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Riforma pensioni 2016 / Ichino: sì alla pensione anticipata e senza oneri per lo Stato

La riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità resta una dei temi più caldi in Italia. Per PIETRO ICHINO bisogna però cominciare a pensare anche ai giovani

Pietro Ichino (Infophoto) Pietro Ichino (Infophoto)

Il tema della flessibilità delle pensioni resta ancora caldo, tanto che Susanna Camusso ha chiesto anche al ministro della Salute Beatrice Lorenzin di farsi promotrice “in Consiglio dei ministri della necessità di aprire una discussione con il sindacato su un tema così importante”. Dopo i continui rinvii, il Governo sembra ora intenzionato a intervenire sulle pensioni con la prossima Legge di stabilità, compatibilmente con le esigenze di bilancio. Abbiamo fatto il punto con Pietro Ichino, giuslavorista e membro della commissione Lavoro del Senato.

Perché e come ritiene che vada attuata la flessibilità pensionistica di cui si discute da tempo?

Il perché è presto detto: uno dei grandi vantaggi del sistema contributivo consiste proprio nell’indifferenza finanziaria del sistema stesso rispetto alla scelta del lavoratore anziano di andare in pensione quattro anni prima dell’età prevista come normale, perché è lo stesso interessato a “pagare” l’anticipo con una pensione più bassa, oppure a beneficiare del ritardo ottenendo una pensione più alta. Il “come” deriva immediatamente dalla logica del sistema contributivo: lo si deve realizzare senza maggiori oneri per lo Stato.

Non è esattamente quello che chiedono i sindacati, l’opposizione e la minoranza di sinistra del Pd...
Le loro richieste comporterebbero un beneficio per la mia generazione, pagato con un aumento del debito pubblico. Cioè un beneficio per i sessantenni di oggi che verrà pagato dai loro figli e nipoti. Sarebbe l’aggravamento di un’ingiustizia già molto grave: la mia generazione ha già beneficiato assolutamente troppo, in termini pensionistici, a spese delle generazioni successive. Ogni euro di cui disponiamo oggi per la spesa sociale va destinato, semmai, a sostegno di queste ultime: quindi a combattere la povertà infantile, a coprire i buchi nella previdenza dei giovani, a sostenere le famiglie con una persona non autosufficiente.

Il governo ha annunciato che intende ridurre ulteriormente le tasse. Ci sarebbero le risorse per introdurre anche la riforma delle pensioni?

Come ho detto, se anche ci fossero, non andrebbero spesi a vantaggio dei sessantenni di oggi che aspirano ad andare prima in pensione senza la corrispondente riduzione della rendita, ma a vantaggio dei ventenni, trentenni e quarantenni che in pensione andranno a settant’anni, e mediamente con rendite nettamente più basse delle nostre.

La cosiddetta flessibilizzazione dell’età di pensionamento inizialmente avrebbe dovuto essere varata nei primi mesi del 2016; ora è stata rimandata a data da destinarsi. I politici stanno prendendo in giro i lavoratori?

No: il motivo del rinvio sta nel disaccordo, che in qualche misura si registra anche in seno alla maggioranza, tra chi vuole che questa misura venga attuata con un aumento della spesa corrente statale, e chi, a mio avviso giustamente, rifiuta questa scelta.

Lei condivide la proposta del presidente Inps, Tito Boeri, di ridurre almeno un po’ la parte non “guadagnata” delle pensioni già in essere?