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I NUMERI/ Quei posti di lavoro "in attesa" di Calenda

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Sul piano più strettamente industriale un dossier delicatissimo, forse quello più importante anche per la sua significatività mediatica, è quello che ruota attorno alla vendita dell'Ilva, il gruppo espropriato ai Riva e nel quale sono occupate diverse migliaia di lavoratori. Il caso Ilva è reso complesso dalla quantità di denaro pubblico messo sul piatto (ricordiamo gli 800 milioni di garanzia e i 300 di prestito ponte) e dal fatto che su di esso si coagulano gli interessi della famiglia del presidente dell'Eni, Emma Marcegaglia. A oggi si sono dichiarati interessati all'acquisto 29 soggetti, e ora la procedura dovrebbe proseguire per concludersi entro il 30 giugno con la scelta della società o cordata che si aggiudicherà il polo siderurgico.

Sullo sfondo poi c'è l'ordinaria amministrazione: i tavoli aperti sulle crisi aziendali sono 154 e riguardano piccole, medie e grandi imprese. Limitandoci ai dossier più significativi e urgenti, segnaliamo quello che riguarda le società di call center: nei prossimi mesi circa 8mila persone rischiano il posto di lavoro. Ma altrettanto calde sono le questioni inerenti Almaviva, che ha dichiarato 3mila esuberi, e Gepin Contact che invece si "ferma" a soli 350 licenziamenti. 

Se non bastassero si aggiungano i quasi mille lavoratori della compagnia aerea Meridiana sui quali pende la minaccia di licenziamento. Ferma da tempo è poi la vertenza Eni Versalis: il gruppo petrolifero di proprietà pubblica vuole cedere, infatti, al fondo americano Sk Capital il pacchetto di maggioranza della sua controllata che opera nel settore della chimica e della raffinazione. A oggi la Eni Versalis conta oltre 4mila dipendenti in Italia e ogni scelta rischia di ingenerare, a parere dei sindacati, pesanti ricadute occupazionali.

Insomma, molto è il lavoro da fare, poco il tempo. E non basteranno le consuete dichiarazioni pubbliche a far avanzare la soluzione dei problemi, perché il Mise è il Ministero, se ve ne è uno, da cui dipende davvero lo Sviluppo del nostro sistema economico. E per ora il Pil progredisce sempre del solito, miserrimo, 0,1% mensile! Come dire che la crisi del nostro sistema manifatturiero e produttivo è tutto tranne che un ricordo.

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COMMENTI
16/05/2016 - sedicenti esperti - supermanger - economisti (Michele Ballarini)

La crisi economica è iniziata molti anni fa. Mi sembra dunque che codesti supposti super manager, nonché esperti di economia, sovente professoroni plurititolati, siano, professionalmente, alquanto scadenti, considerati i PESSIMI RISULTATI conseguiti fino ad ora e nonostante il tempo a disposizione per risolvere la crisi. Forse credono che le soluzioni siano solo di stampo liberista, anche se i risultati delle economie liberiste sono appunto questi, sotto gli occhi di tutti, ovvero crisi ricorrenti, cicliche, soprattutto in assenza di regole condivise e rispettate dalla generalità (figuriamoci in Italia, con mafie varie e corruzione alle stelle), Così, la parola "pensione" suscita orrore a costoro, evocando l'immagine di "rami secchi", costi inutili, da potare. Non pensano che la pensione possa rappresentare il MERITATO traguardo, fatto di riposo o di tempo per altre attività, liberi da pressioni di qualsiasi natura. Penso allora che siano questi personaggi i veri rami secchi, da tagliare.