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SINDACATI E POLITICA/ Le "domande scomode" per Susanna Camusso

Susanna Camusso (Infophoto) Susanna Camusso (Infophoto)

Pare, tuttavia, che se da domani avessimo le giuste riforme, avremmo finito i compiti. In realtà, i compiti veri inizierebbero solo a quel punto. In Italia da troppo tempo si continua a porre troppa enfasi sul ruolo della politica e, soprattutto, su quello del legislatore, come se una buona riforma risolvesse d'incanto i problemi. Parliamo poco del ruolo delle nostre imprese, così centrale per lo sviluppo e per l'innovazione, cosa che può significare anche crescita del lavoro e miglioramento delle condizioni economiche delle persone.

Non passa tuttavia inosservato che, ancora una volta, Susanna Camusso - ma in questo è in buona compagnia - non manca di additare ogni tipo di onere all'attuale governo, come se il voto al Movimento 5 Stelle fosse una semplice protesta alla politica attuale e non l'effetto di un ventennio anomalo in cui anche il sindacato - che lei non chiama in causa - ha le sue responsabilità. La forza del M5S è proprio quella di aver intercettato il malcontento di quella che il suo fondatore ha sempre definito l'identità di Pidielle e Pidimenoelle.

Si può, e si deve, chiedere di più alla politica economica. E fino a quando non sarà varata una vera riforma fiscale, continueremo a eludere i problemi. Ma il sindacato è attore o spettatore della crescita? È immune da errori? Quale compito gli spetta? Perché Susanna Camusso non parla, anche, di questo?

 

Twitter: @sabella_thinkin

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