BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016 / Ape, Le "risposte senza risposta"

Tommaso Nannicini (Lapresse)Tommaso Nannicini (Lapresse)

Fotografato con un grandangolare, una volta che lo si guarda da vicino l'Ape è un artifizio cui si può riconoscere con beneficio d'inventario il tentativo di provare a risolvere un problema multiplo: di tipo sociale come quello di esodati, lavoratori precoci, giovani senza lavoro; di tipo economico, visto che l'Inps non tira fuori un euro di pensione fino a scadenza termini di vecchiaia; di tipo politico, con la creazione di un credito da promessa mantenuta che va a saldarsi su una serie di equilibri politici che vanno dalla sinistra Dem in giro per il Parlamento e per il Paese. Il tutto grazie a un bypass. Ecco, l'Ape non riforma, ma bypassa. 

Non ci sarà, ergo, una modifica della Fornero (per carità è impensabile il pensabile di Riformare la Riforma che anche la Fornero stessa ha definito possibile), ma un suo bypassaggio dove previdenza pubblica, privata, Inps e ministero del Lavoro (e del Welfare) s'incastrano in problemi, salvacondotti e salvaguardie che invece di chiarire il quadro sotto traccia lo lasciano oscuro come le immaginarie Wimp. C'è però una differenza. Mentre le particelle subatomiche così ipotizzate interagiscono debolmente con la materia, il coacervo di norme, ruoli, indirizzi interagiscono eccome, anche se invisibilmente. 

All'oggi la risoluzione Ape continua ad apparire, semplice, anche se "strana" a prima vista, senza perdere due imprinting: essere macchinosa, difficoltosa e complicata, in poche parole boeriana. Questo perché al di là di un impianto da flow chart in cui far funzionare caselle connesse e interagenti, lo scopo iniziale continua, secondo la mia ignoranza, a essere - in proiezione - mal raggiunto. 

Il governo intende il tavolo come un esempio di concertazione, sul metodo di lavoro però, e non su altro. Il sindacato dopo anni di digiuno plaude al fatto che nominalmente la parola sia riapparsa come metodo di lavoro almeno, non trova sponda di confronto su quello che loro chiamano la riforma del sindacato, ma che poi è la solita lista della spesa. Una verità però c'è: se Nannicini propone "famolo strano", Susanna Camusso risponde "ma se siamo ancora ai titoli"… Di coda? No, di testa. 

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
07/07/2016 - UNICA SPERANZA (ernesto sciortini)

Mandare a casa senza se e ma questa legislatura, sperando facciano altrettanto gli attuali leader dei sindacati che vanno a "braccetto" con il governo. Durante gli incontri si gioca, si scherza, si sorride sulle spalle di chi aspetta un gesto concreto o una speranza di una via d'uscita che purtroppo non si intravede all'orizzonte. Unica speranza è quella di ottobre per mandare tutti a casa; unica speranza è che chi si beffa di noi abbia almeno il coraggio, almeno una volta, di essere coerente e mantenere la promessa di chiudere questa legislatura e dare seguito quindi ad un'altra più seria e vicina ai bisogni della povera gente.