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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Simonetti: il governo vuole la flessibilità a spese di lavoratori e aziende

Riforma pensioni 2016. Rispetto ai piani del Governo, ROBERTO SIMONETTI spiega che il suo timore è che si voglia gravare sul costo del lavoro per le aziende o sui lavoratori

Pier Carlo PadoanPier Carlo Padoan

«Il mio timore è che il governo stia preparando una flessibilità in uscita interamente a carico delle aziende e dei lavoratori». È il commento di Roberto Simonetti, deputato della Lega nord, segretario della commissione Lavoro alla Camera. Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, parlando di fronte alla commissione Bilancio di Camera e Senato ha detto: “Ci sono margini per ragionare sia sugli strumenti sia sugli incentivi per migliorare le opportunità per chi sta per andare in pensione e per chi deve entrare nel mondo del lavoro. In questo senso sono aperto a forme di finanziamento complementare”.

Che cosa si aspetta alla luce delle parole del ministro Padoan?

Bisogna capire che cosa si intende per finanziamento complementare. La mia preoccupazione è che il secondo pilastro si tramuti in primo. Non vorrei che poi il sistema pensionistico di primo livello, legato alla contribuzione diretta, venisse a essere “aiutato” con un finanziamento privato o del datore di lavoro o del lavoratore.

Lei che cosa teme in particolare?

Non vorrei che questo finanziamento si tramutasse in un aumento delle aliquote contributive o addirittura nella costituzione di un secondo pilastro rafforzato che in futuro diventerà sostitutivo rispetto al primo. Il mio timore è che si voglia utilizzare il Tfr come nel caso del pensionamento anticipato attraverso il part-time, il cui decreto è stato approvato la scorsa settimana. In quest’ultimo caso si va a gravare per il 24% sul costo del lavoro per le aziende. Di fatto è una flessibilità in uscita pagata dal datore di lavoro.

Come valuta questa scelta?

Personalmente non condivido questa scelta, in quanto ritengo che la flessibilità in uscita andrebbe finanziata grazie alla fiscalità generale come è sempre avvenuto. La flessibilità va cioè resa possibile da un risparmio nella spesa generale dello Stato attraverso il taglio delle uscite improduttive, e non invece con un aggravio della contribuzione privata.

La previdenza integrativa è comunque consigliabile per un giovane che intenda percepire una pensione dignitosa in tempi ragionevoli?

Sì. Tanto vale mettere i propri risparmi in un’assicurazione, anziché darli allo Stato, visto che poi il lavoratore nato nel 1980 non riceverà indietro l’assegno prima di avere compiuto i 70 anni. A un lavoratore che oggi ha 30 anni conviene molto di più aderire a un’assicurazione privata, concordando che quando avrà 60 anni il capitale gli darà una rendita stabilita da un accordo tra le parti.

Quanto può venire a costare un’assicurazione privata?


COMMENTI
29/04/2016 - La verità sulle pensioni (Carlo Cerofolini)

Riguardo al sistema pensionistico italiano mi permetto di fare due sole osservazioni: 1) non è vero affermare che l'attuale sistema pensionistico sia a distribuzione, in quanto è (era?) in realtà corretto da una capitalizzazione importante con cui fare cassa per fare fronte ai periodi di “magra”, costituita dai beni immobili posseduti dai vari enti previdenziali. Beni immobili che da tempo però sono in via di dismissione anche se, purtroppo, spesso vengono svenduti soprattutto ai potenti e agli “ammanigliati”. Senza poi considerare che detti immobili sono stati e sono fonte di rimessa anziché di entrate cospicue. Ciò per avere canoni in genere ridicoli, tassi di morosità elevati, manutenzioni onerose, ecc.; 2) i contributi versati dai lavoratori sono stati usati spesso in modo dissennato, per erogare le cosiddette pensioni baby, quelle d'oro, per gli aiuti (cassintegrazioni lunghe, prepensionamenti ecc.) al capitalismo assistito e soprattutto si sono mandate in pensione, fino a ieri, persone anche con meno di 50 anni d'età, con scivoli, incentivi e quant'altro. Senza poi contare: a) i privilegiati della cosiddetta legge Mosca del 1974 (n.252), e successive proroghe, sui riconoscimenti degli anni di servizio scoperti da contributi per i dipendenti di sindacati e partiti, che da circa 3.000 previsti sono poi più che decuplicati; b) pensionopoli, invalidopoli e le pensioni minime e integrate al minimo a carico degli enti previdenziali anziché della fiscalità generale. Non basta?

 
29/04/2016 - Politici malfattori (Michele Ballarini)

La flessibilità, mediante il prestito pensionistico con risorse erogate dal sistema bancario o altri organismo finanziari, è concettualmente aberrante, in contrasto con i principi fondamentali della nostra Costituzione. Purtroppo anche questo Governo è in linea con quelli, eversivi, che l'hanno preceduto, in virtù del golpe della UE che impose tale Monti, di fatto un commissario europeo in luogo della "troika" che abbiamo visto, tristemente, all'opera in Grecia. Chi vive tra la gente si rende conto che la crescita è una bufala, che i fondamentali sociali ed economici sono sprofondati sin dal passaggio dalla lira all'euro e che sarà impossibile risalire la china. I professorini supelaureati, con la testolina imbottita di dottrine economiche ultraliberiste, ritengono che sostenere le imprese, con contributi, fondi/provviste spegiali/pregiate, fondi di garanzia, ecc. ecc., aiuti la ripresa e l'occupazione. Sono tutte balle! Significa versare acqua in un vaso bucato. L'economia riparte dal basso, da stipendi, pensioni, adeguate, dai consumi. Altrimenti, l'Italia diventerà sempre di più lo "scantinato" di imprese, moltissime quelle straniere, che troveranno comodo impiegare schiavi sottiopagati. Monti già lo disse ai cinesi, durante una sua visita in Cina, che "in Italia vi sono ora le condizioni per investire". La gestione del tema pensioni segue questa linea, odiosa, che non considera che i contributi sono soldi dei lavoratori. Governo ladro.