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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Ape, i pro e i contro della proposta del Governo (e di Boeri?)

Giuliano Poletti (Infophoto)Giuliano Poletti (Infophoto)

La conferma di tale proposizione è che non vi può essere risoluzione del problema se c’è un Presidente, per giunta intellettualmente dotato e ben presentato, che rispetto alla necessità e urgenza richiesta, prima citata, aspira ad altro. In questo, si può notare quanto e come egli rivendichi la libertà di farlo, al pari della libertà di modulare il suo “call institutional duty” a suo uso e consumo. E questo comportamento di sviamento dalle priorità si rafforza in presenza di un laissez faire da parte dell’esecutivo almeno fino a un limite politicamente insuperabile che necessariamente deve essere posto. Le sirene crepuscolari dell’ex gruppettaro che in gioventù ha fatta sua l’élite dell’avanguardia del proletariato, nella maturità si sono trasformate nei comportamenti che si conoscono. Se si leggono le dichiarazioni rilasciate al RepIdee, per quanto ovvie possano essere, risulta grande il divario tra questa ovvietà e i giri di valzer spesso compiuti cambiando posizione e idea, cosi come si evince la scarsa capacità di lavorare di concerto con chi è sul campo come il ministro del Lavoro. Poletti muove quotidianamente i suoi passi per conquistare terreno all’occupazione sottraendolo a condizioni negative arrivate al punto critico di strutturarsi come permanenti. E in questo la visione istituzionale abbraccia le problematiche del ciclo del lavoro inclusive degli aspetti previdenziali e assistenziali.

Ecco le ultime posizioni di Boeri al RepIdee (che tratta di Idee per i prossimi 40 anni), a elaborare le quali è a dire che “il sostegno ai disoccupati, soprattutto over 55 e giovani, e la mancanza di un concreto piano contro la povertà sono i tasti dolenti del welfare italiano. Si parla di pensioni minime troppo basse, ma prima di dirlo bisogna considerare il reddito complessivo lordo e da quando vengono percepite”, dice Boeri, che per spiegare meglio la situazione fa notare che negli anni della crisi il numero di persone povere è aumentato nella fascia d’età 55-65 anni e tra i giovani, mentre è rimasto stabile tra gli over 65.

“Il vero dramma è quello degli esodati (ma guarda un po’ che scoperta dopo tre anni senza proferir verbo costruttivo prima, ndr), che non possono contare su uno zoccolo duro di protezione dalla perdita del lavoro. Per far fronte a questo problema avevamo proposto al governo l’introduzione nel disegno di legge delega per il contrasto alla povertà di un reddito minimo per le famiglie con un 55enne che ha perso il lavoro. Sembrava di essere sulla strada buona, ma dall’inizio dell’anno a oggi è ancora tutto fermo, per cui sto diventando scettico che il progetto venga realizzato”.

E poi: “I giovani hanno avuto problemi nel 2011 quando la legge Fornero ha imposto alle imprese il blocco all’uscita: da uno studio che abbiamo fatto nelle aziende con il blocco delle uscite dei lavoratori non si sono assunti giovani, al contrario di quelle in cui invece i blocchi non ci sono stati”. Eppure alla pari della Fornero settimane fa dichiarava che la flessibilità e l’anticipazione dell’uscita dal lavoro poco toccava i giovani perché non vi erano evidenze statistiche di correlazione e automatismi. Anche questo trattato in modo più adeguato da me e da Anedda su queste pagine.

Paradossalmente se Poletti è stato ingenerosamente giudicato un “palo”, la sua fermezza (avete mai visto un palo muoversi?) è stata di tutt’altra natura poiché ha significato mettere dei punti fermi da cui ripartire. Così è stato con l’Anpal e quanto a esso relato che dovrà essere sviluppato, così è per il lavoro strutturato al varo di un prossimo Social Act, così è pure per la capacità innovativa che il ministro ha dimostrato a proposito dell’introduzione di una diversa formulazione e modulazione del computo delle anzianità contributive legate alla laurea e al suo riscatto per anticipare la pensione e da inserire, ma di cui ancora non è stata data cognizione, in Ape.


COMMENTI
14/06/2016 - Ape: tutte "minch..te" (Michele Ballarini)

Analizzare e commentare un furto, come quello perpetrato con la legge Fornero, è ormai inutile. I conti dell'INPS, dopo le riforme Dini e Berlusconi, erano in sicurezza, e solamente per fare cassa Monti ha alzato oltre ogni logica l'età pensionabile, con mezzi a dir poco disonesti: la cassa dei dipendenti statali (INPDAP) costituiva un debito imputato al bilancio dello Stato, trasferito all'INPS, cioè la Cassa dei dipendenti del settore privato, per sgravare, appunto il bilancio dello Stato. Come se io obbligassi Cazzola o Ichino a pagare il mio mutuo. Non resta che la vendetta...politica, si intende. Abbiamo i nomi di coloro che approvarono la legge Fornero. Non votiamoli più, né loro, né il partito. Inoltre, per alcuni si avvicina l'ora del redde rationem (vedi tale Silvio Berlusconi), e non avranno certamente le nostre preghiere.

 
13/06/2016 - Le tasse sulle pensioni (marco falini)

Articolo dall'incedere brillante, in cui pero' ancora una volta -come moltissimi altri autori- non viene fatto cenno che i pensionati dopo aver pagato contributi netti, in Italia riscuotono pensioni lorde, cioe' pagano 60-65 miliardi annui di tasse. Che quindi vanno nella fiscalita' generale, da cui vengono prelevati per la parte assistenziale..onde per cui il sistema e' in perfettissimo equilibrio,l'unico al mondo probabilmente : nessuno va piu' in pensione, i giovani scappano l'italia si impeverisce ma abbiamo fatto i compiti a casa, e siamo quindi fieri di essere una perfetta colonia di Germania e Francia. Sotto la supervisione di bce, Fmi, bruxelles, ocse ecc. da cui guai dissentire, senno' che colonia da sfruttare saremmo. E continuiamo cosi', a prendere in prestito(salato) la moneta debito -l'euro- emessa da un ente privato senza nessun retrostante.