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Lavoro

Riforma pensioni 2016 / Dai sindacati una campagna pericolosa

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I paesi a più alto tasso di occupazione nella fascia di età over 55 sono anche i paesi che hanno la maggiore occupazione giovanile. I tassi di occupazione non dipendono dagli schemi pensionistici. Dipendono invece dalla capacità di allargare la base produttiva del Paese e da politiche dell'occupazione che sostengono le fasce più deboli.

Anche i dati degli ultimi mesi riferiti al mercato del lavoro italiano indicano che per l'occupazione giovanile ha fatto più il Jobs Act, la riforma del contratto a tutele crescenti e l'introduzione del sistema duale a sostegno dell'apprendistato, che l'impatto delle riforme sulle pensioni.

Non possiamo prendere per finito il numero degli occupati, per cui il posto di lavoro per un giovane si apre solo a scapito di uno che si ritira dal mercato. Così accetteremmo una stasi del nostro sistema produttivo che porterebbe a una crescita complessiva della disoccupazione e non a una crescita dell'occupazione giovanile. 

Il tema in Italia si pone, con ancora maggiore urgenza, per il basso tasso di occupazione femminile. Anche per questo servono politiche contrattuali e del lavoro che incidano sui fattori strutturali che tengono fuori dal mercato del lavoro molte donne.

La mistificazione del tornare a età più basse di pensionamento per favorire la ripresa occupazionale è ancora più evidente nella campagna referendaria avviata dalla Cgil contro il Jobs Act. Qui il rifiuto di vedere i nuovi vincoli che la globalizzazione ha portato all'economia avanzata è totale. Lo sconvolgimento portato dalle trasformazioni economiche apre un problema di nuove regole con mercati più flessibili. In questa sfida il nostro sistema produttivo perde colpi. La nostra produttività stenta a recuperare e per farlo richiede a imprese a lavoratori un nuovo patto sull'organizzazione dei fattori produttivi.

Qui si apre una nuova fase per tutele e diritti dei lavoratori che non possono trovare aiuto nelle piattaforme del passato. Nella stagione delle riforme che si è aperta con il Jobs Act anche le organizzazioni sindacali devono porsi un problema di riforma della loro rappresentanza. Qualcuno vorrebbe tornare a essere cinghia di trasmissione come era decenni fa, con la politica che dettava la linea anche al sindacato.

Non si può certo tornare a quei tempi. Ma l'errore che appare in alcune componenti sindacali è ancora peggiore. Si cerca la scappatoia di tornare alla teoria alla cinghia di trasmissione con il sindacato che detta la linea alla politica. Così il rischio è l'implosione delle rappresentanze e una sconfitta delle riforme a tutela del lavoro.

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COMMENTI
12/04/2016 - le bufale sulle pensioni (Michele Ballarini)

Siamo nel Paese dove l'evasione fiscale e contributiva regna sovrana, senza parlare di corruzione e malcostume, se non malavita, finanziaria. E cosa ti combina il rottamatore Renzi? Per incentivare l'occupazione ha previsto niente di meno, nel "job act", la decontribuzione previdenziale sulle nuove assunzioni. E questo nonostante gli allarmi sul futuro pensionistico dei giovani, oscurato dalla pesante situazione delle casse INPS. Certo, viene assicurata la copertura figurativa, grazie ai contributi dei soliti, cioè dei lavoratori dipendenti. Per contro, quando giustamente Boeri propone di far pagare qualcosina anche alle pensioni più alte, ecco la Corte Costituzionale affermare l'intangibilità dei diritti acquisiti. Signori giudici della legittimità costituzionale, non è che siate proprio voi i primi a beneficiare, con le vostre pensioni esgerate, di questa dottrina? Forse che i contributi non sono denari dei lavoratori e delle aziende (parlo del settore privato, evidentemente),tanto che la pensione è definita salario differito? E lo stipendio/salario non è un diritto del lavoratore? E' legittimo rinviare continuamente il momento in cui si potrà godere appieno del diritto? Il buco dello Stato causato dalle pensioni, soprattutto baby, degli statali, è stato in parte ripianato accorpando l'INPDAP all'INPS (come fare pagare il proprio mutuo ad un terzo che non c'entra): un furto legalizzato. E' doveroso reperire le risorse per mitigare le ingiustizie della Fornero

 
08/04/2016 - Ne con i sindacati ne con Ferlini (armando manieri)

Nel dibattito sull'eventuale riforma della Legge Fornero, ormai da anni, leggo di tutto. I sindacati, pressoche' assenti nella fase introduttiva della riforma, avanzano oggi, richieste irricevibili sul piano della sostenibilita' della Finanza Pubblica, al fine di non perdere quel po' di credibilita' loro rimasta. La flessibilita' deve necessariamente prevedere un costo e non puo' essere ribaltata sulla collettivita'. L'ipotesi di riforma a firma Boeri, l'unico secondo lo scrivente, ad avanzare una proposta seria e credibile, riceve critiche feroci da entrambe le fazioni, quella pro e quella contro. Tutto questo, cinsiderando che siamo in Italia, mi porta a ritenere, anche solo in via induttiva, che rappresenta la soluzione giusta. In Germania, la possibilita' dell'uscita anticipata e' contemplata. In Germania il costo della politica e' decisamente piu' basso. In Germania, la corruzione, l'evasione fiscale, la burocrazia, incidono molto meno cge nel nostro Paese. Questo virrei leggere dai commenti dei vari Cazzola e Ferlini. Ma questo rimarra' solo una speranza.