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Lavoro

SPY FINANZA/ "L'assist" della Brexit per le banche italiane

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Cosa vi avevo detto prima che i britannici andassero alle urne? Se sarà crisi da Brexit, questa si tramuterà in due cose: occasione per chi è troppo esposto per scaricare securities di tutti i tipi e alibi per i governi alle prese con problemi bancari per sfruttare l'emergenza al fine di tamponare le falle più evidenti. Detto fatto, ecco sostanziarsi il rally di ieri: comprano i gonzi, ovvero chi acquista tentato dal consulente o dal bancario e mette a detenzione e i furbi, la smart money, quella che compra a prezzi stracciati e attenderà il momento in cui qualcosa di quei 40 miliardi arriverà davvero alle prime banche per vendere al range di prezzo più alto sul medio termine e scaricare ad altri il rischio sistemico. Ormai è uno schema consolidato: prima le Banche centrali e ora i governi forniscono il back-stop sia ai titoli di Stato che a quelli bancari, mercato al rialzo per legge. Peccato che poi, ogni tanto, salta fuori il Brexit di turno e tutto il giochino salta. Ma quando succede, ecco il colpo di genio: un fondo Atlante bis che faccia da garante dei prossimi aumenti di capitale delle banche più fragili, qualora dovessero esserci (Mps su tutte, ma vengono menzionate anche Unicredit e Carige). E, statene certi, ce ne saranno. 

L'operazione dovrebbe essere discussa con la Commissione europea per non cadere nella fattispecie degli aiuti di Stato, anche se è previsto che in circostanze eccezionali (come ad esempio la Brexit) il divieto possa venir meno. All'operazione potrebbe partecipare anche la Cassa depositi e prestiti, come già avvenuto per Atlante 1. La creazione di un fondo parallelo permetterebbe di ridare fiducia al settore e di completare il rafforzamento patrimoniale delle banche più deboli: Atlante 1 ha infatti investito il 59% della propria dotazione (2,5 miliardi su una dotazione di 4,3 miliardi) nelle due banche venete e gli analisti stimano che i restanti 1,9 miliardi potrebbero smuovere sofferenze creditizie per un valore nominale di 30 miliardi di euro. Per aumentare la potenza di fuoco si potrebbe riaprire il fondo con i contributi di casse di previdenza e fondi pensione oppure creare un secondo fondo più focalizzato sull'acquisto di non performing loans. 

E volete che la Bce sia da meno? Parlando in occasione del forum The future of the international monetary and financial architecture, conferenza annuale con politici ed economisti organizzata dalla Bce a Sintra, in Portogallo, Mario Draghi ha auspicato «politiche monetarie allineate con l'obiettivo di mitigare contagi destabilizzanti tra le diverse economie», sottolineando come «la persistenza di politiche divergenti possa portare a incertezze sulle intenzioni future, che a loro volta si traducono in una maggiore volatilità sui tassi di cambio e sui premi di rischio che deve essere contrastata con politiche monetarie più espansive». Tali instabilità potrebbero essere evitate lavorando sui fattori su cui gli Istituti centrali di tutto il mondo si trovano a lavorare per tenere sotto controllo il caro vita, elementi la cui natura comune è suggerita dalla bassa inflazione che persiste su scala globale. Con allineamento, ha spiegato ancora Draghi, non è inteso un coordinamento generale, ma una «condivisione delle diagnosi e delle dinamiche alla base delle sfide che riguardano tutti e un impegno condiviso a basare le nostre politiche a livello di singola area economica su queste diagnosi».