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Lavoro

PRIMO MAGGIO / Petteni (Cisl): ecco le novità che cambiano la Festa del lavoro

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L’accusa al sindacato di conservatorismo è dietro l’angolo, relegati culturalmente come anti-moderni e con il freno a mano tirato nei processi indotti dalla tecnologia: in parte è così, perché non ammetterlo? Siamo un po’ conservatori non per natura, ma per segnalare la necessità di accompagnare i processi con soglie di accettabilità sociale, contenendo e limitando la velocità di poteri che rischiano di non guardare in faccia nulla e nessuno, per dirla come si dice dalle nostre parti.

Le domande ci attanagliano nonostante, come detto, la lettura (e la rilettura) delle encicliche sociali e di altri saggi e contributi di uomini e donne appassionate alle condizioni esistenziali. Ma le domande sono utili in quanto ci permettono di ricercare risposte non scontate, frutto di un dibattito sereno, libero e appassionato sulla realtà (e non sulle nuove ideologie).

Festeggiamo allora il 1 maggio anche in questo 2016, con i dati Istat che ci confortano in quanto alle dinamiche occupazionali: sono frammenti e segnali di un processo di attenzione al lavoro che, tuttavia, non ci possono far dire che la crisi è alle spalle. E forse anche questo paradigma non è più utile, dovremo abituarci a trend altalenanti, a transizioni continue, al venir meno della stabilità e della crescita a somma sempre positiva.

La Cisl festeggia il primo maggio 2016 con le altre organizzazioni sindacali confederali a Genova, ma avverte che le domande delineate, accanto ad altre (quali, ad esempio, cosa significa condividere o vivere la condivisione dei beni) non potranno essere sospese o collocate solo nell’area seminariale e dei convegni.

La Cisl intende domandarsi e domandare ad altri soggetti collettivi, sensibili all’esperienza sociale e sussidiaria e di diverse estrazioni culturali, a tutti quelli disponibili, di ricercare sedi e luoghi per queste riflessioni, per innescare qualche itinerario che aiuti tutti ad affrontare le urgenze e le importanze del nostro tempo, consapevoli della loro pregnanza nell’economia dei beni e dei servizi che, per noi, dovrà mantenere sempre al centro le persone.

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