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RIFORMA PENSIONI 2016/ Loy (Uil): il "pensionamento dolce" per cominciare a correggere la Legge Fornero

Riforma pensioni 2016, per GUGLIELMO LOY, bisogna introdurre il pensionamento dolce degli ultrasessantenni con fondi finanziati dallo Stato e con i contributi di imprese e lavoratori

Il 2 aprile i sindacati sono scesi in piazza per le pensioni Il 2 aprile i sindacati sono scesi in piazza per le pensioni

«Introduciamo il “pensionamento dolce’ degli ultrasessantenni grazie ai fondi comuni creati con i finanziamenti dello Stato e con i contributi di imprese e lavoratori». È la proposta di Guglielmo Loy, segretario confederale Uil. In attesa della flessibilità pensionistica che renderebbe meno rigida la riforma Fornero, Matteo Renzi ha lanciato l’idea del bonus da 80 euro per le pensioni minime. I sindacati però chiedono di più e, dopo la manifestazione del 2 aprile in tutti i capoluoghi di provincia italiani, si preparano ad altre forme di mobilitazione.

Quali sono gli obiettivi della mobilitazione dei sindacati?

È ormai un pensiero diffuso che questo rigido sistema di pensionamento crea problemi per chi ha una lunga stagione di lavoro, spesso con mestieri non semplici dal punto di vista psico-fisico. Ma soprattutto la legge Fornero crea un blocco al turn-over di cui invece ci sarebbe tanto bisogno nelle imprese. Anzi diventa assolutamente necessario soprattutto in quelle tecnologicamente più esposte, dove l’aggiornamento è complesso e c’è bisogno di professionalità che hanno avuto un percorso di competenze più recenti.

Finora il governo Renzi ha mostrato che la sua strategia è quella di non dialogare con i sindacati. Questa volta pensate di ottenere qualcosa?

La nostra impressione è che quello della flessibilità pensionistica sia diventato un tema che nei principi generali è condiviso da tutti. Lo stesso proliferare di proposte come quelle del presidente Inps, Tito Boeri, e delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, dimostrano l’attenzione di maggior parte della politica. Ovviamente c’è un problema.

Quale?

Per fare una modifica seria e sostenibile occorre tenere conto dell’aspetto finanziario. A meno che si vogliano introdurre penalizzazioni tali da mettere in atto una brutale operazione a costo zero. Questo però ci sembrerebbe ingiusto e controproducente, perché a fronte di un danno sull’entità dell’assegno pensionistico si determina un effetto fortemente dissuasivo.

Quindi voi dite no a riforme a costo zero?

E’ giusto che la finanza pubblica ci metta qualcosa. Si può ragionare sull’entità, sulla gradualità, sulla compartecipazione delle stesse persone nel sostenere il costo delle casse pubbliche, ma è inevitabile che sia lo Stato a mettere una prima toppa al rigido sistema dello scalone instaurato dalla Fornero.

Boeri ha proposto una penalizzazione del 3% annuo per tre anni di anticipo massimo. È un compromesso accettabile?