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RIFORMA PENSIONI 2016 / Ape, Le "risposte senza risposta"

La riforma delle pensioni del Governo non è ancora ben delineata. E le dichiarazioni in merito degli esponenti del Governo non aiutano, spiega MARIO CARDARELLI

Tommaso Nannicini (Lapresse) Tommaso Nannicini (Lapresse)

Apro con una confessione d'ignoranza: ma di cosa stiamo parlando? Da quello che si legge sulla stampa - e mi riferisco all'intervista del 2 luglio al Corsera - sul tavolo previdenziale esistono due situazioni: quella del governo, cioè di Nannicini e Poletti, e quella del sindacato. Entrambe girano intorno all'Ape che, diciamocelo, ha una struttura (come lo chassis di una macchina) un po' di accessori e basta. Di tanto in tanto, a una riunione o con un'intervista come quella sopracitata di Nannicini, appare il progettista di turno che aggiunge un pezzo o fa vedere una slide per poi ritirare tutto e dire che "si sta come in un divenire". Una scenetta del vi spiego e non vi dico. Il governo tratta la previdenza come work in progress. Fissati due o tre paletti, con l'annuncio, poi basculando (che mi sembra un termine adeguato per l'attuale situazione) si andrà a cercare un punto di equilibrio con modalità molto vicine a quelle illustrate in un mio precedente articolo. Mi si perdoni l'affermazione che più passa il tempo, meno si discute sulle architravi che reggono l'impianto, come se questo ormai è scontato. È quello che si desume dalle prime domande formulate e dalle relative risposte. 

Così afferma il sottosegretario: «Di solito fatico a essere polemico però...». Però? «Stavolta fatico a non esserlo». E perché? «Più va avanti il balletto dei tabù ideologici, ripetendo ad esempio che il governo vuole fare un regalo alle banche, meno riusciamo a capire quali problemi possiamo risolvere in concreto. Ed è un peccato. Politicanti della domenica, micro correnti in cerca d'autore: tutti a caccia di visibilità o di facili strumentalizzazioni, nessuno che si preoccupi del merito e di come risolvere i problemi della gente con le risorse che ci sono».

Ma il meglio è in questo passaggio dove è il giornalista a dover forzare una risposta, ripetendo lo stesso procedimento più avanti. Corsera:"Allora entriamo noi nel merito, partendo dall'anticipo pensionistico. Avete detto che riguarderà chi è fino a tre anni dalla pensione. Possibile che la misura diventi più ampia e si arrivi a quattro anni?". Risponde il sottosegretario: «È uno degli oggetti di confronto, non ci sono preclusioni. L'importante è prendere atto che la flessibilità in uscita non può essere gratis: a parte alcune proposte che avevano un rapporto disinvolto con il principio di realtà, quelle avanzate finora avevano tutte un costo fisso per ogni anno di anticipo. La nostra non fa eccezione, ma a differenza delle altre riusciremo a modulare questo costo con una detrazione fiscale che aiuta i soggetti meritevoli di tutela».

Cosa vuol dire un rapporto disinvolto con il principio di realtà? Parla forse di Boeri e della sua proposta? Perché è chiaro che per il costo si riferisce a Damiano, Baretta, ecc. Ma l'Ape ha un rapporto serio con la realtà? Senz'altro sì, ma non quella dei pensionandi. Infatti, ove ci siano elementi positivi come il riscatto della laurea, Nannicini glissa per poi essere ripreso a forza dall'intervistatore.


COMMENTI
07/07/2016 - UNICA SPERANZA (ernesto sciortini)

Mandare a casa senza se e ma questa legislatura, sperando facciano altrettanto gli attuali leader dei sindacati che vanno a "braccetto" con il governo. Durante gli incontri si gioca, si scherza, si sorride sulle spalle di chi aspetta un gesto concreto o una speranza di una via d'uscita che purtroppo non si intravede all'orizzonte. Unica speranza è quella di ottobre per mandare tutti a casa; unica speranza è che chi si beffa di noi abbia almeno il coraggio, almeno una volta, di essere coerente e mantenere la promessa di chiudere questa legislatura e dare seguito quindi ad un'altra più seria e vicina ai bisogni della povera gente.