lavoro. Da uno caratterizzato da tutele squilibrate a favore di chi era già inserito, con la nuova legislazione si è favorito un mercato più aperto, con tutele estese a tutti i lavoratori e un modello di ammortizzatori che favorisce la mobilità. Un nuovo sistema di servizi al lavoro assicurerà poi che chi si trova in difficoltà sia sostenuto in modo proattivo per sviluppare la propria occupabilità e aiutato a trovare un nuovo inserimento lavorativo. Forte di questo successo interno, il Governo italiano apre però una riflessione complessiva.

Il ragionamento proposto ruota intorno alla disimmetria esistente fra le politiche europee. I vincoli posti alle politiche fiscali e monetarie limitano la possibilità per un solo Paese di contrapporsi agli effetti sull'occupazione in caso di asimmetrie negli effetti provocati dalla crisi internazionale. Se nel breve periodo ciò ha significato una crescita della disoccupazione solo nei paesi più esposti agli effetti della crisi, ciò non è più vero negli ultimi anni. Anche se con tassi di disoccupazione che restano diversi, le difficoltà sul mercato del lavoro si sono estese. Cresce la disoccupazione, cresce la sua durata e si estende la fascia di povertà sociale dovuta alla crisi del lavoro.