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Lavoro

I NUMERI/ Così l'Italia sta perdendo i suoi giovani

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Che fare, dunque, di fronte a questi riscontri? Come, in altri termini, infondere speranza alle nuove generazioni di un futuro possibile? Eppure, alcuni segnali sono incoraggianti. Ho in mente, al di là delle statistiche, mille esperienze dirette. Le quali ci dicono che i nostri giovani non sono “bamboccioni”, “choosy” o altro. Sono sempre più quelli che sono disposti a prendersi in mano la propria vita, a costruirsi il proprio futuro. Anche lontano da casa. Nonostante un sistema-Paese che è incapace di offrire vere opportunità e sostenere chi vuole mettersi in gioco. 

Se diamo un'occhiata al recente “Rapporto Giovani”, cioè all'indagine nazionale promossa dall'Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l'Università Cattolica, che mette a confronto la situazione italiana con i più grandi Paesi europei, emerge che i giovani italiani sono quelli che vedono con maggior preoccupazione la situazione del proprio Paese, “con opportunità peggiori rispetto al resto del mondo sviluppato”. La pensa così il 75% dei giovani intervistati. La loro risposta è “l'adattamento al ribasso”, in attesa di nuove e migliori opportunità, compresa l'inevitabilità di “rimboccarsi le maniche” e di diventare “imprenditori di se stessi”. Ben l'88% si è dichiarato disponibile a emigrare, all'interno dell'Italia e all'estero.

Queste scelte non sono legate, secondo gli intervistati, al titolo di studio o allo stato occupazionale. Per i giovani italiani i Paesi con maggiore attrattiva sono gli Usa con il 17,5%, il Regno Unito con il 14%, la Germania con il 12,2%, la Francia con il 3,5% e infine la Spagna con l'1,5%. “I giovani italiani”, ha riassunto Alessandro Rosinauno dei curatori del Rapporto Giovani dell'Istituto Toniolo, “non sono una generazione 'senza futuro', una generazione 'perduta'. Sembrano piuttosto una 'generazione smarrita' nel senso di chi sta cercando la propria strada e fa fatica a trovarla nel nostro Paese”.

Una generazione “smarrita”, che rischia di trasformarsi in una generazione “dispersa”, non solo in termini geografici, ma motivazionali. “Al di là dei livelli attuali di disoccupazione e sottoccupazione - conclude Rosina - quello che pesa è il non sentirsi inseriti in processi di crescita, di essere inclusi in un percorso che nel tempo consenta di dimostrare quanto si vale e di veder riconosciuto pienamente il proprio impegno e il proprio valore. L'Italia attuale presenta, nella percezione dei giovani, la combinazione peggiore in Europa tra condizioni attuali e aspettative verso il futuro. Mettere i giovani nelle condizioni di immaginare un futuro diverso con opportunità concrete di realizzazione è la principale operazione che il sistema-Paese deve fare se non vuole perdere un'intera generazione”.

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