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Lavoro

GIOVANI E LAVORO/ Il metodo per lasciarsi alle spalle le "raccomandazioni"

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Senza merito e senza concorrenza, è ovvio che i giovani si trovino fuori gioco. Quasi a dire che i "grandi", rispetto al futuro dei propri figli, pensano solo a gestire il proprio piccolo cabotaggio, senza badare a quello che succederà un domani. È l'esatto contrario, invece, dei nostri padri: hanno risparmiato nonostante la (quasi) povertà pur di garantire ai propri figli un avvenire migliore, mentre oggi ci disinteressiamo del futuro dei nostri figli. I quali, da soli, fanno fatica ad alzare lo sguardo, vincolati alla moda dominante di un "carpe diem" male inteso, quasi un "vivere alla giornata", senza pensare che il futuro inizia adesso, attraverso anche i piccoli risparmi quotidiani.

Ma perché un Paese, in un contesto "glo-cale" (globale e locale), possa rialzare la testa, cioè le opportunità di sviluppo e di qualità della vita, c'è bisogno di riforme reali: da una nuova Pubblica amministrazione, a scuole e università finalmente libere dalle solite autoreferenze, da realtà sociali non chiuse a riccio in modo corporativo, a mondi sindacali liberi finalmente dalle tentazioni politiche. Ma ha bisogno di ben altro: regole del gioco da "società aperta", compresa la non commistione del mondo dei giornali e della Tv con gruppi di riferimento politici e/o finanziari (gli unici proprietari dei giornali, cioè, devono essere solo i lettori...).

Preoccupa, a tal fine, tanto per intenderci, "l'Indice delle liberalizzazioni": se ipotizziamo come 100 il livello di "società aperta" di un virtuoso Paese europeo, vediamo che la situazione italiana è davvero preoccupante: siamo da Terzo Mondo per gestione dei servizi idrici (32), per telecomunicazioni (39), mentre il mercato elettrico (77) si è di recente aperto alla concorrenza e alla ricerca della migliore offerta. Ma sul trasporto pubblico locale siamo fermi a quota 43, mentre sulla Pubblica amministrazione siamo fermi ancora a quota 40. È chiaro qui il ruolo di freno mentale e corporativo delle varie lobbies: evidente il significato di freno corporativo, più difficile da capire cosa voglia dire "freno mentale", cioè il timore del confronto (la paura di mettersi in gioco), cioè della critica e dell'autocritica per il miglioramento continuo. 

Normativamente, il vero salto in avanti passa attraverso il ripensamento dello Statuto dei lavoratori, il quale deve diventare "Statuto dei Lavori", secondo proposte che da anni restano al centro però solo di dibattiti formali (da Treu e Biagi a Ichino a Tiraboschi).

Per farmi capire, faccio l'esempio che mi è più spontaneo, dati gli esami di maturità appena conclusi: perché una valutazione abbia davvero senso, prima di uno scrutinio o di un esame, noi dobbiamo assicurare agli stessi studenti e alle famiglie la migliore scuola possibile, studenti e famiglie hanno cioè il sacrosanto diritto ad avere i migliori docenti, i migliori presidi, i migliori servizi e strutture. Cose a oggi, in molti casi, difficili solo da proporre (all'interno di una scuola è il collegio dei docenti che può giudicare i docenti: un chiaro conflitto di interessi!). E sappiamo bene, oltremodo, che la qualità dipende, prima che dalle strutture o dai codici formali, dalle persone che sono chiamate a incarnare questa qualità reale.