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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016 / Oggi 14 aprile news: Damiano, “no part time agevolato, ci vuole pensione anticipata a 62 anni” (ultime notizie live)

Novità su riforma pensioni, con le ultime notizie che riguardano i principali temi previdenziali e le news che arrivano mediante le dichiarazioni di polici, esperti e sindacalisti

Giuliano Poletti (Infophoto)Giuliano Poletti (Infophoto)

Interviene ancora sul tema della riforma pensioni 2016 Cesare Damiano: non è convinto che il part-time agevolato possa essere un buono strumento in campo previdenziale. L’ex ministro ritiene che non verrà utilizzato molto e che, soprattutto, non sarà in grado di “svecchiare” le imprese, dato che non si parla di sostituire il lavoratore anziano con uno giovane. Per il Presidente della commissione Lavoro della Camera, dunque, occorre varare la flessibilità pensionistica, utilizzando una parte dei grandi risparmi che gli ultimi interventi sul sistema pensionistico hanno portato. La pensione anticipata a 62 anni, secondo Damiano, è infatti anche in grado di poter incentivare il turnover aziendale.

Ieri, il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha apposto la propria firma sul decreto relativo alla norma del part-time agevolato in uscita dal mondo del lavoro per i dipendenti con contratto a tempo indeterminato in odore di pensione. Un decreto salutato con soddisfazione dall’intera maggioranza ma che tuttavia secondo alcuni calcoli potrebbe nascondere una vera e propria beffa. Infatti,nel decreto viene rimarcato come le risorse messe a disposizione per il triennio 2016 – 2018 siano pari a 240 milioni di euro sufficienti per permettere a circa venti mila lavoratori in tutta Italia di fruire di questo strumento. Un numero decisamente irrisorio se si considera che la platea di lavoratori che potenzialmente vi possono accedere è pari a 389 mila unità ed ossia grosso modo il 5% del totale.

Giuliano Poletti cerca di correre ai ripari rispetto alle polemiche sul part-time agevolato di cui ha firmato ieri il decreto. Il ministro del Lavoro ha infatti dichiarato che “in questo primo avvio sperimentale, una quota di donne potrà rientrare nella possibilità del part-time a tre anni dalla pensione”, specificando anche che l’accesso delle donne a questo tipo di contratto “non dipende né dal ministro del Lavoro né dalla legge di stabilità, bensì dalle leggi sulle pensioni che sono fatte in una certa maniera”. Poletti ha anche detto che in generale dopo il primo anno si traccerà un bilancio sull’uso del part-time e si faranno delle valutazioni. “Se le cose funzioneranno replicheremo e rafforzeremo tale strumento; se invece questo non trova il consenso dei cittadini, faremo valutazioni diverse”, ha detto.

Nella giornata di ieri il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha firmato il decreto con cui viene regolarizzata la norma sull’accesso al part-time agevolato inserita nella Legge di Stabilità. Uno strumento salutato con soddisfazione da tutta la maggioranza che ha rigettato con forza accuse su presunte conseguenze sulla pensione dei lavoratori che ne avranno accesso. Nello specifico il vice Ministro all’Economica, Enrico Zanetti nel corso della trasmissione Agorà in onda su Rai Tre, ha sottolineato come la pensione del lavoratore che accede al part-time agevolato “resta piena fino all’ultimo giorno di lavoro e quindi non c’è nessun riflesso in termini pensionistici”. Lo stesso Zanetti, non si è sbilanciato sul numero di lavoratori che potrebbero accedere a questa opzione che rende decisamente meno pesante l’ultimo periodo di lavoro pre pensionistico.

Il part-time agevolato è “un piccolo passo per costruire un mercato del lavoro che dia flessibilità agli anziani e stabilità ai giovani”. Lo evidenzia Domenico Proietti, Segretario confederale della Uil, secondo cui resta necessaria una riforma delle pensioni che superi il brusco innalzamento dell’età pensionabile introdotto dalla Legge Fornero. “Bisogna quindi varare subito un provvedimento prevedendo la flessibilità in uscita a 62 anni. Questo permetterebbe di riattivare anche un positivo turnover nel mercato del lavoro a beneficio dei giovani”, segnala Proietti. C’è da dire che da tempo i sindacati hanno chiesto al Governo di aprire un tavolo sul tema, ma senza un esito concreto.

Mentre Poletti firma il decreto sul part-time agevolato, i sindacati continuano a chiedere una riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità Annamaria Furlan, intervistata da Repubblica, evidenzia come la misura del Governo “non sarà di facile utilizzo e accesso”. Inoltre, “non favorisce l’assunzione di giovani, aspetto per noi fondamentale”. Il Segretario generale della Cisl ricorda poi che la Legge Fornero ha garantito 80 miliardi di risparmi fino al 2020, quindi da lì si potrebbero prendere le risorse necessarie a modificare l’attuale sistema pensionistico. “Anziché spot continui, il governo ci convochi. Siamo pronti a discuterne”, conclude la Furlan.  Il part-time agevolato, uno dei tasselli della riforma delle pensioni contenuto nella Legge di stabilità, sta per diventare operativo, ma è già oggetto di critiche. Come quella della Uil, che fa notare come la misura sarà di fatto a uso “esclusivo” degli uomini. Le donne che infatti nel 2016 compiono 64 anni possono andare direttamente in pensione grazie a una deroga alla Legge Fornero. Le italiane nate nel 1953, invece, riusciranno a raggiungere il requisito anagrafico per la pensione solo nel 2019 e dunque non rientrano nella platea che può utilizzare la misura. 

Ancora non si hanno novità su una riforma delle pensioni nel 2016, ma intanto Giuliano Poletti ieri ha firmato il decreto riguardante il part-time agevolato, introdotto con l’ultima Legge di stabilità. Lo strumento permetterà ai lavoratori del settore privato con contratto a tempo indeterminato che possiedono il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (ovvero 20 anni di contributi) e che maturano il requisito anagrafico entro il 31 dicembre 2018 di passare dal tempo pieno al part-time, con una riduzione d’orario tra il 40% e il 60%, ricevendo in busta paga una somma (che non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente) pari ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per l’orario non lavorato.  Lo Stato si occuperà di riconoscere al lavoratore la contribuzione figurativa per le ore non lavorate, in modo che al momento in cui si lascerà il lavoro si avrà la pensione come se si fosse lavorato a tempo pieno. In buona sostanza il lavoratore lavorerà meno ore, avrà una piccola riduzione dello stipendio e una pensione piena. Per usufruire di questa misura, il lavoratore dovrà farsi certificare dall’Inps i requisiti anagrafici e contributivi e dovrà poi accordarsi con il datore di lavoro per stipulare un "contratto di lavoro a tempo parziale agevolato" nel quale viene indicata la misura della riduzione di orario.

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