BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI 2016/ Novità flessibilità in uscita, Damiano fissa i "paletti" per l'Ape (ultime notizie live e news, oggi 11 maggio 2016)

Riforma pensioni e flessibilità in uscita, tutte le ultime notivà e le notizie sull'Ape, la pensione anticipata proposta dal Governo, insieme alle news sui principali temi previdenziali

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti

Cesare Damiano cerca di fissare alcuni “paletti” per la riforma delle pensioni che il Governo si prepara ad approvare con la prossima Legge di stabilità. “Non vogliamo un prestito, ma un anticipo dell’assegno previdenziale erogato dall’Inps; la penalizzazione può essere anche articolata per fasce di reddito, ma dev’essere mediamente non superiore al 2%; gli anni di anticipo debbono essere fino a 4, non fino a 3 come propone il Governo; i lavoratori precoci debbono poter andare in pensione con 41 anni di contributi”, ha detto l’ex ministro del Lavoro, esprimendo comunque soddisfazione per il fatto che l’esecutivo sta affrontando un tema così importante come quello delle pensioni.

I lavoratori precoci esprimono la loro perplessità e contrarietà riguardo la riforma delle pensioni annunciata dal Governo. La pensione anticipata con la formula dell’Ape, infatti, li penalizzerebbe molto. Sul gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti” sono diversi i post in cui si fanno i calcoli su quale sarebbe lo svantaggio in termini economici in base alle indiscrezioni sull’Ape pubblicate in questi giorni. E i lavoratori precoci tornano quindi a chiedere la Quota 41, che consentirebbe loro di andare in pensione dopo aver versato 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica e senza penalizzazioni. Purtroppo per loro, però, il Governo sembra aver escluso un intervento di questo tipo.

Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, interviene sul tema delle pensioni, spiegando che le tante riforme approvate in questi anni “hanno sempre mirato a contenere le pensioni di chi ancora stava lavorando”, mentre la spesa pensionistica italiana in rapporto al Pil resta tra le più alte al mondo, sottraendo risorse per interventi rivolti alla crescita come la spesa per l’istruzione o la riduzione della tassazione sul lavoro. In un’intervista al magazine Strade, Cottarelli rilancia la sua idea di ridurre le pensioni esistenti sopra una certa soglia per ridurre i contributi previdenziali dei nuovi assunti. “Dal punto di vista intergenerazionale sarebbe stata una scelta più equa”, ha aggiunto.

Ieri durante la puntata di Ballarò è stato affrontato anche il tema della riforma delle pensioni. Susanna Camusso, ospite in studio, ha anche commentato le ipotesi di Tito Boeri di ricalcolare tutte le pensioni con il contribuivo pieno. Per la sindacalista infatti sarebbe meglio intervenire sulle pensioni più elevate, così da evitare di colpire quelle più modeste. Il Segretario generale della Cgil si è poi dovuta difendere dalle accuse che Alessandro Sallusti ha rivolto ai sindacati per aver contribuito alla creazione delle baby pensioni, che tanto incidono sui conti dell’Inps. La Camusso ha detto infatti che la Cgil si è opposta a questo tipo di prestazione previdenziale. Paola De Micheli, sottosegretario all’Economia, ha quindi ricordato gli interventi compiuti dal Governo in tema di pensioni con l’ultima Legge di stabilità. 

Carmelo Barbagallo sollecita un incontro con il Governo riguardo la riforma delle pensioni. Il Segretario generale della Uil ha infatti spiegato che i sindacati hanno la loro piattaforma unitaria, mentre il Governo con l’Ape pare aver fatto capire quali sono le sue idee sul tema. “Magari, non coincidono con le nostre: vediamo di discutere rapidamente, nel merito, perché il Paese ha bisogno della staffetta generazionale e perché, per alcuni lavori, i lavoratori devono avere la possibilità di andare in pensione prima", ha detto il sindacalista. 

Maurizio Sacconi si schiera contro il part-time agevolato e rilancia una sua proposta di riforma delle pensioni capace di introdurre la flessibilità pensionistica con costi ridotti per lo Stato. Sul blog dell’Associazione Amici di Marco Biagi, il Presidente della commissione Lavoro del Senato propone “tre anni di attesa del pensionamento nel corso dei quali il lavoratore ha garantiti per intero o quasi l’ultimo reddito e i corrispondenti versamenti contributivi sulla base del concorso dello Stato, attraverso il terzo anno di Naspi, e del datore di lavoro per la rimanente parte degli oneri con il vantaggio della detassazione". Per Sacconi potrebbe anche essere una misura di “carattere transitorio in quanto limitata a coloro che erano già adulti all’atto dell’entrata in vigore della legge Fornero”. 

Anche i patronati vogliono dire la loro sulla riforma delle pensioni e Domenico Pesenti, Presidente dell’Inas-Cisl, spiega che sul tema bisogna dire basta “alla logica da ragionieri”. Per Pesenti gli italiani dovrebbero dedicarsi maggiormente a verificare il loro patrimonio previdenziale e a riflettere su come farlo crescere. E a suo modo di vedere è del tutto fuorviante la contrapposizione tra giovani e anziani che sembra emergere dal dibattito dell’ultimo periodo. Infine Pesenti auspica che si persegua la creazione di un sistema previdenziale fondato su equità e giustizia sociale, l’unico che può dimostrarsi sostenibile. 

Mentre sindacati e Governo si stuzzicano sulle pensioni e in particolare sulla questione dell’Ape ed ossia dello strumento preannunciato da Matteo Renzi per consentire ai lavoratori nati negli anni 1951, 1952 e 1953 di accedere alla pensione anticipata in luogo di penalizzazioni che dovrebbero venir calcolate in funzione del reddito e degli anni di anticipo, sta per essere utilizzato un altro strumento previdenziale introdotto dal Governo nell’ultima Legge di Stabilità varata: il part-time agevolato. Infatti dal prossimo 20 maggio parte la sperimentazione del part-time agevolato per mezzo del quale sarà possibile per i lavoratori del settore privato prossimi all’età di pensionamento, lavorare meno ore nell’ultima fase senza perdere eccessivamente in busta paga e soprattutto nulla in ottica contributi previdenziali. Ad annunciarlo è stato il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per mezzo di un videomessaggio inviato a Napoli nell’ambito della Giornata Nazionale della Previdenza, con il quale sostanzialmente ha confermato la sperimentazione: “Vedremo se quest’iniziativa piacerà alle imprese e ai lavoratori. Di fronte alla reazione di cittadini e imprese capiremo. Il tema va considerato perché è dentro le logiche in cui si costruisce un nuovo welfare nel nostro Paese”.

© Riproduzione Riservata.
COMMENTI
12/05/2016 - PENSIONI (UMBERTO LA PALOMBARA)

Penso sia ora di finirla che ogni esponente sindacale, di governo etc. dica la sua sulla flessiblità e su ciò che deve fare il governo. Questa è materia della commissione lavoro e sono loro che devono prendere decisioni. Io dico che la prima iniziativa è quella di mandare in pensione i nati 51/53 che sono DISOCCUPATI e poi pensare per tempo alle altre categorie. Se io avessi ancora un lavoro sarei ben felice di uscire a 66 anni e 7 mesi. Ma sono del 52, da tre anni disoccupato. Questi sono i veri problemi e non di chi lavora ancora.