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Riforma pensioni 2016 / Dai sindacati una campagna pericolosa

I sindacati unitariamente chiedono una riforma delle pensioni all'insegna della flessibilità e la Cgil raccoglie firme contro il Jobs Act. Il commento di MASSIMO FERLINI

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La primavera politica sarà calda. Alla scadenza elettorale amministrativa si sommano attacchi al Governo al traino di vicende giudiziarie che anche questa volta sono caratterizzate più dall'uso delle intercettazioni che non dalla chiarezza sul reato perseguito. Ma in fase elettorale e con la situazione economica che non migliora le opposizioni, pur se divise, trovano una loro unità e ragione d'essere solo nella contrapposizione totale. Ciò che serve al Paese viene messo da parte pur di rosicchiare qualche voto nelle urne.

Anche un referendum inutile come quello delle trivellazioni per il petrolio diventa così una occasione di scontro invece che di riflessione. È inutile perché è già stato previsto che non vi saranno nuove concessioni. In più non sarebbe sensato intervenire a bloccare la possibilità anche per il nostro Paese di avere una quota di autonomia energetica da materie prime.

È in questo quadro che i sindacati hanno aperto una loro campagna primaverile sul tema delle pensioni e la Cgil ha aggiunto una raccolta di firme contro alcuni aspetti del Jobs Act. La questione pensionistica posta ruota essenzialmente sulla richiesta di rivedere la riforma Fornero per quanto attiene alla flessibilità dell'età pensionistica e la possibilità di prevedere quindi un anticipo con più o meno penalizzazione per gli interessati. L'intervento Fornero è certamente rivedibile sotto molti aspetti. La necessità di uscire con un testo di riforma in tempi rapidi e, che aveva come obiettivo indispensabile il contenimento entro una certa cifra del peso delle pensioni sulla spesa pubblica per rispondere ai diktat europei, ha fatto sì che alcuni punti non abbiano registrato la lucidità che caratterizza però la riforma nel suo complesso. Il fatto che sul tema esodati i successivi governi siano dovuti intervenire più volte, indica che resta un aspetto che richiede una revisione al fine di non dover inseguire con provvedimenti parziali singoli eventi annuali.

Anche il tema della flessibilità in uscita soffre di una frettolosa scrittura che non ha tenuto conto dell'impatto che avrebbe avuto su lavori usuranti e su professioni che non assicurano il mantenimento del lavoro oltre una certa età. Il problema però alla base di ogni intervento proposto non può che essere la compatibilità con i limiti della spesa pubblica. Non ci sono più margini per operazioni che non tengono conto della compatibilità complessiva della spesa.

Anche gli interventi, peraltro un po' intempestivi se non concordati con il governo, fatti dal presidente dell'Inps, cercano su questo punto di trovare un'autosostenibilità attraverso il taglio di privilegi pensionistici che vengono da scelte passate.

La piattaforma sindacale sembra ignorare tutto ciò. Afferma con toni quasi leghisti che si deve riformare la Fornero e dare a tutti la possibilità di avere una flessibilità non penalizzante riportando in essere la situazione precedente. Verrebbero così cancellati una serie di interventi, decisi da più governi che si sono succeduti, che erano tesi a dare certezza al peso del costo pensionistico rispetto alle disponibilità finanziarie dello Stato.

Tutto ciò viene presentato come un impegno a favore dell'occupazione giovanile sulla base di una teoria, falsa quanto però populisticamente spendibile, per cui se lavorano gli anziani vi saranno meno posti di lavoro per i giovani. Falsa come teoria, ma basterebbe guardare l'evidenza dei numeri nei paesi europei. 


COMMENTI
12/04/2016 - le bufale sulle pensioni (Michele Ballarini)

Siamo nel Paese dove l'evasione fiscale e contributiva regna sovrana, senza parlare di corruzione e malcostume, se non malavita, finanziaria. E cosa ti combina il rottamatore Renzi? Per incentivare l'occupazione ha previsto niente di meno, nel "job act", la decontribuzione previdenziale sulle nuove assunzioni. E questo nonostante gli allarmi sul futuro pensionistico dei giovani, oscurato dalla pesante situazione delle casse INPS. Certo, viene assicurata la copertura figurativa, grazie ai contributi dei soliti, cioè dei lavoratori dipendenti. Per contro, quando giustamente Boeri propone di far pagare qualcosina anche alle pensioni più alte, ecco la Corte Costituzionale affermare l'intangibilità dei diritti acquisiti. Signori giudici della legittimità costituzionale, non è che siate proprio voi i primi a beneficiare, con le vostre pensioni esgerate, di questa dottrina? Forse che i contributi non sono denari dei lavoratori e delle aziende (parlo del settore privato, evidentemente),tanto che la pensione è definita salario differito? E lo stipendio/salario non è un diritto del lavoratore? E' legittimo rinviare continuamente il momento in cui si potrà godere appieno del diritto? Il buco dello Stato causato dalle pensioni, soprattutto baby, degli statali, è stato in parte ripianato accorpando l'INPDAP all'INPS (come fare pagare il proprio mutuo ad un terzo che non c'entra): un furto legalizzato. E' doveroso reperire le risorse per mitigare le ingiustizie della Fornero

 
08/04/2016 - Ne con i sindacati ne con Ferlini (armando manieri)

Nel dibattito sull'eventuale riforma della Legge Fornero, ormai da anni, leggo di tutto. I sindacati, pressoche' assenti nella fase introduttiva della riforma, avanzano oggi, richieste irricevibili sul piano della sostenibilita' della Finanza Pubblica, al fine di non perdere quel po' di credibilita' loro rimasta. La flessibilita' deve necessariamente prevedere un costo e non puo' essere ribaltata sulla collettivita'. L'ipotesi di riforma a firma Boeri, l'unico secondo lo scrivente, ad avanzare una proposta seria e credibile, riceve critiche feroci da entrambe le fazioni, quella pro e quella contro. Tutto questo, cinsiderando che siamo in Italia, mi porta a ritenere, anche solo in via induttiva, che rappresenta la soluzione giusta. In Germania, la possibilita' dell'uscita anticipata e' contemplata. In Germania il costo della politica e' decisamente piu' basso. In Germania, la corruzione, l'evasione fiscale, la burocrazia, incidono molto meno cge nel nostro Paese. Questo virrei leggere dai commenti dei vari Cazzola e Ferlini. Ma questo rimarra' solo una speranza.