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Lavoro

SINDACATI E POLITICA/ Le operazioni "pericolose" sui contratti nazionali

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Però anche la Federmeccanica ha ottime ragioni quando ricorda che esistono ormai voci retributive - come i premi di risultato e le erogazioni di welfare - che contemperano l'esigenza aziendale di non svenarsi e quella dei lavoratori di guadagnare di più grazie alla tassazione agevolata: al 10% sui premi di risultato e addirittura allo 0% per le erogazioni di welfare, contro una tassazione ordinaria degli incrementi contrattuali che in media si attesta al 38%.

Qui imprenditori e sindacati non possono che essere d'accordo, ma devono fare bene i conti con l'Oste-erario: perché se un domani tutto il sistema dell'industria privata si orientasse a erogare gli aumenti nelle formule detassate, il gettito fiscale previsto sul monte-salari si ridurrebbe in una misura che forse il governo sarebbe costretto poi a comprimere diversamente, per non riportarne dei danni sui famosi "saldi" del bilancio pubblico, famelico di entrate fiscali (non a caso cresciute anche nel 2015) come non mai.

Poi, per carità: la proposta Federmeccanica è interessante anche su altri fronti, come la garanzia al 100% dei dipendenti di una copertura sanitaria estesa anche ai loro familiari e a totale carico delle aziende attraverso il fondo mètaSalute che coprirà anche i lavoratori in cassa integrazione e in mobilità; o l'aumento del contributo aziendale per la previdenza complementare che potrebbe aumentare "in una sola tornata contrattuale in misura quasi pari all'incremento maturato in circa 20 anni". Ma se lo scambio che gli imprenditori propongono ai lavoratori è quello di rinunciare, a fronte di questi vantaggi, alla forza contrattuale connessa al contratto nazionale e alle trattative nazionali su di esso, in favore della sede aziendale, ecco: la storia di Esaù e Giacobbe deve insegnare qualcosa, non si rinuncia a un ruolo, a un diritto permanente in nome di un interesse contingente. 

Il ruolo e il diritto del sindacato nazionale è quello di scrivere norme valide per tutti a livello nazionale con tutto il potere contrattuale che deriva appunto dalla forza della rappresentanza. Le aberrazioni come quelle ricordate all'inizio - risultati aziendali in caduta e salari in crescita - vanno sanate, ma analizzandole e riconoscendole comunque in sede nazionale; a livello aziendale si faranno gli aggiustamenti e le integrazioni appropriate, ma in un ambito di regole collettive più vasto di quello che piacerebbe agli industriali, anche se forse non più quanto lo è stato negli ultimi vent'anni su pressione sindacale. In fondo, una mediazione: da trovare, appunto, in sede nazionale.

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