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Lavoro

Riforma pensioni 2016/ Oggi 8 luglio. I dati deludenti del part-time agevolato (ultime notizie live e news)

Novità riforma pensioni, con le ultime notizie riguardanti i principali temi previdenziali e le news che arrivano attraverso le dichiarazioni di politici e sindacalisti

Tito Boeri (Lapresse)Tito Boeri (Lapresse)

Nel rapporto annuale che l’Inps ha presentato nella giornata di ieri, oltre a dati relativi al sistema pensionistico in relazione agli ultimi dodici mesi, c’è anche un importante informativa al riguardo di uno degli strumenti presentati dal Governo Renzi. Stiamo parlando del cosiddetto part-time agevolato ed ossia un dispositivo che permette a lavoratori prossimi alla pensione di poter diminuire il carico di lavoro a fronte di leggere penalizzazioni sullo stipendio e nessuna in ottica contributiva. Ebbene, c’è stata una partenza decisamente in sordina per il part-time agevolato a cui hanno aderito nel primo mese soltanto 85 lavoratori in tutta Italia. Lo stesso Boeri nel presentare il dato ha sottolineato che i “dati sono ancora da considerarsi poco significativi” aggiungendo che sono state accolte 85 domande sulle 238 presentate (84 quelle respinte mentre altre 69 sono in giacenza). 

Cesare Damiano difende i provvedimenti di salvaguardia varati dopo la riforma delle pensioni targata Fornero che sono state “criticate” dall’Inps. L’ex ministro spiega infatti che non sono affatto  “costose e inadeguate, tant’è che stiamo preparando l’ottava per chiudere definitivamente la partita”. Il Presidente della commissione Lavoro non nasconde poi che si sarebbe aspettato un po’ di autocritica, da parte di Tito Boeri, dato che l’Inps ha a volte diffuso circolari interpretative sfavorevoli ai lavoratori, come nel caso di Opzione donna o della pensione anticipata per i lavoratori del settore privato nati nel 1952. 

Giorgia Meloni approfitta della sentenza della Corte Costituzionale favorevole al contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro per annunciare che Fratelli d’Italia proporrà con la prossima Legge di stabilità (che dovrebbe contenere la riforma delle pensioni promessa dal Governo) che “questo contributo diventi stabile sulle pensioni a partire da 5000 euro netti al mese e non sia più temporaneo come adesso”. L’ex ministro, ricordando quanto sia ingiusto che ci siano generazioni costrette a lavorare per pagare “pensioni sproporzionate, immeritate e per le quali non sono stati versati i contributi”, ha anche detto che andrebbero “aggrediti” tutti i privilegi, “a partire dalla vergogna dei vitalizi”.

Tra i vari giudizi contenuti nella relazione dell’Inps presentata ieri, ve n’è anche uno sulle salvaguardie che si sono rese necessarie dopo la riforma delle pensioni targata Fornero. Esse vengono infatti definite “costose e inadeguate”, dato che erodono il 13% dei risparmi attesi dalla riforma e non tengono conto del reddito delle famiglie dei beneficiari. Per l'Inps, le salvaguardie “possono essere giustificate solo per particolari categorie di lavoratori (come, ad esempio, gli usuranti)". Mentre in via generale andrebbero varate soluzioni non "inique, estemporanee e scarsamente efficaci".

Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare e Presidente di Itinerari Previdenziali, si schiera contro la sentenza della Corte Costituzionale sul contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro. A suo modo di vedere, infatti, la Consulta riconosce che il prelievo è un sacrificio, ma che esso è sopportabile dai soggetti “abbienti”. “È un concetto pericoloso perché conferisce un autorevole precedente a chi continua ad affermare che ‘i soldi si prendono dove ci sono’”, aggiunge Brambilla. Che poi rincara: “Con questa sentenza i concetti stessi di proprietà privata e di libertà individuale sono molto a rischio”.

Ci sono state diverse situazioni accadute post accesso alle pensioni, che di fatto hanno avuto come conseguenza quella di variare l’importo mensile della rata a cui i lavoratori hanno diritto. Una vicenda a cui si può mettere riparo facilmente nel caso se ne abbia diritto, anche perché lo prevede l’ordinamento grazie alla cosiddetta operazione di ricostituzione della pensione d’ufficio oppure presentando un’apposita domanda. In poche parole si tratta di un vero e proprio strumento che permette di effettuare il calcolo della pensione in presenza di vicende che la modificano nella sua entità, operando un azione di controllo e verifica di correttezza di quanto deciso. Sono tantissime le cause che possono portare ad una variazione dell’importo mensile e nella maggior parte dei casi sono riconducibili ad aspetti di tipo contributivo a cui si vanno ad aggiungere aspetti reddituali e sanitari. La domanda di ricostituzione di pensione può essere presentata in qualsiasi momento in quanto non presenta alcun limite di decadenza per il riconoscimento del diritto anche se va ricordato come le eventuali somme liquidate a titolo di arretrati sono sempre sottoposte ai tempi ordinari di prescrizione (per i ratei maturati dal 6 luglio 2011 la prescrizione è di 5 anni mentre per quelli antecedenti è pari a 10 anni). Nonostante la riforma delle pensioni targata Fornero, la spesa pensionistica in Italia è cresciuta nel 2015 a quota 273 miliardi euro dai 268,8 dell’anno precedente. Lo rileva l’Inps nel suo rapporto annuale presentato oggi, da cui emerge anche che la spesa pensionistica è pari al 15,6% del Pil (mentre nel 2015 il dato era pari al 17,2%) e rappresenta il 33% della spesa pubblica. Il dato del 2015 tiene in ogni caso conto degli effetti del “bonus Poletti”, che ha visto l’erogazione di “una tantum” quale rimborso per la mancata indicizzazione delle pensioni voluta dal Governo Monti nel 2011. Le pensioni della gestione privata rappresentano il 75,5% del totale delle pensioni erogate, quelle della gestione pubblica il 24,5%. Tuttavia l’aumento di spesa maggiore si è avuto in questo secondo comparto (3,8% contro 2,2%).

Cesare Damiano rivendica il ruolo che il Parlamento ha avuto nel varare dei corretti alla riforma delle pensioni targata Fornero e ricorda che per gli esodati ha presentato, insieme alla collega di partito Marialuisa Gnecchi, una proposta di legge relativa all’ottava salvaguardia. “Non è vero che l’iniziativa parlamentare non produce risultati. Se non ci fossimo stati noi non ci sarebbero state le sette salvaguardie degli esodati: grazie a noi 100mila persone hanno la pensione in tasca, a cui si aggiungono 25mila che la avranno e che hanno ricevuto la lettera”, ha detto l’ex ministro, aggiungendo che “questa battaglia, iniziata tre anni fa, all’indomani dell’approvazione della riforma Fornero, non può essere dimenticata”.Tito Boeri, oltre a presentare dati interessanti contenuti nel Rapporto annuale dell’Inps, ha dato un giudizio sulla riforma delle pensioni allo studio del Governo. Il numero uno dell’Istituto nazionale di previdenza sociale ritiene positiva l’introduzione di una forma di flessibilità, ma non è convinto che la soluzione migliore sia quella dell’Ape che prevede il prestito bancario. “Non si può negare che rate ventennali di ammortamento pensionistico costituiscano una riduzione pressoché permanente della pensione futura”, ha detto Boeri, volendo evidenziare come ci sia il rischio che gli italiani si ritrovino poi con pensioni molto basse e inadeguate a sostenerli in un periodo delicato della loro esistenza.

La petizione è sostegno della riforma delle pensioni contenuta nel Ddl Damiano ha raggiunto quota 50.000 firme e ieri alla Camera dei deputati si è tenuta una conferenza stampa proprio per parlare dell’importante traguardo raggiunto. Giovanni Battafarano, segretario generale di Lavoro&Welfare e Vittorio Longhi, direttore di Progressi, che si sono occupati della petizione, hanno fatto sapere che “scriveremo al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al presidente del Senato Pietro Grasso e alla presidente della Camera Laura Boldrini per chiedere loro un incontro e per la consegna delle firme”. Damiano, invece, ha sottolineato che sull’Ape si deve quanto meno riuscire a portare a 4 gli anni di anticipo di uscita dal mondo del lavoro. Marialuisa Gnecchi, capogruppo del Pd in commissione Lavoro della Camera, ha invece sottolineato che 41 anni di contributi versati devono essere sufficienti per poter andare in pensione.

La Cida non accoglie bene la sentenza della Corte Costituzionale sul contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro e auspica che la riforma delle pensioni allo studio del Governo non ne proroghi la durata. Giorgio Ambrogioni, Presidente della confederazione sindacale che rappresenta dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato, ha spiegato che  “l’equilibrio del sistema previdenziale non può e non deve essere ottenuto penalizzando i pensionati”. Aggiungendo anche che la categoria dei dirigenti  già “versa all’erario l’12% delle entrate Irpef pur costituendo appena lo 0,6% dei contribuenti nazionali”.

Anche la Uil, come la Cgil, ha deciso di votare contro la nota di variazione al bilancio dell’Inps. Di fatto le motivazioni sono le stesse del sindacato guidato da Susanna Camusso. La Uil sottolinea però anche che vorrebbe da tempo che vi fosse la separazione dei conti della spesa previdenziale da quelli per la spesa assistenziale. Le due organizzazioni dei lavoratori si trovano quindi di comune accordo non solo sul fronte della riforma delle pensioni, con cui hanno intavolato una trattativa con il Governo, ma anche sulla necessità di una maggior chiarezza e trasparenza nella gestione dell’Inps.

La Cgil non è impegnata solo a chiedere al Governo una riforma delle pensioni migliorativa rispetto all’Ape, ma anche a “esigere chiarezza e trasparenza all’Inps”. Il sindacato di Susanna Camusso lo scrive in un comunicato in cui motiva il suo voto contrario, all’interno del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, alla nota di variazione al bilancio dell’Istituto. La Cgil evidenzia in particolare che era stato richiesto di conoscere il valore di ogni singolo immobile Inps in modo da poter verificare l’esatta consistenza del patrimonio immobiliare. Tuttavia non è mai giunta una risposta. Vi è inoltre "la mancata conoscenza dello stato effettivo dei crediti  contributivi dell'Istituto, pari a 104 miliardi, assolutamente incoerenti con le comunicazioni di Equitalia al Parlamento circa il loro recupero”. Il sindacato segnala poi che “la gestione della cassa Enti Locali (Cipdel) presenta un fortissimo sbilancio destinato, senza correttivi, a diventare nei prossimi 20 anni una voragine, e l'Inps non svolge alcuna attività ispettiva per controllare la correttezza delle dichiarazioni e dei versamenti”. Vi è infine “la scelta del governo di continuare ad attingere senza limiti dalla  liquidità dell'Istituto, con ciò erodendo ogni anno di più la situazione  patrimoniale e la stabilità dell’Inps”.

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COMMENTI
09/07/2016 - Ma no! (Michele Ballarini)

E chi l'avrebbe mai detto che simile geniale strumento non avrebbe avuto successo? Così come l'anticipo del TFR in busta paga. Ma vedrete che con l'APE tutto si sistemerà, e finalmente i lavoratori potranno andare in pensione prima, magari dopo SOLI 40 anni di lavoro... Già, per rimediare a colossali ingiustizie (grazie Fornero e Monti), i lavoratori devono ripagarsi ulteriormente la pensione se vogliono andarvi con un ridicolo anticipo di un paio d'anni. Sarà un successone! Renzi, Padoan , Poletti, ANDATE A LAVORARE, AD IMPARARE "QUANTO SA SI SALE SALIRE E SCENDERE ALTRUI SCALE". SPARITE!!!!!!!!! Meglio se per sempre.