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SCIOPERI IN FRANCIA/ La verità sulla protesta contro la Loi Travail

Immagine d'archivio (CC Ben Siesta) Immagine d'archivio (CC Ben Siesta)

Ma a veder bene la vicenda francese sul piano politico sindacale non si può non notare che alcune situazioni di opposizione e protesta rispecchiano le dinamiche che noi italiani conosciamo da tempo. I sindacati francesi sono molto più deboli rispetto a quelli italiani - 7,7% di lavoratori organizzati nei sindacati i primi e 37% i secondi, dati Ocse -, situazione che storicamente ha favorito in Francia una gestione al di fuori della concertazione, le politiche del lavoro da parte dei governi, e che per questo ha alimentato manifestazioni di rabbia quasi sempre concluse rapidamente senza alcun sbocco politico. Anche in questa occasione chi ha dato fuoco alle miccia è stata la Cgt, la Confederation General du Travail di ispirazione comunista, che nella sua storia raramente ha firmato accordi con governi e con imprenditori. La massima aspirazione di questo sindacato è, di volta in volta, mettersi alla testa dei movimenti della sinistra radicale.

Gli altri due sindacati francesi, la Cfdt e Force Ouvriere, si guardano bene dal seguirlo sulla strada del radicalismo. È significativo che la Cfdt - “cugina” della Cisl con medesima ispirazione - in un documento del consiglio nazionale di questi giorni, ha rivendicato il positivo cambiamento avvenuto con le loro proposte alla Loi Travail nel rapporto con la ministra del Lavoro Myriam El Khomri, riaffermando il valore del dialogo sociale; prendendo così le distanze dalla barricadiera Cgt.

Cosa succederà? Credo scontato che il 14 giugno si discuterà in Senato del provvedimento dopo altri confronti che il Governo terrà con i sindacati dialoganti per varare la legge, mentre il sindacato rosso se potrà farà altre manifestazioni. Se così dovesse andare, saranno tutti contenti: governo e sindacati riformisti presenteranno un risultato accettabile per entrambi, mentre Cgt e sinistra radicale potranno accusare Hollande di aver danneggiato i lavoratori. 

A ben vedere uno scenario che noi italiani abbiamo visto più volte a casa nostra. Si può dire che tutto il mondo è paese.

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COMMENTI
05/06/2016 - I francesi hanno le palle (Michele Ballarini)

I francesi hanno le palle. Da noi vige il motto "Francia o Spagna purchè se magna..." e i governicchi che si sono succeduti negli ultimi anni, servi obbedienti della UE, del FMI e delle istituzioni finanziarie internazionali alle quali nulla importa che gli italiani diventino un popolo di schiavi affamati, purchè paghino gli interessi sul debito, possono rubacchiare impunemente. Ma verrà il momento in cui anch'essi saranno chiamati a pagare.