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PENSIONI E POLITICA/ La "febbre da voto" attorno a Enasarco

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Ma Boco è un tipo che non si dà per vinto, è coriaceo, va per la sua strada senza far troppe cerimonie, come ben sa un cronista de La7 che l’ha aspettato sotto casa per rinfacciargli l’acquisto di due appartamenti dell’Enasarco - in via Bosio e in via Osoppo a Roma, rasentando il conflitto d’interessi - e si è sentito mandare a quel paese, senza risposte. 

Anche per questa sua grinta, l’appuntamento dell’8 sarà comunque un thrilling. Sulla carta, l’assemblea dei sessanta delegati vedrebbe imbattibile la lista vincente, “Insieme per Enasarco”, e il suo candidato presidente, Gianroberto Costa, estraneo alle polemiche del passato. Ma questo primo “test” di democrazia in Enasarco, in sé meritevole, ha condotto a un risultato “all’italiana”, ovvero incerto, frammentato in varie fazioni, finendo col contrapporre imprese e agenti (le prime designano 20 delegati, i secondi 40), con questi ultimi che rivendicano una partecipazione al voto elevatissima, a differenza delle imprese, la cui partecipazione - sostengono - è stata limitata. Avere voce in capitolo sulla gestione del patrimonio, soprattutto immobiliare, attraverso il controllo del consiglio, fa gola. Per questo la netta (e ovvia) discontinuità che i più si aspettavano rispetto alla gestione uscente non è così scontata fino allo spoglio dei voti.

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