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PATTO CAMUSSO-BRUNETTA/ Il "Frankenstein" anti-Jobs Act che aiuta Renzi

Renato Brunetta e Susanna Camusso hanno dato vita a un'insolita alleanza per contrastare il Jobs Act di Renzi che ha stupito non poco. Il commento di GERARDO LARGHI

Renato Brunetta (Infophoto) Renato Brunetta (Infophoto)

Le interviste che sono state rilasciate al termine dell'incontro che ha sancito il patto anti Jobs Act tra Forza Italia e Cgil, lasciano pochi spazi alle perplessità e all'immaginazione: ormai non ci possono essere più dubbi sul fatto che Renzi sia la vera risposta italiana a Walker Texas Ranger, l'uomo capace di fare tutto, colui che è venuto in terra "a miracol mostrare", direbbe il sommo Poeta di cui noi, umili cronisti, non siamo neppure la pallida ombra. Matteo è proprio come Walker, in grado di tutto fare, tutto pensare, tutto realizzare. È indubbiamente il vero dottor Victor Frankenstein del nuovo millennio e, proprio come il protagonista del celebre romanzo di Mary Shelley, anch'egli è il creatore di un essere mostruoso.

Ebbene sì, Matteo ha saputo mettere insieme la testa di un uomo, il corpo di un altro, i piedi di un terzo, e ne ha fatto l'espressione della paura. Epperò, c'è un però. Se ieri il mostro era la raffigurazione del terrore, al tempo diffuso, per lo sviluppo tecnologico, quel che "The President" ha saputo fare rischia di far nascere un OGM, un organismo geneticamente modificato. Invece di essere, infatti, come nel romanzo divenuto immortale, un mito della letteratura che affonda le sue radici nelle paure umane, un esempio del sublime, del diverso, che in quanto tale causa terrore, la creatura nata dalle mani sapienti di Matteo è una sorta di pagliaccesco coacervo, un Frankenstein degno più di Paolo Villaggio che del genio di Mel Brooks.

La Mary Shelley fiorentina, infatti, è riuscita nella straordinaria impresa di mettere insieme Susanna Camusso e Renato Brunetta, incollarli uno sull'altro, trapiantare il sorriso del professore veneziano sulla verve femminile dell'ex studentessa di archeologia, innestare il pensiero cigiellino nel ricettivo sistema neuronale forzaitaliota. Il miracoloso mastice che può tenere insieme un tale monstruum, nel senso di essere misterioso, ovviamente è il Jobs Act, la madre di tutti i problemi del nostro Paese! 

E che c'entra, direte voi? Forse, vi chiederete, o increduli, che il popolo azzurro ha mai difeso l'articolo 18? Ebbene, qui è il miracolo renziano, aver fatto venire alla luce quel sottile ma indistruttibile sentimento pro-tute blu, quella passione filo-comunista, quell'affetto per la classe operaia e per le lotte degli anni Settanta, che era rimasto ben nascosto per oltre 20 anni nelle fila impellicciate e doppiopettizzate dei fans di Silvio. Lì, nelle ingioiellate convention pararotariane, circolava, infatti, ignota ai più, ma evidente allo sguardo brunettiano, la nostalgia per le Case del Popolo, l'affetto per i dipendenti pubblici e statali, per il popolo delle Partecipazioni Statali, per quelle masse che egli con lieve ironia, il ministro veneziano definiva "di fannulloni e scansafatiche". In realtà lì, in quelle affollate assemblee, il terrore per i licenziamenti individuali, la passione per i piani quinquennali e le assunzioni statali di massa, erano schiacciati dalle urla dei pochi imprenditori, piccoli, medi, piccolissimi, che impedivano la libera circolazione delle idee finanche nella corte di Silvio.

Ora però, grazie al patto Brunetta-Camusso, finalmente le signore dal tacco 12 si potranno affiancare agli scarponi dei militanti Fiom per marciare uniti contro il Jobs Act. Altro che "Alleanza Cametta" o "Accordo Brunusso", come a Roma si sono affrettati a definire l'ennesima giravolta della politica nostrana. Quel che è nato è un vero contratto, destinato a durare nei secoli, contro il nemico di classe, l'avversario del popolo lavoratore. Il vero contratto con gli italiani tanto sognato da Silvio Berlusconi, e che sostituisce un altro ben noto, e poco realizzato, contratto siglato da un noto politico milanese davanti alle telecamere di Bruno Vespa.