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SINDACATI E POLITICA/ La Renxit che cambia i rapporti tra Governo, Cgil, Cisl e Uil

Qualcosa sembra essere cambiati nel rapporto tra Governo e sindacati, visto che il confronto si sta aprendo su più importanti punti. Il commento di GERARDO LARGHI

Camusso, Furlan e Barbagallo (Infophoto) Camusso, Furlan e Barbagallo (Infophoto)

Non sarà epocale come la Brexit, non sarà decisivo per le sorti del Medio Oriente come il prossimo incontro-scontro tra i Paesi arabi sunniti e sciiti, ma anche in Italia si sta consumando una piccola rivoluzione: anche noi possiamo dire di assistere a un cambiamento nella vita politica della nostra Repubblica.

Non sarà Brexit, dicevamo, ma almeno possiamo accennare a una Renxit, un'uscita di Matteo Renzi dalle posizioni fermamente antisindacali che aveva assunto nella prima parte del suo mandato. E se anche non si tratta di cambiamento vero e proprio, almeno non sarà sbagliato parlare di una sua innovazione rispetto al percorso fin qui seguito. Un percorso, giova ricordarlo, fatto fin qui di chiusure, di slides mostrate agli esterrefatti sindacalisti, di attacchi, anche mediatici dov'era difficile attribuire la responsabilità agli uni piuttosto che agli altri, mentre era facile capire che il tutto stava portando il Governo a isolarsi rispetto al contesto sociale, e i sindacati a interrogarsi sulla loro natura e il loro destino. Insomma, tanto tuonò che alla fine non piovve, potremmo dire parafrasando il proverbio.

Queste sono, in effetti, ore di movimento, ore certo rese frenetiche dal referendum inglese, ma nelle quali brillano anche le innovazioni nostrane, innovazioni che affondano le radici nei discorsi fatti mesi fa, in lunghe e complesse trattative, in caminetti informali, ma che sono serviti a limare le reciproche diffidenze tra Cgil, Cisl e Uil e il Governo del Matteo nazionale. Guardando da fuori possiamo dire che ha vinto la linea sindacale: non la linea del sindacato, ma proprio la linea sindacale, quella corrente di pensiero e di azione che fa capo soprattutto alla Cisl e che si incarna nella coppia Annamaria Furlan-Gigi Petteni, che non a caso è la protagonista al tavolo delle trattative.

Quanto sta succedendo, gli incontri che non finiscono in polemiche, il confronto sui dati, sui contenuti dei provvedimenti, l'analisi dell'andamento dell'economia e le aperture sulle pensioni, sono, infatti, anzitutto il frutto di un lavorio che era destinato, fin dall'inizio, a riposizionare il sindacato rispetto al tradizionale e classico rivendicazionismo, oppure rispetto al più recente ma decisamente indigesto a Renzi, concertazionismo.

Con un pragmatismo non banale, il sindacato di via Po ha virato la prua verso il contesto che più gli si addice, ma che è anche del tutto nuovo rispetto a quello tradizionale: un contesto fatto di dichiarazioni meno politiche e invece di documenti e prese di posizioni più sindacali. Grazie a una lenta azione di pressione sulla controparte e di convincimento di Cgil e Uil, il sindacato ha così abbandonato la sua anima politica per concentrare azioni e rivendicazioni sul suo ruolo contrattuale. Un tale riposizionamento a sua volta ha attirato un governo che andava registrando sempre maggiori difficoltà nel cammino su cui procedeva da solo, nel campo dei temi più direttamente sindacali, come quelli del lavoro e delle pensioni.