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Lavoro

GIOVANI E LAVORO/ Il "jolly" per evitare la generazione perduta

La disoccupazione giovanile resta un grosso problema. Sostegni all'auto-imprenditorialità e all'avvio di start-up possono aiutare a contrastarla, ricorda GIANCAMILLO PALMERINI

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I giovani sono stati, come ormai tristemente noto, i soggetti colpiti più duramente dalla Grande Recessione degli ultimi anni. Nel 2014, ad esempio, il tasso di disoccupazione, in Europa, per le persone tra i 15 e i 29 anni è stato di ben sette punti percentuali superiore al tasso di disoccupazione totale. In questo quadro la promozione dell'auto-imprenditorialità è diventato un sempre più diffuso strumento di politica per ridurre la disoccupazione e creare posti di lavoro sostenibili.

Tuttavia, l'imprenditorialità non è di per sé una soluzione per la disoccupazione giovanile e non è certamente un percorso senza ostacoli da affrontare. Infatti, i dati a livello europeo ci mostrano, che, sebbene vi sia una più significativa percentuale di giovani che, in generale, esprime una preferenza per il lavoro autonomo rispetto ai lavoratori più anziani, il tasso di lavoro autonomo delle nuove generazioni rimane, in ogni caso, particolarmente basso.

In questo quadro è stato pubblicato, solo pochi giorni fa, un interessante rapporto di Eurofound che fornisce un'ampia panoramica delle misure di sostegno alle start-up pensate specificatamente per i giovani, nonché a quelle, di portata più generale, che sono, in ogni caso, rilevanti a tal fine. La ricerca esamina, tra le altre cose, anche l'impatto delle misure selezionate e tenta di offrirne una prima valutazione. 

L'efficacia delle politiche a favore dell'auto-imprenditorialità giovanile sembra, tuttavia, particolarmente difficile da valutare, e così lo studio si focalizza sul tentativo di evidenziare alcune questioni chiave relative al complesso tema di come si sostiene la nascita e l'avvio di start-up. Da una mappatura di queste azioni emerge, così, come ormai quasi tutti gli Stati membri abbiano messo in campo azione a favore dell'imprenditorialità giovanile principalmente in risposta agli alti tassi di disoccupazione giovanile.

Molti di questi interventi, almeno questo ci dice il recente studio europeo, operano su piccola scala, con misure temporanee e risorse finanziarie relativamente limitate che ne riducono, quindi, almeno parzialmente, il loro potenziale impatto.

Sembra, tuttavia, che questa possa diventare la carta da giocarci, a partire dalle prossime settimane, per rilanciare l'occupazione nel nostro Paese dopo che gli "effetti speciali" immaginati con l'approvazione del Jobs Act sembra siano svaniti con la fine dei ricchi incentivi della decontribuzione.

Insomma, a "rottamare" l'incubo di una "generazione perduta" dovranno essere, probabilmente, gli stessi giovani, novelli "Steve Jobs", chiamati a vincere questa sfida cruciale per il loro futuro, e di conseguenza, per il nostro Paese.

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COMMENTI
22/04/2016 - ma quali start up (Michele Ballarini)

Il 75% delle imprese "start up" cessa l'attività entro il primo anno dalla costituzione. Pochissime sopravvivono. Lo "startapparo", signori economisti liberisti del c., non è un'attività; rilevano i contenuti dell'immpresa, il "che cosa fa" l'impresa neonata (start up). E NON TUTTI POSSONO FARE GLI IMPRENDITORI! Piuttosto mancano infermieri, ad esempio. Tagli indiscriminati e dissennati alla sanità hanno peggiorato la qualità dei servizi sanitari, come è sotto gli occhi di tutti, bastando recarsi in un qualsiasi pronto soccorso o nei reparti ospedalieri. Per evitare la generazione perduta serve il ricambio nei posti di lavoro, serve occupazione retribuita correttamente, non sottopagata. Ricordo ai baldi quarantenni che con il passaggio dalla lira all'euro sono stati convertiti in euro stipendi e salari già innaturalmente bassi. Liberalizzare i contratti di lavoro (grazie Biagi...) ha comportato l'impoverimento della società, l'arricchimento di pochi (fate un giretto nei 100 paradisi fiscali), la condanna ai lavori forzati della generazione degli over 50, e la disoccupazione per quella degli under 40. Una bomba sociale. Ringraziamo tutti da Sacconi alla, soprattutto, Fornero, la cui riforma imposta da quell'ente inutile che è la UE ha causato la rovina dell'Italia.