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Lavoro

Riforma pensioni 2016/ Oggi 26 aprile. Damiano: su pensione anticipata vogliamo fatti (ultime notizie live e news)

Riforma pensioni, ultime notizie. In pensione i lavoratori precoci ancora non riescono ad andare e sono pronti a tornare in piazza. Le news sui principali temi previdenziali

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Cesare Damiano ancora una volta va in pressing sul Governo Renzi perché vari una riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità. L’ex ministro riconosce che il Premier sulle pensioni minime non ha preso impegni, ma gli ricorda che in più occasioni ha invece promesso il varo della flessibilità. “Adesso ci aspettiamo di vedere i fatti nella legge di Stabilità di fine anno, dopo che anche nel testo del Def è scritto che la flessibilità delle pensioni è un obiettivo del Governo”, ha aggiunto il Presidente della commissione Lavoro della Camera. In questo senso ancora non sembra esserci una proposta concreta da parte dell’esecutivo, che non ha nemmeno risposto ai sindacati che da dicembre scorso hanno chiesto di aprire un tavolo sul tema.

I lavoratori precoci si preparano a tornare ancora in piazza a Roma il 19 maggio per chiedere una riforma delle pensioni che tenga conto delle loro richiesta, in particolare di Quota 41. Sulla pagina Facebook del gruppo “Pensioni lavoratori, precoci ed esodati” è stato postato l’invito a partecipare in numero maggiore possibile, dandone anche preventiva comunicazione. Questo per rendere anche più facile l’organizzazione dell’evento. “Ora o mai più” è lo slogan scelto per cercare di portare in piazza quante più persone possibile. Ed essendo da tempo che i lavoratori precoci portano avanti le loro istanze non avrebbe in effetti senso “mollare” proprio adesso. Giorgia Meloni critica Matteo Renzi per le sue dichiarazioni in materia di riforma delle pensioni. Il leader di Fratelli d’Italia evidenzia infatti che “ogni volta che siamo in campagna elettorale Renzi annuncia un grande provvedimento che gli frutta un po’ di consenso, ma poi sostiene che manchino i soldi”. Al Premier la Meloni ha ricordato che se si continuano “a dare miliardi di euro per fare marchette alle banche, i soldi per i pensionati” poi non si possono trovare. Non sembra dunque un buon momento per il Premier sul fronte delle pensioni, dato che ha anche incassato delle critiche per le sue dichiarazioni sull’aumento delle pensioni minime, su cui non intende prendere un impegno.

Non è certo tenero il commento di Stefano Corradino, Direttore di articolo21.org, alle dichiarazioni rilasciate ieri da Renzi circa il suo non prendere impegni su una riforma delle pensioni minime. Il giornalista ricorda le statistiche secondo cui in Italia ci sono 1,47 milioni di famiglie in povertà assoluta (4,1 milioni di persone, il 6,8% della popolazione) e ben il 63,4% dei pensionati percepisce meno di 750 euro al mese (e oltre 2 milioni di loro si fermano sotto i 500 euro). Cittadini per cui gli 80 euro alle pensioni minime di cui il Premier aveva parlato durante una sessione di “Matteorisponde”, sarebbero “insufficienti, quasi inutili per chi percepisce un reddito così basso ed umiliante, ma sarebbe quantomeno un primo passo”, scrive Corradino sul sito del Fatto Quotidiano. “Ma neanche su questo” Renzi “prende ancora l’impegno”.

L’economista Luigi Guiso, in un intervento su Il Sole 24 ore, si oppone all’idea che una riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità possa essere d’aiuto nel contrasto alla disoccupazione giovanile. Per il professore sono migliori altre misure per raggiungere questo scopo: sussidi all’assunzione più potenti degli attuali e condizionati all’età; mobilità geografica favorita verso aree dove ci sono più opportunità di lavoro anche all’estero, predisponendo misure per il rientro in Italia; abbassare l’aliquota contributiva delle giovani generazioni per investirne una parte in fondi pensionistici con elevata componente azionaria e più alto rendimento futuro; tagliare l’aliquota d’imposta sulle pensioni future.

Con un’interrogazione a risposta scritta, Maria Luisa Gnecchi e i deputati del Pd in commissione Lavoro hanno chiesto al Governo di quantificare quanti esodati restano ancora da salvaguardare, così da poter stimare anche i costi per un ottavo intervento a loro tutela. Si tratta di un passaggio formale importante per poter poi costruire una vera e propria proposta di legge per l’ottava salvaguardia e l’obiettivo dei deputati sembra essere quello di poterla incardinare in Parlamento entro l’estate. Obiettivo per il quale è importante avere anche una rendicontazione relativa ai sette precedenti interventi.

La Rete dei Comitati degli esodati, che settimana scorsa ha manifestato davanti alla sede del Mef proprio per chiedere l’ottava salvaguardia, esprime soddisfazione per l’iniziativa di Gnecchi e della commissione Lavoro delle Camera, ma in un post sulla propria pagina Facebook segnala che il cammino per raggiungere l’obiettivo non sarà facile. Per questo si prepara a tornare in piazza a manifestare.

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COMMENTI
26/04/2016 - da chi prenderanno i soldi? (Michele Ballarini)

D'accordo sul proposito e obiettivo di aumentare le pensioni minime. Si faccia però attenzione: non tutti coloro che percepiscono pensioni minime sono poveri. Mia padre era commercialista, e vi garantisco che molti sono coloro che percepiscono pensioni minime avendo accumulato grandi risparmi. Le politiche economiche e sociali fondate sui redditi dichiarati, in Italia, causano molte ingiustizie. Inoltre, se per aumentare le pensioni minime i soldi si prendono dai fondi INPS alimentati dai contributi dei lavoratori dipendenti, si sommano ingiustizie su ingiustizie. I contributi che i lavoratori dipendenti versano sono denari loro, prelevati/trattenuti dallo stipendio. Infatti, quello che il lavoratore percepisce è uno stipendio/salario lordo, dal quale vengono detratte imposte e contributi. I soldi devono essere recuperati dall'evasione fiscale e contributiva, o da una reale spending review dell'apparato pubblico, il cui costo non è rappresentato dagli stipendi dei dipendenti!