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Lavoro

SPY FINANZA/ "L'assist" della Brexit per le banche italiane

L'Italia sembra pronta a dar vita a nuovi strumenti per il sostegno delle banche, che ancora soffrono sui mercati. La causa, spiega MAURO BOTTARELLI, viene attribuita alla Brexit

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

In un Paese civile, quando un politico perde, se ne va. È accaduto in Gran Bretagna, dove due ore dopo la vittoria del Brexit, David Cameron ha annunciato pubblicamente le sue dimissioni. Matteo Renzi ha detto che se perderà il referendum sulla riforma costituzionale di ottobre abbandonerà la politica: vedremo se, come Cameron, sarà di parola. Ma ancora più grave è quando un politico o un uomo delle istituzioni mente al suo popolo. Certo, esiste la regola di Alan Greenspan, il quale diceva che quando le cose cominciano ad andare davvero male un banchiere centrale ha il dovere di mentire, ma non è questo il caso. 

Il 13 dicembre scorso, qualcuno pronunciò queste parole: «Il sistema bancario italiano è sano e solido. Durante la grande recessione gli istituti italiani non hanno avuto bisogno di aiuti pubblici tranne che per un istituto, laddove invece la Germania ha messo in campo 240 miliardi. Da noi no». Chi è stato? Pier Carlo Padoan, ministro dell'economia e delle Finanze, rispondendo a una domanda sul salvataggio delle quattro banche popolari durante l'ultima Leopolda. Parliamo di sei mesi fa, non sei anni. Perché allora è stato necessario il Fondo Atlante e ora un piano di intervento statale, più o meno diretto, visto che occorre non violare le regole Ue sugli aiuti di Stato, da 40 miliardi per stabilizzare il sistema? 

Ovviamente i grandi media hanno la risposta pronta: colpa del Brexit.. E in effetti l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione è stato un enorme detonatore: ma è l'esplosivo a fare danni, non il detonatore in sé. Il grafico a fondo pagina ci mostra come venerdì e lunedì scorsi le banche europee abbiano patito le perdite a due giorni peggiori di sempre, anche del dopo Lehman. Oggi, invece, rose e fiori, Milano sfonda il +4% trainata proprio dal comparto bancario: parliamo delle stesse banche scaricate con il badile per due giorni, non hanno compiuto aumenti di capitale overnight tali da rendere credibile passare da -20% a +9% nell'arco di 24 ore. Ovvio, è speculazione in molti casi e sarebbe bello che, almeno per una volta, Consob e Bankitalia non dormissero e vigilassero a dovere, ma resta il dato fondamentale: se Milano è rimbalzata in quel modo, è perché il governo ha detto la parolina magica. Aiuto. E 40 miliardi sono tanti ma non tantissimi, visto che solo Unicredit e Bpm hanno bisogno di un aumenti di capitale da 5 miliardi ciascuna. 

Capite che, nelle condizioni reali del sistema bancario, il Fondo Atlante con i suoi 2 miliardi residui a disposizione era diventato un'aspirina per curare un malato terminale. Serviva la cura shock: l'Italia punta a forme di garanzia pubblica sui bond bancari, mentre preme su Francia e Germania perché vi sia una risposta europea alla crisi innescata dalla Brexit, stando a una fonte governativa. Il governo sta lavorando a un ventaglio di strumenti in grado di scongiurare il rischio sistemico: si va dall'allentamento delle regole sul bail-in utilizzando tutti i margini previsti dalle deroghe per circostanze eccezionali, all'ipotesi di un intervento diretto dello Stato nel capitale degli istituti in difficoltà, nel rispetto delle regole sugli aiuti pubblici. Stando a quanto risulta a Mf-Milano Finanza, il Brexit potrebbe essere utilizzata dalle autorità italiane per chiedere più spazi di manovra agli aiuti pubblici.