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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Il "rischio sentenza" che pende sugli interventi previdenziali

Giuliano Poletti (Lapresse)Giuliano Poletti (Lapresse)

Con Sentenza 173/2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato legittimo il contributo di solidarietà sulle cosiddette "pensioni d'oro" introdotto dalla Legge di stabilità 2014 per il triennio 2014-2016. L'art. 1, comma 486, della Legge prevede, infatti, un contributo di solidarietà del 6% sulle pensioni di importo lordo annuo superiori rispettivamente da 14 a 20 volte il trattamento minimo Inps (tra 91.344 e 130.491 euro), del 12% sulla parte eccedente l'importo lordo annuo di 20 volte il trattamento minimo e del 18% sugli importi superiori a 30 volte il trattamento minimo (195.737 euro). 

Inoltre, differentemente dalla Sentenza 70/2015, dov'era stata dichiarata illegittima l'abolizione della perequazione della pensione per importi superiori a tre volte il trattamento minimo introdotta dal Governo Monti, in questa occasione la Corte ha respinto l'eccezione di incostituzionalità del limite all'indicizzazione agli importi più elevati (comma 483), presentato dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Calabria - non senza esagerazione - anche come violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

Quanto al contributo di solidarietà, la Corte ne ha fissato i requisiti di costituzionalità, che questa volta sarebbero stati rispettati dal Legislatore: operare all'interno del complessivo sistema della previdenza (escludendone cioè la natura tributaria), essere imposto dalla situazione di crisi contingente, incidere sulle pensioni più elevate, essere sostenibile, proporzionale ed essere utilizzato come misura una tantum.

Questa volta è andata così. Ma quando si introducono contributi addizionali a carico di categorie di cittadini, soprattutto i più abbienti, si rischia quasi sicuramente un giudizio di legittimità: meglio continuare a gravare sui giovani che alla pensione non ci pensano ancora.

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