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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Ape, i pro e i contro della proposta del Governo (e di Boeri?)

Riforma pensioni 2016, domani il Governo incontra nuovamente i sindacati. MARIO CARDARELLI commenta l’ipotesi di intervento dell’esecutivo, nota con l’acronimo Ape

Giuliano Poletti (Infophoto)Giuliano Poletti (Infophoto)

E così ci siamo! Se ci si attiene alla promessa di non ritualità data dal duo Nannicini-Poletti nella riapertura di un dialogo vero, costruttivo, anche se non necessariamente concertativo, non si può che sperare che l’irritualità sia sostanziale e creativa. Certo, sempre entro certi limiti, visto che per i rivenienti dalla Bocconi queste caratteristiche sono intese da loro come genetiche… Basta guardare a Boeri che è nato con genoma del ministro del Lavoro o del Primo ministro (meglio definito come Presidente del consiglio dei ministri), ma che per una forzosa manipolazione genetica degli eventi si è ritrovato a fare il professore di economia del lavoro e poi il Presidente… dell’Inps, però.

Così la ripresa dei lavori con il sindacato sarà su Previdenza, Lavoro e Dintorni il 14 giugno. Per chi ama Mozart (e Boeri) ci sarà il Convitato “quasi” di Pietra del Don Giovanni. Parlerà in ogni occasione lui offerta e continuerà a farlo anche se non offerta, con la sola differenza che il vero Convitato parla solo alla fine dell’opera e ne determina la conclusione. È questo il vero dilemma del Presidente dell’Inps: non riuscire a determinare la conclusione del processo di riforma delle pensioni e firmarne la paternità come la Fornero, con il probabile esito di molti guasti in cambio di una firma. Le motivazioni di una simile affermazione le ho già espresse e approfondite in articoli precedenti e molte sono state condivise dai più autorevoli opinion makers, economisti o meno.

Ho il sospetto, e con questo intendo archiviare Boeri sullo sfondo dell’inizio dei lavori del 14 giugno, che pur con tanta scienza e con tanta loquacità egli non abbia compreso che la sua angoscia subliminale, motore dei suoi interventi, non viene solo dal timore che non possa apporre la sua firma alla mutazione della Fornero, ma viene anche dal suo sforzo di sopprimere il suo “natural duty”, l’unico per il quale gli possa essere chiesto di mettere la mano sulla “walking of fame” (la facciamo sui marciapiedi dei Fori Imperiali?). Questo “natural duty” è progettare, implementare, realizzare la riforma dell’Inps. Boeri non ama l’Inps, ritenuto da lui meramente strumentale per permettergli di realizzare ciò cui aspira, in questo bloccato dall’imponente mole del Giuliano, di cognome Poletti. Così simile a un cartoon della Disney, l’accesso alla foresta di Sherwood che gli armigeri di Re Giovanni (un po’ simili ai giovani turchi) de La Voce (infatti…) volevano conquistare è stato difeso da Poletti a mo’ di Frate Tuck.

Quanto sia importante, prioritaria e necessaria la riforma dell’Inps lo dicono le cifre che sono state spiegate in un altro degli articoli precedenti e che si possono così riassumere. A differenza di quello che viene configurato e conformato a livello di fonti di contabilità nazionale, sulle quali, a partire dall’Ocse, vengono elaborate pregiate analisi verosimilmente corrette, ma contenutisticamente fuorvianti, e per questo utili al dibattito, al richiamo e alle citazioni politiche, una conclusione si può trarre in modo ragionevole.

Con lo sgombrare il campo dal nominalismo errato che porta a errate attribuzioni sostanziali, il risultato è che la gestione previdenziale pura è in equilibrio, e solo quella assistenziale e quella paramorfologicamente assunta come previdenziale servono a disequilibrarla. È chiaro che se uno Stato non procede a una proposta di revisione della contabilità col suggerire proposte nel quadro delle appartenenze e posizioni internazionali perde una parte della sua effettiva capacità di manovra. Questo disequilibrio di sommatoria algebrica di prestazioni comunemente intese in termini economici ha una valenza che manifesta la sua potenza in presenza del sistema contributivo, erga omnes a partire dal 2011. Cosi da squilibrata la gestione Inps diventa disastrata e il suo deficit di 52 miliardi di euro in termini di ripianamento diventa campo di confusione ben utilizzata e utile a chi vuole determinare una redistribuzione di carichi fiscali. Se la gestione previdenziale pensionistica pura è in equilibrio, giocoforza l’assistenza deve alimentarsi con la fiscalità generale. E la fiscalità generale deve dare risposte adeguate in linea con la determinazione delle politiche espresse da un governo rappresentativo delle forze che lo hanno voluto.


COMMENTI
14/06/2016 - Ape: tutte "minch..te" (Michele Ballarini)

Analizzare e commentare un furto, come quello perpetrato con la legge Fornero, è ormai inutile. I conti dell'INPS, dopo le riforme Dini e Berlusconi, erano in sicurezza, e solamente per fare cassa Monti ha alzato oltre ogni logica l'età pensionabile, con mezzi a dir poco disonesti: la cassa dei dipendenti statali (INPDAP) costituiva un debito imputato al bilancio dello Stato, trasferito all'INPS, cioè la Cassa dei dipendenti del settore privato, per sgravare, appunto il bilancio dello Stato. Come se io obbligassi Cazzola o Ichino a pagare il mio mutuo. Non resta che la vendetta...politica, si intende. Abbiamo i nomi di coloro che approvarono la legge Fornero. Non votiamoli più, né loro, né il partito. Inoltre, per alcuni si avvicina l'ora del redde rationem (vedi tale Silvio Berlusconi), e non avranno certamente le nostre preghiere.

 
13/06/2016 - Le tasse sulle pensioni (marco falini)

Articolo dall'incedere brillante, in cui pero' ancora una volta -come moltissimi altri autori- non viene fatto cenno che i pensionati dopo aver pagato contributi netti, in Italia riscuotono pensioni lorde, cioe' pagano 60-65 miliardi annui di tasse. Che quindi vanno nella fiscalita' generale, da cui vengono prelevati per la parte assistenziale..onde per cui il sistema e' in perfettissimo equilibrio,l'unico al mondo probabilmente : nessuno va piu' in pensione, i giovani scappano l'italia si impeverisce ma abbiamo fatto i compiti a casa, e siamo quindi fieri di essere una perfetta colonia di Germania e Francia. Sotto la supervisione di bce, Fmi, bruxelles, ocse ecc. da cui guai dissentire, senno' che colonia da sfruttare saremmo. E continuiamo cosi', a prendere in prestito(salato) la moneta debito -l'euro- emessa da un ente privato senza nessun retrostante.