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Riforma pensioni 2016 / Ichino: sì alla pensione anticipata e senza oneri per lo Stato

Pietro Ichino (Infophoto) Pietro Ichino (Infophoto)

In linea di principio la condividerei, se fosse tecnicamente praticabile: cosa di cui peraltro alcuni dubitano. Però, quando mi sento dire dagli esperti che applicando questa misura soltanto alle pensioni superiori ai 60.000 euro annui il risparmio è inferiore a un miliardo di euro, e che viceversa l’effetto probabile sui consumi interni, causato dall’incertezza dei trattamenti previdenziali futuri e dal clima psicologico di emergenza continua, rischierebbe di costare di più, penso che tutto sommato sia meglio soprassedere.

 

Chiuso il capitolo esodati, che cosa si può fare per i 55enni rimasti senza un lavoro?

Aprire il capitolo delle politiche di promozione dell’invecchiamento attivo, quelle che a nord delle Alpi vanno sotto il titolo dell’Active ageing. C’è moltissimo da fare su questo terreno, sul quale in Italia siamo ancora all’anno zero. Il mondo delle possibili attività retribuite o semi-retribuite per gli ultra cinquantacinquenni è vasto, e da noi inesplorato.

 

In un’intervista fatta nel dicembre 2011 lei disse che la riforma Fornero avrebbe potuto “risultare eccessivamente gravosa per chi ha svolto prevalentemente un lavoro usurante, per chi oggi svolge lavoro manuale, per i lavoratori in mobilità, o per quelli che abbiano effettuato un riscatto contributivo contando sulla vecchia disciplina”. Come ritiene che si debba intervenire per ciascuna di queste categorie?

Per i lavori usuranti è già previsto un anticipo dell’età di pensionamento. Qui si può intervenire sulla definizione dei lavori usuranti, per perfezionarla. Per i lavoratori in mobilità e per i contributori volontari relativamente vicini al pensionamento con le vecchie regole hanno già provveduto le leggi di “salvaguardia” emanate dal dicembre 2011 in poi. Ormai la fase della transizione è superata, e da tre anni si incominciano a vedere gli effetti positivi della riforma del 2011 in termini di aumento costante del tasso di occupazione degli ultracinquantenni. Ora non è più il momento di pensare alle pensioni degli anziani: i problemi di politica sociale più gravi di cui dobbiamo occuparci sono quelli dei giovani.

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