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RIFORMA PENSIONI 2016/ Ape, i pro e i contro della proposta del Governo (e di Boeri?)

Giuliano Poletti (Infophoto) Giuliano Poletti (Infophoto)

Questa formulazione, volenti o nolenti, coscienti o meno, attesta un’oggettività: si può, nel contesto contributivo operare per il raggiungimento dell’obiettivo lungo l’asse del tempo. La proposta di Poletti pone l’intervento legandolo a una condizione che va messa all’inizio della linea del tempo: uscita dall’università ed entrata nel mondo del lavoro. Il computo di quegli anni che qualcuno voleva cancellare da quello totale per aumentare il totale contributivo con gli anni necessari per la pensione (e all’epoca si intervenne su Alfano), ora con la proposta Poletti si sposta lungo l’asse del tempo. Il risultato è che si ottengono effetti positivi ex post di un evento ex ante. Ma se si prosegue lungo l’asse del tempo avvicinandosi alla sua fine (uscita dal mondo del lavoro) ecco che lo stesso meccanismo, attribuito a uno scopo e a un evento diverso (la flessibilità in uscita e la pensione anticipata), si rimodula solo in termini unidirezionali.

Questo è uno dei pilastri semplici di “Riformare la Riforma“ dove il principio del riscatto degli anni mancanti alla soglia di vecchiaia a 66/67 anni o in alternativa ai soli 42/43 anni di contributi slegati dall’età. Aggiungervi una soglia base, obbligatoria anagraficamente, è, nell’approccio minimalista che si vorrebbe adottare, superfluo perché già esistente e già coperta per il triennio 1951/53. Il solo tassello/pilastro veramente mancante è la generalizzazione della contribuzione volontaria. E questo non esserci, nel sistema contributivo implementato, è un “no sense”. Con questi due principi si declina tutto il resto senza passare per le tortuosità dell’Ape e per le sopracitate alchimie di Boeri.

L’Italia, spesso a dispetto della chiarezza con cui nel bene e nel male Renzi, come premier, affronta di petto i problemi, coltiva sia la fiaba del “think tank” elitario di qualsivoglia colore ed estrazione composto da maghi risolutori, sia il sospetto di chi vuol far valere altro potere rispetto a quello dei cervelli. Così (a partire dai salotti accademici come il Cerp della Fornero o La Voce di Boeri e Nannicini per arrivare agli equilibrismi tra prese d’atto nelle audizioni e proposte attive, nelle Commissioni parlamentari) si crea un acceso confronto con il sostegno di ampie e forti disseminazioni mediatiche per arrivare a risultati che favoriscono più soluzioni a macchie di leopardo con relative complicanze che non un’effettiva svolta, pur nel rispetto dell’assioma che la portata principale della legge Fornero non si tocca, checché ne dicano Grillo, Salvini e Berlusconi, al quale vanno auguri di pronta guarigione e ristabilimento.

L’Ape forse volerà più come un calabrone (di cui si conosce la controdeduzione aerodinamica) che come un’ape. Di fatto utilizzare il prestito è una soluzione intelligente perché, con una gestione di attribuzione puramente contabile, esonera l’Inps dalla titolarità dei flussi previdenziali anticipati, in primo luogo, e tende a far risparmiare lo Stato su dotazioni e conferimenti ad hoc, in secundis. Infatti, tenendo conto delle caratteristiche contabili internazionali non crea flussi critici di fenomeni che già guardati con sospetto urterebbero Ocse, Unione europea, Fondo monetario internazionale. E per questo potrebbe volare. Idea questa che non poteva avere altra “origination”... se non accademico consulenziale (a volte Bocconi e Mc Kinsey si equivalgono).

Per il resto Ape è una soluzione tortuosa, intricata e allo stato di conoscibilità attuale forse cara, o forse no. Cara o meno cara o nulla per categorie di beneficiari, non si sa se questa clusterizzazione di costo per beneficiari richiedenti creerà disparità tali da accendere gli animi verso un ricorso di non costituzionalità. In fondo i pensionati, prima mossa di Boeri, devono avere un conto per riscuotere la pensione. Quelli che vanno in pensione anticipata lo dovranno avere per l’accredito del prestito. Quindi la soluzione che andrà a prendere corpo è più da “cash flow” e “chart flow” condita da elementi di equanimità che da riforma di criticità su cui innestare processi di integrativi di “bundling”. Altra considerazione è come garantire la restituzione del credito e quali addendum da equilibrare con questa in presenza di piani di ammortamento diversi secondo il reddito (Isee?) dei richiedenti. Resta poi ancora da chiarire il problema sollevato da Giuliano Cazzola sulla cosiddetta doppia penalizzazione. Insomma, che fatica.

Ci si augura che non accada che l’Ape di Nannicini, definita scherzosamente su Twitter non riformosa, tortuosa e costosa, anziché permettere il raggiungimento del traguardo desiderato dagli interessati, di fatto non lo allontani. Va invece seriamente considerata altra condizione visto che - con il buon senso - Poletti quel traguardo lo fa avvicinare in modo semplice. Ci si augura inoltre che l’allineata similarità di battute sulla Riforma Dini, fatta si a distanza, ma quasi in contemporanea, non indichi che il vero scopo è una convergenza di Nannicini e Boeri che provengono dalla stessa tolda di nave nell’orientare il sistema pensionistico italiano su una navigazione inopportuna. Resta il fatto che con “Riformare la Riforma” fa piacere di aver contribuito ad avviare un percorso per realizzare un traguardo importante per il mondo del lavoro in Italia.

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COMMENTI
14/06/2016 - Ape: tutte "minch..te" (Michele Ballarini)

Analizzare e commentare un furto, come quello perpetrato con la legge Fornero, è ormai inutile. I conti dell'INPS, dopo le riforme Dini e Berlusconi, erano in sicurezza, e solamente per fare cassa Monti ha alzato oltre ogni logica l'età pensionabile, con mezzi a dir poco disonesti: la cassa dei dipendenti statali (INPDAP) costituiva un debito imputato al bilancio dello Stato, trasferito all'INPS, cioè la Cassa dei dipendenti del settore privato, per sgravare, appunto il bilancio dello Stato. Come se io obbligassi Cazzola o Ichino a pagare il mio mutuo. Non resta che la vendetta...politica, si intende. Abbiamo i nomi di coloro che approvarono la legge Fornero. Non votiamoli più, né loro, né il partito. Inoltre, per alcuni si avvicina l'ora del redde rationem (vedi tale Silvio Berlusconi), e non avranno certamente le nostre preghiere.

 
13/06/2016 - Le tasse sulle pensioni (marco falini)

Articolo dall'incedere brillante, in cui pero' ancora una volta -come moltissimi altri autori- non viene fatto cenno che i pensionati dopo aver pagato contributi netti, in Italia riscuotono pensioni lorde, cioe' pagano 60-65 miliardi annui di tasse. Che quindi vanno nella fiscalita' generale, da cui vengono prelevati per la parte assistenziale..onde per cui il sistema e' in perfettissimo equilibrio,l'unico al mondo probabilmente : nessuno va piu' in pensione, i giovani scappano l'italia si impeverisce ma abbiamo fatto i compiti a casa, e siamo quindi fieri di essere una perfetta colonia di Germania e Francia. Sotto la supervisione di bce, Fmi, bruxelles, ocse ecc. da cui guai dissentire, senno' che colonia da sfruttare saremmo. E continuiamo cosi', a prendere in prestito(salato) la moneta debito -l'euro- emessa da un ente privato senza nessun retrostante.