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SPILLO/ Lavoro, le “promesse boomerang” di Renzi

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Se poi si considera che il Pd, almeno nell'immaginario collettivo, è stato ritenuto tradizionalmente vicino agli interessi dei lavoratori dipendenti si capisce il perché una buona fetta del proprio insediamento è venuto meno per esso nel voto del 19 giugno. 

Le sconfitte, insomma, non arrivano mai per caso. E questa di Renzi e del Pd neanche. Il problema ora è: che fare? È un problema enorme per Renzi perché richiederebbe un approccio fondato innanzitutto sull'umiltà. Ma è una dote che almeno fino a oggi il Presidente del Consiglio ha dimostrato di non possedere neanche lontanamente. 

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COMMENTI
26/06/2016 - Venditore di fumo (Michele Ballarini)

I posti di lavoro creati con le misure quali il job act sono "drogate" e non hanno sortito grandi effetti. L'unica riforma in grado di contribuire alla ripresa dell'occupazione è quella delle pensioni, abbassando l'età pensionabile. Finchè io, a quasi 60 anni, rimarrò al lavoro, la mia azienda non assumerà un altro al mio posto, giovane o vecchio che sia. Gli sgravi fiscali e contributivi si rivelano, nel tempo, rimedio peggiore dei mali. Certamente, ai neoliberisti italici dà parecchio fastidio l'idea di finanziare il welfare pensionistico, ma è l'unica via possibile per rilanciare l'occupazione e i consumi, e con essi gli investimenti delle imprese.