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CONTRATTI/ Se Lama e Marchionne possono sbloccare Confindustria e sindacati

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Ora, considerando che Confindustria vorrebbe anche arrivare a costruire delle politiche salariali che permettano di premiare chi lavora meglio e di distinguerlo da chi invece non contribuisce allo sviluppo dell’azienda - in modo da legare merito, produttività, risultati aziendali e remunerazione - come si uscirà da questa situazione?

Pare difficile che Fim, Fiom e Uilm ne escano da sole senza il supporto delle loro confederazioni e, a parere di chi scrive, questo è il punto di incontro: i prossimi anni non saranno segnati da inflazione galoppante, per cui i sindacati potrebbero rinunciare ad aumenti da ccnl ma riuscire a strappare condizioni più vantaggiose per la produttività aziendale; in secondo luogo, i risultati di efficienza, performance, produttività e competitività aziendale potrebbero essere divisi in due parti, una per tutti i lavoratori e una che premia la professionalità della persona, come già Marchionne e i sindacati hanno scelto per Fca. Sul metodo, come già scritto, sarebbe utile valorizzare la derogabilità assistita: ciò potrebbe facilitare il decentramento e la formazioni degli attori.

Ciò comporta qualche rischio; ma per tutti, a cominciare da Confindustria. Sono state proprio le imprese, a oggi, a essere le meno partecipi dello spostamento del baricentro contrattuale e a volere risolvere la questione salariale col contratto nazionale. Tuttavia, oggi il sistema - se non in qualche settore ove per storia e contingenze si riesce ancora a distribuire ricchezza anche dal livello nazionale - pare proprio giunto a un punto di svolta la cui esigenza è ampiamente diffusa. Ma non c’è cambiamento senza una ridefinizione di equilibri, prassi e visioni consolidate. Un grande statista del secolo scorso diceva che “non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”.

 

Twitter @sabella_thinkin

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