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IL CASO/ I contratti che aiutano i "portafogli" di imprese e lavoratori

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Per i casi indicati si tratta di interventi economici significativi ma limitati. Si tratta di un ammontare annuo di 258,23 euro annui. Cifra significativa per alcuni servizi all'infanzia e per interventi estivi di istruzione/formazione, ma che copre altri solo in modo parziale. È per questo che la forma più diffusa di accordi di questo tipo ha riguardato convenzioni di tipo mutualistico. La ripresa di un istituto che con troppa fretta si era ritenuto superato è oggi evidente. Con cifre minime si può intervenire per spese non coperte dal sistema sanitario nazionale. 

Molti accordi sono finalizzati a copertura mutualistica per la prevenzione e le cure odontotecniche o per interventi oculistici. In alcuni casi sono a copertura del costo dei ticket per l'età pensionabile. Si tratta di interventi che servono a estendere i servizi di welfare delle famiglie in quei settori dove non arrivano le coperture dei servizi esistenti e che spesso sono spese certe (si vedano gli interventi dentistici) nelle diverse età della vita.

L'ulteriore novità introdotta dal decreto attuativo è però l'estensione dei benefici fiscali, sia per l'impresa che per il lavoratore, nel caso in cui il welfare aziendale sia conseguenza di accordi di produttività aziendale. In questo caso il massimale annuo con detassazione completa è di 2.000 euro (2.500 nel caso in cui anche si prevedano forme di partecipazione attiva nell'attuazione del processo produttivo e del recupero di produttività). Per comprendere la portata di ciò, a fronte di un premio di produttività di 2.000 euro pagato monetariamente, il lavoratore avrebbe un netto di circa 1.650 euro e l'impresa un costo di 2.450 euro. Se l'accordo di produttività viene erogato attraverso un paniere di welfare contrattuale, il valore netto per il lavoratore, e il costo per l'impresa, è di 2.000 euro pieni. È soprattutto quest'ultima possibilità che caratterizza un intervento legislativo non solo teso a favorire un sostegno fiscale alle nuove forme di welfare aziendale, ma che è anche forte impulso alla contrattazione decentrata finalizzata a sostenere una ripresa della produttività.

L'attenzione prestata inoltre a premiare accordi che prevedono forme di partecipazione alla gestione degli accordi aziendali indica anche una volontà politica di favorire accordi che introducano nuove relazioni aziendali, mettendo fine al prevalere di forme esclusivamente conflittuali che appaiono oggi antistoriche.

Le piattaforme comuni presentate da Cgil, Cisl e Uil fanno sperare che si sia avviata su questo terreno una riflessione comune che porti a una veloce diffusione di contratti aziendali sulla produttività e con nuove esperienze di welfare aziendale. Ve n'è bisogno per riuscire a estendere le esperienze aziendali in accordi territoriali che coinvolgano anche il tessuto di piccole imprese che caratterizza il sistema produttivo italiano.

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