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SCIOPERI IN FRANCIA/ La verità sulla protesta contro la Loi Travail

In questi giorni si susseguono gli scioperi in Francia contro la riforma del lavoro. Manifestazione che raccolgono simpatie anche in Italia. Il commento di RAFFAELE BONANNI

Immagine d'archivio (CC Ben Siesta) Immagine d'archivio (CC Ben Siesta)

Le manifestazioni sindacali di Parigi e dintorni di questi giorni sulla Loi Travail, paragonata al Jobs Act varato dal Governo italiano, hanno suggestionato alcuni ambienti politico-sociali della sinistra nostrana, frustrata dal declino delle “grandi” lotte sociali rosse, soprattutto dell’ultimo decennio. Costoro hanno visto in Francia, con rammarico, quello che non è accaduto in Italia in occasione del varo del Jobs Act voluto da Renzi, e avrebbero voluto un’opposizione dura, in Parlamento come nelle piazze italiane. Si è persino fatto circolare una foto fake che ritrae la manifestazione parigina con un grande striscione che annuncia che i francesi non faranno passare “la loi travail”, che invece gli italiani hanno fatto passare con il Jobs Act. Dice lo striscione diffuso in Italia: “nous ne ferons pas la fine de l’Italie. Un francese in parte maccheronico a dimostrazione della montatura da Photoshop.

Paragonare la situazione francese a quella nostra è un esercizio fuori luogo per ragioni sia politiche che sociali. Infatti, la maggior parte delle forze politiche e sociali, hanno ritenuto la riforma del mercato del lavoro in Italia positiva, e comunque una felice prosecuzione delle riforme già varate prima con i provvedimenti Treu e poi da quelli ispirati dal martire del lavoro Marco Biagi, assassinato dai brigatisti rossi, una sparuta pattuglia di terroristi che hanno osteggiato con il terrore, il cambiamento italiano e ogni riforma del lavoro.

Le riforme italiane hanno senza dubbio provveduto a flessibilizzare il lavoro per un mercato sempre più globale e con uno sviluppo tecnologico e delle figure professionali in grande modificazione. Ma il rimedio più importante alle forme di lavoro parasubordinate è risultato il tassello più prezioso delle pressioni dei sindacati riformatori italiani che hanno voluto tra difficoltà e polemiche raccogliere la sfida economica e sociale di Marco Biagi.

Il fenomeno del precariato in Italia è stato ed è ancora un’esperienza tutta incentrata sulle cococo, poi sulle cocopro, sugli associati in partecipazione e sulle false partite iva. Queste realtà del lavoro, va ricordato, sono contratti di lavoro esclusivamente nostrani e hanno rappresentato spesso le forme più penalizzanti e ciniche ai danni di molti lavoratori. Insomma, il Jobs Act non è stato che la continuazione di un positivo impegno a favore del precariato per garantire tutele, fino ad anni fa completamente negate. Unico demerito che ha avuto il Jobs Act di Renzi è che si è voluto sovraccaricarlo di aspettative di crescita occupazionale che invece può essere garantito solo da una buona economia, come raccontano i dati ultimi statistici sulla occupazione.


COMMENTI
05/06/2016 - I francesi hanno le palle (Michele Ballarini)

I francesi hanno le palle. Da noi vige il motto "Francia o Spagna purchè se magna..." e i governicchi che si sono succeduti negli ultimi anni, servi obbedienti della UE, del FMI e delle istituzioni finanziarie internazionali alle quali nulla importa che gli italiani diventino un popolo di schiavi affamati, purchè paghino gli interessi sul debito, possono rubacchiare impunemente. Ma verrà il momento in cui anch'essi saranno chiamati a pagare.