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Riforma pensioni 2016 / Oggi 22 aprile. Pensione anticipata con prestito garantito dal Tfr (ultime notizie live e news)

Riforma pensioni, ipotesi intervento attraverso un prestito garantito dal Tfr. Le ultime notizie riguardanti i temi previdenziali e le news che arrivano dal dibattito

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Il Governo continua a studiare una riforma delle pensioni che sia sostenibile dal punto di vista finanziario e una delle ipotesi, secondo quanto riporta Il Messaggero, è quella di consentire la pensione anticipata versando i contributi mancanti mediante un prestito bancario che dovrebbe avere come garanzia il Tfr del lavoratore. Dunque il cittadino potrebbe accedere prima alla pensione, salvo poi restituire il prestito ricevuto una volta maturati effettivamente i requisiti pensionistici. Questa soluzione sarebbe certamente sostenibile per le casse pubbliche, ma probabilmente non risulterebbe “attraente” per molti lavoratori, dato che si troverebbero con un debito da rimborsare. Cesare Damiano cerca di spingere ancora una volta il Governo a varare una riforma delle pensioni, dato che ritiene assurdo che gli italiani possano lasciare il lavoro solo dopo i 66 anni. L’ex ministro ha anche ricordato che ci sono almeno tre casi di “convenienza” rispetto anche alle soluzioni di cui si è discusso negli ultimi giorni. Il primo è quello di un’azienda che ha degli esuberi, il secondo è quello di un 62enne che si trova improvvisamente senza lavoro e dunque rischia di allargare le fila dei poveri, il terzo è quello di un lavoratore che, avendo avuto una buona carriera e retribuzione, potrebbe anche permettersi di andare in pensione lasciando libero un posto di lavoro. 

Susanna Camusso si schiera contro il prestito pensionistico quale ipotesi di risposta alle richieste di riforma delle pensioni che arrivano da più fronti. “Quando si parla di prestito si parla di pensioni che valgono 900-1.000 euro al mese. Che cosa si prestano?”, ha detto il numero uno della Cgil, che ha poi attaccato il Governo dicendo. “Possiamo smetterla di trovare ipotesi in libertà che hanno tutte lo stesso significato? Cioè che il governo, dopo aver annunciato 27 volte che affrontava il tema delle pensioni, non lo vuole fare. Discutiamo di questo”. Camusso ha anche ricordato che il sistema previdenziale attuale non dà prospettive ai giovani e non permette di andare in pensione a chi non ce la fa più.

Lavoratori precoci ed esodati oggi sono a Roma per manifestare sotto la sede del ministero dell’Economia e delle Finanze chiedendo una riforma delle pensioni che contenga Quota 41 e un’ottava salvaguardia per i 24.000 italiani rimasti senza lavoro e senza pensione dopo la Legge Fornero. Gli esodati chiedono poi in particolare che il Governo proceda a restituire al Fondo esodati le risorse tolte lo scorso anno, che dovevano appunto servire per i provvedimenti di salvaguardia che ancora non si sono rivelati sufficienti. In queste ore sui social network sono comparsi foto e video dell’evento, che ritraggono anche Rosario Trefiletti di Federconsumatori e Cesare Damiano in compagnia dei manifestanti. 

Annamaria Furlan continua a insistere chiedendo al Governo di aprire un confronto su una riforma delle pensioni che appare sempre più necessaria, dato che “siamo un Paese in cui si va in pensione a 66-67 anni a prescindere dal lavoro che si fa e dagli anni di contributi versati. E questo è improponibile”. La numero uno della Cisl, parlando ai microfoni del Gr3 Rai, ha quindi evidenziato come il tema delle pensioni sia molto serio e delicato.  Ciononostante si sono sentite diverse ipotesi e annunci di intervento, anche contraddittori tra loro. “Se il Governo ha una proposta si confronti con chi rappresenta i lavoratori e i pensionati”, ha aggiunto Furlan.

In attesa di una riforma delle pensioni, ieri si era parlato dell’ipotesi di ampliare il bonus da 80 euro, portandolo addirittura a 100 euro, poi smentita dal Governo. Resta il fatto che secondo l’Unione nazionale consumatori, bisognerebbe restringere l’attuale platea dei beneficiari di questo bonus, “tenendo conto dell’Isee”, in modo da utilizzare le risorse per allargare la misura ai pensionati. La soglia di 24.000 euro va bene, ma a condizione che in famiglia non ci siano altri redditi”, ha spiegato Massimo Dona, Segretario Unc, evidenziando come diversamente il rischio sia quello di dare persino tre bonus a uno stesso nucleo familiare, lasciando invece a secco un altro. 

In questi giorni c’è stato del malcontento da parte dei lavoratori e dei sindacati per il mancato inserimento nel Def 2016 delle questioni relative alla flessibilità in uscita e di altre questioni legate alle pensioni. Tuttavia nelle ultime ore ci sono state delle importanti aperture della Maggioranza al riguardo del problema degli esodati, aprendo alla possibilità di prevedere una eventuale ottava salvaguardia. Questa opzione è stata tirata in ballo nella Commissione Lavoro della Camera dei deputati dall’esponente del Partito Democratico, Maria Luisa Gnecchi. La deputata ha fatto presente che l’ottavo provvedimento dovrà “essere quello definitivo, in quanto si tratta di misure volte a porre rimedio a situazioni determinatesi nel 2011. L’ottavo provvedimento sarà necessario per risolvere le criticità ancora in sospeso e che riguardano, ad esempio, i lavoratori in mobilità autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, i lavoratori agricoli e le collaboratrici familiari, esclusi dall’ultimo provvedimento di salvaguardia”. Insomma, sembra che ci siano tutte le promesse affinché il Governo possa risolvere una volta per tutta una vicenda che si trascina avanti tra polemiche e proteste quasi da cinque anni.

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COMMENTI
23/04/2016 - vergognaaaaaaaaaa!!!!!!! (marco mannelli)

Vergogna!!! Vergogna!!! Vergogna!!! Ma non si rendono conto di offendere l'intelligenza dei lavoratori?.. cioè io oggi se voglio andare in pensione prima, devo pagare?????? E loro mangiano sulla nostre spalle a quattro palmenti!!!!Ma andate a morire ammazzati !!!!!!!

 
22/04/2016 - il ridicolo prestito pensionistico (Michele Ballarini)

La Camusso ha pienamente ragione. Padoan dovrebbe vergognarsi, semplicemente, di giocare sulla pelle dei lavoratori anziani, che già tanto hanno dato alla propria azienda e, soprattutto, allo Stato. La sorte del prestito pensionistico sarà la stessa del TFR in busta paga. Un flop.